Disordini a Milano, la pista partita da una chat in Brianza: così è scattata operazione Digos
Un messaggio in chat, le prime verifiche in Brianza e un'operazione estesa a diverse province: gli elementi emersi dalle indagini.
Un messaggio in una chat, le prime verifiche in Brianza e un’indagine che si è allargata a diverse province del Nord Italia. È partita dagli accertamenti della DIGOS della Questura di Monza e della Brianza l’attività investigativa che ha contribuito a portare a circa 150 perquisizioni personali e domiciliari, eseguite dalla Polizia di Stato il 24 ottobre 2026 dopo i gravi disordini avvenuti a Milano il 17 e 18 ottobre.
Nel territorio di Monza e Brianza gli accertamenti hanno interessato 32 soggetti residenti in 16 comuni, tra cui Monza, Seregno, Giussano, Carate Brianza, Limbiate, Nova Milanese e Desio. L'operazione ha coinvolto equipaggi delle DIGOS e delle Squadre Mobili di diverse Questure, con il coordinamento della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione.
Al centro dell'inchiesta ci sono le conversazioni di un gruppo WhatsApp con oltre 230 partecipanti, nelle quali sarebbero comparsi riferimenti a possibili aggressioni contro le Forze dell'Ordine, armi, danneggiamenti e saccheggi. Gli investigatori hanno inoltre sequestrato diversi oggetti atti a offendere.

Dalla chat sui passamontagna alle prime perquisizioni in Brianza
L'attività investigativa della DIGOS di Monza e Brianza è nata dall'individuazione di un messaggio pubblicato in una chat. Un utente suggeriva agli altri partecipanti di non indossare subito i passamontagna, così da evitare di essere identificati dalle Forze dell'Ordine.
Nel pomeriggio del 22 ottobre 2026, la DIGOS ha eseguito in provincia di Monza una perquisizione delegata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Milano nei confronti del minorenne individuato come autore del messaggio. Nell'abitazione sono stati trovati un passamontagna e una maglietta Under Armour, ritenuta dagli investigatori proveniente dal saccheggio dell'omonimo negozio avvenuto a Milano.
Gli accertamenti hanno portato successivamente a una seconda perquisizione, nei confronti di un altro minorenne. Anche in questo caso è stata rinvenuta una maglietta della stessa marca, ritenuta sottratta durante i saccheggi.
Un passaggio determinante è stato l'esame del telefono cellulare del primo soggetto perquisito. Da qui è emersa l'esistenza di un gruppo WhatsApp composto da oltre 230 partecipanti. Nelle conversazioni gli investigatori hanno trovato riferimenti ad armi, oggetti atti a offendere, fumogeni e petardi, oltre a propositi di aggressione nei confronti delle Forze dell'Ordine.
Tra i messaggi riportati nel comunicato della Polizia di Stato figurano frasi come «E noi gli rubiamo le armi» e «Prendiamone uno lo picchiamo e li leviamo l'arma di dosso». In altri passaggi si faceva riferimento alla possibilità di incendiare un edificio pubblico, danneggiare veicoli di servizio e procurarsi coltelli e bastoni.
Le conversazioni contenevano anche riferimenti a possibili azioni predatorie contro attività commerciali, con messaggi come «rapina gucci» e «ragazzi oggi rapina al mc donalda». Erano inoltre prospettate nuove iniziative di piazza per il 24 ottobre 2026, con possibili sviluppi violenti.
Circa 150 perquisizioni: 32 soggetti interessati in 16 comuni della Brianza
Gli elementi raccolti durante le prime verifiche hanno consentito di sviluppare un'attività di prevenzione più ampia. Il 24 ottobre 2026 la Polizia di Stato ha quindi eseguito circa 150 perquisizioni personali e domiciliari in diverse province italiane, con particolare attenzione alla ricerca di armi e munizioni detenute illegalmente.
In provincia di Monza e Brianza sono stati interessati 32 soggetti residenti in 16 comuni. Tra le località indicate dalla Polizia figurano Monza, Seregno, Giussano, Carate Brianza, Limbiate, Nova Milanese e Desio.
Il bilancio complessivo dell'operazione comprende il sequestro di diversi oggetti potenzialmente pericolosi: coltelli a serramanico e a farfalla, un'accetta, tirapugni, uno sfollagente telescopico, due pistole scacciacani prive di tappo rosso, frangivetro, passamontagna e altri oggetti atti a offendere.
Particolare attenzione è stata riservata a un'accetta sulla cui lama era impressa la sequenza numerica 1312, indicata nel comunicato come riferibile all'acronimo ACAB, espressione inglese comunemente utilizzata come slogan contro le forze di polizia.
Le indagini proseguono dopo i disordini di Milano
L'attività del 24 ottobre ha rappresentato un intervento di prevenzione sviluppato a partire dagli elementi emersi durante le indagini della DIGOS di Monza e Brianza. L'obiettivo è stato anche quello di verificare la disponibilità di armi e oggetti atti a offendere in vista di possibili nuove iniziative di piazza.
La Polizia di Stato ha fatto sapere che proseguono gli accertamenti per ricostruire le condotte e individuare eventuali ulteriori responsabilità. Il comunicato riferisce di perquisizioni e sequestri, ma non indica - per ora -l'adozione di arresti o di misure cautelari.
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