Un figlio della Brianza più autentica. Il mio ricordo dell'uomo Alfredo Magni
Il ricordo di Paolo Corbetta in seguito alla dipartita dell'ex biancorosso
Tutti abbiamo conosciuto l'Alfredo Magni calciatore e allenatore, scomparso martedì sera a 86 anni. Pochi hanno conosciuto l'uomo. L'Alfredo da Missaglia aveva tutte quelle qualità umane che completano al meglio la figura di un personaggio dello sport che ha lasciato un segno indelebile nella storia del calcio monzese.
Alfredo Magni, uomo semplice e umile ma allo stesso tempo coriaceo e dolce
Alfredo Magni era un uomo semplice, umile, allo stesso tempo coriaceo e dolce quando necessario, figlio di quella Brianza che nell'immediato dopoguerra aveva dovuto rimboccarsi le maniche per ripartire dal nulla e per riuscire, come si usa dire, a mettere insieme il pranzo con la cena.
Alfredo se ne è andato dopo aver disputato quasi un intero "campionato" a lottare, con la determinazione che lo ha sempre caratterizzato, contro la malattia che lo aveva assalito. Un intero "campionato", iniziato nel giugno dello scorso anno e conclusosi in quella seconda metà di maggio in cui solitamente le stagioni calcistiche hanno fine.
Morte Alfredo Magni, esemplare il suo attaccamento alla vita
L'attaccamento alla vita di Magni era esemplare, non ha mai mollato se non negli ultimissimi giorni. Circondato dall'affetto della moglie Gabriella e dei figli Michele, Federica e Roberto. Negli ultimi anni, prima dei problemi di salute, era proprio Michele ad affiancarlo in tribuna al Brianteo.
Molte volte mi è capitato di approfittare dell'intervallo per scendere dalla tribuna stampa ed andare a salutare mister Alfredo. Ci davamo appuntamento telefonico qualche giorno prima della partita di turno: "Se non fa troppo freddo - mi diceva - vengo a vedere il Monza". Sì, il Monza arrivato alla Serie A quasi 50 anni dopo che il "suo" Monza l'aveva sfiorata in più occasioni.
Ricordo ancora la confidenza con cui, a metà anni Settanta, un giovane papà come Alfredo parlava con mio padre Angelo, già uomo maturo, del serio problema di salute, poi brillantemente superato, che aveva colpito il primogenito Michele, oggi a sua volta uomo maturo e architetto di successo. Ricordo che mio padre, al di là del rapporto giornalista/allenatore, cercava sempre di dare sostegno ad un uomo che viveva in quei mesi con l'apprensione per la salute del proprio bambino.
"Chiamami quando vuoi, parlare con te del Monza è sempre un piacere, mi fai ritornare al passato e agli anni in cui parlavo con tuo padre". Erano sincere le parole di Magni quando ci sentivamo al telefono in questi ultimi anni. Molto sincere, al punto che una volta, in un maggio di qualche anno fa, mi disse: "Non chiamarmi più nel tardo pomeriggio, non ti posso rispondere. Nel mese di maggio vado sempre a messa perché è il mese dedicato alla Madonna".
Ed Alfredo era sincero e schietto anche quando se ne usciva con "Mi penalizza la carta d'identità, sennò potrei ancora allenare a buoni livelli, ho ancora tanto da insegnare in un calcio che è un gioco semplice ma che oggi è snaturato da esasperazioni tattiche".
Buon viaggio Alfredo. Riposa in pace. Ricordati che sarai sempre nel cuore di chi ha amato, ama e amerà i colori biancorossi.
Paolo Corbetta




