Enzo Iacchetti non usa mezzi termini. Per lui “Striscia la notizia è morta” e qualcuno avrebbe contribuito a decretarne la fine. Una lettura durissima, affidata a un’intervista con Luca Sommi durante la rassegna Dedalo, nella quale lo storico conduttore del tg satirico ha ripercorso gli ultimi mesi del programma.

Come scrive il giornalista e critico televisivo Massimo Falcioni su Today, il punto centrale del suo ragionamento è semplice: Striscia viaggiava ormai attorno ai 2 milioni di spettatori, mentre La Ruota della Fortuna di Gerry Scotti era riuscita a raggiungere numeri decisamente superiori. Nella logica della televisione commerciale, ha osservato Iacchetti, la scelta è quasi automatica: si privilegia ciò che raccoglie più pubblico e, di conseguenza, più pubblicità.

Fin qui i numeri. Più discutibile è stabilire chi abbia davvero “ucciso” un programma rimasto nell’access prime time di Canale 5 per quasi quattro decenni.

Trentotto anni in onda: davvero si può parlare di programma “ucciso”?

Striscia la notizia ha occupato quella fascia televisiva per un periodo eccezionalmente lungo.

Per anni il programma di Antonio Ricci è sembrato praticamente intoccabile, anche quando gli ascolti hanno iniziato progressivamente a ridursi e la concorrenza è diventata più difficile da contenere.

Il vero spartiacque è arrivato con La Ruota della Fortuna. Il successo del programma condotto da Gerry Scotti ha dimostrato che anche l’access prime time di Canale 5 poteva funzionare con una proposta completamente differente.

A quel punto il confronto non era più teorico. Da una parte un prodotto storico fermo intorno ai due milioni, dall’altra un game show capace di avvicinarsi ai cinque.

E una televisione commerciale, prima o poi, presenta il conto.

Iacchetti: “Dovevamo tornare a rompere le scatole”

Secondo Iacchetti, una parte del pubblico avrebbe voluto ritrovare una Striscia simile a quella degli anni migliori: più provocatoria, meno prevedibile e maggiormente incisiva.

È proprio questo, però, il punto sul quale il discorso si può rovesciare.

Se il programma aveva perso parte della propria forza, non necessariamente la responsabilità va cercata soltanto nelle decisioni di Mediaset. Negli ultimi anni il format aveva mantenuto molte delle proprie rubriche, gag e meccanismi storici, mentre la televisione e soprattutto il modo di consumarla cambiavano rapidamente.

La vera domanda diventa allora un’altra: Striscia aveva ancora bisogno di essere protetta o aveva bisogno di essere profondamente cambiata?

Ridurre la durata, aggiornare il linguaggio, aumentare il peso delle inchieste e abbandonare alcune formule ormai molto riconoscibili avrebbero forse rappresentato una strada diversa.

Il caso Al Bano e quelle parole sugli ospiti

Iacchetti ha criticato anche le cinque puntate concesse al programma, raccontando la propria delusione quando, insieme a Ezio Greggio, scoprì che tra gli ospiti ci sarebbe stato Al Bano.

Il senso della critica era evidente: per rilanciare una trasmissione in difficoltà, secondo il conduttore sarebbe servito un evento televisivo molto più forte.

Ma proprio su questo punto la ricostruzione diventa meno convincente.

Perché gli ospiti, in realtà, non erano mancati.

Da Del Piero a Maria De Filippi: gli ospiti c’erano

Nel corso dei cinque appuntamenti sono comparsi nomi come Alessandro Del Piero, Ficarra e Picone, Christian Vieri, Alessandro Matri, Gerry Scotti, Samira Lui, Lorella Cuccarini, Mario Giordano, Gianluigi Nuzzi, Al Bano e Lillo.

A questi si sono aggiunti Fiorello, protagonista di un lungo segmento costruito attorno alla consegna del Tapiro, e Maria De Filippi, coinvolta in veste di inviata.

Difficile quindi sostenere che Striscia non disponesse di personaggi televisivamente forti.

striscia

Il problema, semmai, può essere cercato altrove: nel modo in cui quegli ospiti sono stati inseriti e sfruttati all’interno del programma.

Una sfilata di grandi nomi non basta infatti a rilanciare un format se il contenitore che li ospita continua a essere percepito come quello di sempre.

Forse Striscia non è stata uccisa: semplicemente la tv è cambiata

Le parole di Iacchetti raccontano comprensibilmente l’amarezza di chi ha trascorso una parte enorme della propria carriera all’interno di quel programma.

Ma Striscia non è stata cancellata dopo una stagione o dopo un esperimento fallito. Ha avuto a disposizione quasi quarant’anni per trasformarsi insieme alla televisione italiana.

E probabilmente il punto è proprio questo.

Il pubblico non ha smesso improvvisamente di guardarla perché qualcuno ha deciso di spegnere un interruttore. Gli ascolti erano già scesi e l’arrivo di un concorrente interno molto più forte ha semplicemente reso impossibile ignorare ancora il problema.

Quindi la domanda finale non è tanto chi abbia “ucciso” Striscia la notizia.

È capire se, negli ultimi anni, Striscia sia riuscita davvero a cambiare abbastanza per continuare a vivere.