Il racconto su Berlusconi emoziona ancora: quell'ultima telefonata con il suo primo acquisto...
Un legame profondo, nato al Milan e rimasto vivo fino agli ultimi giorni: le parole di Donadoni sul presidente che cambiò un’epoca
Le storie del calcio non sono fatte soltanto di risultati, trofei e classifiche. A restare nel tempo sono spesso i legami umani, le intuizioni che cambiano un’epoca e quelle figure capaci di incidere ben oltre il rettangolo di gioco.
Ci sono momenti che segnano una svolta e che, a distanza di anni, continuano a essere raccontati da chi li ha vissuti in prima persona. Ricordi che intrecciano sport, emozioni e destino personale.
Quando si parla di grandi cicli vincenti, inevitabilmente emergono parole, immagini e aneddoti che aiutano a comprendere cosa ci fosse davvero dietro quei successi.
È proprio attraverso una testimonianza diretta che torna a prendere forma uno dei periodi più iconici del calcio italiano.

Roberto Donadoni e Silvio Berlusconi: il primo acquisto dell’era vincente
In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, Roberto Donadoni ha ricordato il peso determinante di Silvio Berlusconi nella costruzione del ciclo trionfale del Milan.
«Lui è stato l’uomo della svolta in termini di organizzazione e soprattutto di affetto che aveva nei confronti di questo club. Lui è stato la chiave di tutto», ha spiegato l’ex centrocampista, primo acquisto della nuova gestione rossonera, arrivato dall’Atalanta per dieci miliardi di lire.
Donadoni ha raccontato l’orgoglio di indossare la maglia della squadra per cui tifava da ragazzo e l’impatto umano del presidente, capace – secondo le sue parole – di trasmettere esempio e cura dei dettagli, spingendo i giocatori a rendere di più. Una scelta, la sua, maturata anche sul piano sentimentale nonostante l’interesse della Juventus, allora dominante in Italia.
Il ricordo personale e l’ultima telefonata con Berlusconi
Tra gli episodi più significativi emerge la celebre frase «Donadoni accende la luce a San Siro», vissuta dall’ex rossonero come motivo di orgoglio ma anche di responsabilità.
Particolarmente intenso il ricordo di un dialogo a Milanello, quando Berlusconi gli chiese se anche lui lo considerasse Re Mida: un momento che Donadoni descrive come una lezione di mentalità, legata alla volontà del presidente di non lasciare nulla di intentato.
L’ex tecnico ha poi rievocato l’ultimo contatto pochi giorni prima della scomparsa, dopo il ritorno dal San Raffaele: «Mi disse: “Mi fa piacere che ti sei ricordato del tuo presidente”. Mi ha aperto il cuore… anche in quella circostanza si è dimostrato altruista. Mi ha chiesto come stessi».
Parole che restituiscono il ritratto umano di un dirigente capace di guidare un gruppo verso il tetto del mondo senza smettere di guardare avanti, con l’idea – condivisa nello spogliatoio – che ogni traguardo dovesse essere solo l’inizio di una nuova sfida.
L’eredità al Milan e lo sguardo sul presente
Guardando agli anni successivi, Donadoni ha sottolineato come il club abbia dovuto adattarsi a tempi e gestioni differenti, evitando paragoni semplicistici tra passato e presente. Un cambiamento considerato naturale, parte dell’evoluzione della società e del calcio stesso, con la necessità di contribuire comunque al miglioramento continuo.
Un pensiero che chiude il cerchio su un’epoca irripetibile, segnata dall’incontro tra un presidente visionario e una generazione di campioni destinata a entrare nella storia.



