Sono trascorsi otto anni da quando Silvio Berlusconi ha acquistato il Monza, riscrivendo da zero la storia del club biancorosso e conquistando una storica, prima promozione in Serie A. 

Tra le tante ambizioni, c'era anche quella di contribuire a rinfrescare il movimento calcistico italiano e la Nazionale azzurra — oggi reduce dalla terza dolorosa esclusione consecutiva dai Mondiali e alle prese con un nuovo ciclo targato Mancini.

Tra polemiche strumentali, scetticismo diffuso e i troppi interessi di parte dei club, il nostro calcio vive un momento di profonda riflessione.

Per fare il punto della situazione, tra cui un giudizio sul Monza attuale, la redazione di Monza-News ha intervistato in esclusiva Paolo Bargiggia, noto giornalista per anni punto di riferimento dell'informazione sportiva in Mediaset al fianco del Cavaliere.

La Nazionale, la svolta tattica di Mancini e la gestione dei giovani

«Al di là del risultato largo, il successo contro la Turchia è da considerare assolutamente positivo per la Nazionale. La squadra è tornata in poco tempo ad avere un gioco proprio, una struttura offensiva capace di aggredire alta e la flessibilità per passare dal 4-3-3 al 3-5-2, con Kayode che si alzava a fare l’esterno offensivo. C’è stato un grande coraggio dopo la sconfitta dell’Olimpico col Belgio. Bravo Mancini che gli ha dato fiducia e ha cambiato molti uomini rispetto alla gara precedente: abbiamo bisogno del suo coraggio, delle sue intuizioni e del suo talento in panchina. Abbiamo visto scelte audaci, come Tonali e Barella impostati da playmaker nonostante i ruoli diversi e Frattesi come incursore, oltre a Raspadori schierato da terzo d’attacco ma pronto a defilarsi per fare spazio alle avanzate di Kayode.

Il vero problema della Nazionale è che non si dà tempo ai giovani di emergere, ed è proprio questa "bulimia" che ha spinto l'Italia fuori dal calcio che conta. Inoltre, credo che il tempo di Di Lorenzo in azzurro sia ormai finito.»

Pressioni mediatiche, ingerenze politiche e governance del calcio

«Sarebbe una follia rimettere in discussione — per meri aspetti formali — la figura di Malagò. Io stesso l’ho criticato per le promesse non mantenute a Maldini, mettendolo nelle condizioni di dimettersi subito dopo gli attacchi strumentali della stampa a Pirlo, però è il presidente federale e Mancini è una sua scelta. I giornali elogiano la Nazionale quando vince, ma sono pronti a massacrarla quando perde. Sappiamo che Malagò non è gradito alla politica e all’attuale CONI, così come diversi club di Serie A non volevano Mancini come commissario tecnico. Spero che queste ingerenze restino fuori e lascino lavorare tutti in pace: un’ulteriore rifondazione sarebbe masochistica e autolesionista. Massima stima per Adriano Galliani, che ha vinto tutto con il Milan e ha fatto un grande lavoro al Monza, ma c’è bisogno di persone con idee nuove e non delle solite dinamiche. Se il calcio italiano è naufragato è anche colpa delle vecchie figure: il calcio sta cambiando e le dinamiche devono essere gestite da allenatori e dirigenti attuali, non del passato.

Per vie traverse noto che molti degli attacchi strumentali alla Nazionale e alla FIGC arrivano dai giornali del gruppo Cairo. Hanno prima attaccato indirettamente Pirlo per far dimettere Maldini, e ora criticano Malagò e Mancini dopo la sconfitta col Belgio. Non ha perso solo l’Italia, ha perso anche la Germania di Klopp, ma all’estero non si mettono in piedi i "processi" che facciamo noi. Queste critiche pesano all'interno del gruppo squadra, perché intorno alla Nazionale c’è un’aria tossica, alimentata dai tre Mondiali mancati e dal mancato sostegno delle Leghe. Con Gravina c’era la battaglia con la Serie A guidata da Lotito e De Laurentiis, in cui la Nazionale era usata come strumento di rivendicazione negando i giocatori per gli stage; ora contro Malagò c’è una guerra politica. È un controsenso ipocrita: prima si dice di voler far giocare i giovani e poi, alla prima partita in Nazionale, si critica duramente un ragazzo come Romano. Da parte della stampa vedo molta immaturità.»

L'assenza di italiani nei top club e la visione delle società

«I club italiani acquistano all'estero perché non servono le fideiussioni richieste per le transazioni tra società italiane. Fino a due anni fa c’era il Decreto Crescita, a cui si aggiunge la miopia di non avere un progetto e una stampa sciocca che rincorre sempre il nome straniero.

Il Milan ha una visione americana gestita da fondi e non ha interesse verso la Nazionale. Il Como ha preso qualche italiano, ma ha spiegato chiaramente che per il proprio modello di gioco preferisce attingere da giovani stranieri anziché far marcire i ragazzi nelle Primavera.»

Analisi del calciomercato: promossi, bocciati e le prospettive della Serie A

«Il mercato estivo della Serie A è stato miope e pieno di lacune, mentre in Serie B si è lavorato molto bene. Si veda l'esempio di Doumbia, acquistato per 20 milioni dallo Sporting. Rispetto al passato si è puntato su alcuni giovani, come Mora alla Roma o Alajbegovic alla Juventus. La Juve si è mossa in base alle esigenze del Financial Fair Play — a mio avviso imperfetto — ma le manca ancora un profilo come Kessié o il terzino sinistro chiesto da Spalletti (che voleva Tagliafico), e non ha preso un vero centravanti dopo l'addio di Vlahovic. La Roma ha fatto miracoli nel rispetto del Settlement Agreement, anche se è imperdonabile aver perso Romano; i giallorossi lottoranno comunque fino alla fine per lo scudetto.

Il Como propone il calcio più moderno della Serie A e con Fabregas svecchierà le idee del nostro movimento. L’Atalanta è in crisi perché la rivoluzione tattica voluta da Sarri non sta dando i suoi frutti e giocatori come Ederson e De Ketelaere si stanno svalutando. Il Napoli, se sceglie un allenatore non aggiornato come Allegri senza avere una rosa giovane, è destinato a far male: Allegri è stato solo la foglia di fico per placare i tifosi dopo un mercato mancato.»

La corsa salvezza e il lavoro delle provinciali

«Ho grande stima per il calcio aggressivo di Alvini a Frosinone: bisognerà capire se riuscirà a mantenere questi ritmi non avendo una rosa ampissima. Il Venezia gioca bene a calcio, come tutte le squadre di Stroppa, il quale però commette a volte degli strafalcioni che lo penalizzano. Per una volta mi auguro di vederlo fare bene in Serie A, togliendosi l'etichetta di "ottimo allenatore solo per la B".

Ero invece perplesso quando il Monza ha preso Juric, non era sbagliato definirlo perdente negli ultimi anni dopo aver fallito a Roma, Inghilterra e Bergamo. Allenatore fortunato e ben gestito, però è giusto dare a tutti una chance di riscatto. Oltre all'ultima vittoria, il Monza ha avuto buone idee sul mercato con delle buone operazioni come Tornqvist, Kouadio, Robinson. A tratti nelle partite ha fatto vedere un calcio coraggioso e aggressivo, mi auguro l'allenatore si possa riscattare plasmando, dando aggressività e intensità alla squadra. Team col quale può togliersi delle belle soddisfazioni rimanendo in Serie A. Mi auguro che i brianzoli possano ottenere la salvezza

Il Monza si è poi dato una nuova governance con Obiang, che ha avuto ottime intuizioni sul mercato come Törnqvist al Como, oltre agli innesti di Varela, Kouadio, Mangas e Robinson. A tratti si è visto un ottimo calcio e i tifosi meritano il meglio. Con Juric mi auguro possano togliersi grandi soddisfazioni ed evitare la retrocessione.»

L'esperienza in Mediaset e il ricordo di Silvio Berlusconi

«Nelle aziende di Berlusconi sentivi parlare di lui solo che bene da parte di tutti i colleghi. Mi sentivo un privilegiato a lavorare in un contesto come Mediaset: c’erano tutti i servizi possibili per i giornalisti, dall’asilo per i bambini alle banche e alle palestre.

Silvio Berlusconi aveva un’empatia e un coinvolgimento pazzeschi, qualcosa che non si vedrà mai più, anche se Pier Silvio e gli altri figli stanno continuando a portare avanti l'eccellenza che lui ha creato.»

A cura di Antonio Scirtò

Silvio Berlusconi
Foto AC Monza / Buzzi

Per rimanere aggiornati sul Monza e sul territorio brianzolo, visita Monza News e non dimenticare di commentare sulla nostra pagina Facebook.