Pescatori davanti alla Regione
Pescatori davanti alla Regione

Non è solo una questione di canne, lenze e laghi. Dietro la pesca sportiva in Lombardia c’è un mondo fatto di volontari, associazioni, controlli sul territorio, passione ambientale e migliaia di persone che vivono fiumi e bacini molto prima che diventino un tema da aula politica.

Per questo il passaggio in Commissione Agricoltura del Consiglio regionale lombardo viene letto dalle associazioni come un momento storico: dopo anni di richieste, confronti e battaglie, il comparto ha trovato un canale istituzionale di ascolto. Ma la giornata, che poteva chiudersi con un segnale unitario, ha lasciato sul tavolo anche una frattura politica pesante: il “no” di Fratelli d’Italia, definito dalle sigle della pesca dilettantistico-sportiva lombarda una posizione incomprensibile.

Pesca sportiva Lombardia, il mondo dei pescatori entra davvero in Regione

Il settore della pesca dilettantistica e sportiva lombarda conta oltre 80.000 praticanti riconosciuti attraverso le associazioni di categoria. Un numero che racconta un fenomeno molto più ampio di quanto spesso si immagini: non un passatempo marginale, ma una rete diffusa che attraversa province, laghi, fiumi e comunità locali.

Anche in Brianza il tema non è lontano. Dai corsi d’acqua ai piccoli bacini, dalle aree verdi ai territori più fragili, la presenza dei pescatori sportivi rappresenta spesso un presidio informale di attenzione ambientale. Chi frequenta fiumi e laghi con continuità vede prima degli altri ciò che non funziona: degrado, abbandoni, illegalità, problemi di gestione.

Le associazioni lombarde hanno accolto positivamente l’apertura arrivata in Commissione, ringraziando il presidente Floriano Massardi, la relatrice Alessandra Cappellari e i consiglieri regionali che, da destra a sinistra, hanno mostrato disponibilità ad ascoltare le esigenze del comparto.

Il punto politico è proprio questo: per la prima volta, secondo i rappresentanti dei pescatori, la Regione si è seduta a un tavolo con chi vive realmente il territorio. Non solo norme dall’alto, ma confronto con chi conosce fiumi e laghi nella loro quotidianità.

Tavolo Blu e pesca sportiva: perché le associazioni parlano di svolta

Al centro della discussione c’è il Tavolo Blu, indicato dalle associazioni come uno strumento strategico per migliorare la gestione della pesca sportiva in Lombardia.

I rappresentanti del comparto respingono l’idea che si tratti di un nuovo balzello. Al contrario, lo definiscono un organismo utile per individuare priorità, interventi e risorse da destinare al settore. Un modello che, secondo le associazioni, in Veneto sarebbe già attivo da anni con risultati considerati positivi.

La richiesta è semplice: coinvolgere chi rappresenta davvero il mondo della pesca nelle scelte che riguardano tutela, promozione, controlli e gestione del territorio. Una posizione che le sigle lombarde presentano come unitaria e condivisa.

Da qui nasce la soddisfazione per il lavoro svolto in Commissione, ma anche l’amarezza per la posizione assunta da Fratelli d’Italia. Secondo le associazioni, il partito sarebbe stato l’unico a non comprendere fino in fondo il senso delle proposte avanzate dal comparto.

Fratelli d’Italia e il “no” contestato dalle associazioni dei pescatori

Il passaggio più duro del comunicato riguarda proprio il voto contrario di Fratelli d’Italia. Le associazioni parlano di uno “strappo” difficile da comprendere, soprattutto perché le proposte sarebbero arrivate in modo unitario dal mondo della pesca sportiva lombarda.

La critica è netta: confondere il Tavolo Blu con una tassa qualsiasi, secondo i rappresentanti dei pescatori, significherebbe non conoscere abbastanza la materia.

Il tema è delicato anche sul piano politico. In una fase in cui il consenso trasversale sembrava aver avvicinato forze di maggioranza e opposizione, la contrarietà di FdI ha rotto il fronte e acceso lo scontro. Le associazioni, però, non chiudono la porta: chiedono un ripensamento e si dicono disponibili a un confronto diretto con i consiglieri regionali del partito.

Un invito al dialogo che suona anche come un avvertimento: il mondo della pesca sportiva chiede di essere ascoltato non solo quando c’è da celebrare il territorio, ma anche quando si devono prendere decisioni concrete.

Bracconaggio ittico, la richiesta: sanzioni più dure contro chi viola le regole

Altro punto centrale è il bracconaggio ittico. Le associazioni chiedono un inasprimento delle sanzioni contro chi viola le regole e danneggia l’ambiente acquatico.

La posizione dei pescatori sportivi è chiara: oggi, secondo loro, in Lombardia il rischio per chi non rispetta le norme sarebbe troppo basso rispetto al vantaggio economico dell’illegalità. In altre parole, un bracconiere potrebbe mettere in conto una multa come un costo sopportabile, continuando a fare danni.

Per questo il comparto invoca il “pugno di ferro”: non per colpire chi pesca rispettando le regole, ma per difendere chi il territorio lo frequenta correttamente e lo tutela ogni giorno.

Il messaggio finale delle associazioni è quindi doppio: soddisfazione per l’apertura istituzionale in Commissione Agricoltura, ma anche richiesta di responsabilità alla politica. Perché la pesca sportiva lombarda non vuole restare ai margini e chiede strumenti veri per gestire meglio fiumi, laghi e controlli.

Il percorso, secondo i rappresentanti delle sigle firmatarie, non è finito. La speranza è che il confronto possa riprendere prima dell’arrivo delle modifiche in aula, con l’obiettivo di trasformare una frattura politica in un passo avanti per tutto il comparto.

A firmare il comunicato condiviso sono i presidenti e i rappresentanti delle principali associazioni di pesca sportiva lombarde, tra cui ARCI PESCA FISA, FIPSAS Lombardia, Associazione Pescatori Bergamo, FIPSAS Lecco, Associazione Nazionale Libera Pesca, Unione Pescatori Bresciani e Unione Pescatori Bergamaschi.

Per continuare a seguire le notizie dalla Lombardia, da Monza e dalla Brianza, visitate Monza-News e seguite la pagina Facebook di Monza-News.