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Achille Costacurta volontariato: Capodanno diverso tra City Angels e solidarietà

Mentre molti salutavano l’arrivo del nuovo anno tra feste e locali, Achille Costacurta ha scelto di trascorrere il Capodanno impegnandosi nel volontariato. Insieme alla madre Martina Colombari e al padre Billy Costacurta, ha prestato servizio come ausiliario dei City Angels, l’associazione che opera nelle strade di Milano a sostegno delle persone più fragili. Distribuzione di pasti caldi, perlustrazioni notturne e presenza costante accanto a chi vive situazioni di difficoltà: un impegno concreto che ha trasformato una notte di festa in un gesto di solidarietà. Achille è figlio di Alessandro Costacurta, ex calciatore passato anche dal Monza, e negli ultimi mesi ha raccontato pubblicamente un periodo complesso della propria vita. Il suo gesto assume quindi un valore che va oltre la singola iniziativa: rappresenta un segnale di ripartenza, di ricerca di senso e di contatto diretto con la realtà. “Odiare le feste”, per lui, non significa rifiutare la condivisione, ma viverla in modo diverso, scegliendo di esserci per gli altri proprio quando l’attenzione collettiva è altrove.

Achille Costacurta e la mamma Martina Colombari
Achille Costacurta e la mamma Martina Colombari

Beneficenza social e visibilità: gesto autentico o comunicazione?

La scelta di Achille Costacurta ha inevitabilmente acceso una riflessione più ampia sul rapporto tra beneficenza, social network e visibilità. In un’epoca in cui ogni azione può essere raccontata e condivisa, il confine tra testimonianza e spettacolarizzazione appare sempre più sottile. C’è chi sostiene che il bene dovrebbe restare silenzioso, lontano da like e commenti. Altri, invece, ritengono che raccontare queste esperienze possa avere un valore educativo e di sensibilizzazione, soprattutto tra i più giovani. Mostrare il volontariato come scelta possibile, concreta e persino “normale” può spingere altre persone a fare lo stesso. Nel caso di Achille Costacurta, il racconto non sembra voler cercare consenso, ma restituire un’immagine diversa rispetto a quella spesso associata ai figli di personaggi famosi. Un’immagine fatta di presenza, impegno e confronto diretto con le difficoltà della città. La vera domanda, allora, resta aperta: è più importante il silenzio del gesto o la sua capacità di generare consapevolezza? Forse la risposta sta nell’equilibrio tra autenticità e responsabilità, soprattutto quando la visibilità può trasformarsi in uno strumento utile per chi ha meno voce.

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Alessandro Sangalli