Dopo oltre un secolo cambia il destino del rifugio Bogani: la decisione del CAI Monza
Il rifugio Bogani viene messo in vendita dal CAI Monza dopo oltre un secolo di storia. Una decisione sofferta che apre scenari inattesi
Nel cuore delle montagne lombarde, tra silenzi antichi e sentieri battuti da generazioni di escursionisti, qualcosa sta cambiando. Una decisione difficile, maturata nel tempo, riporta al centro dell’attenzione uno dei simboli più amati dell’alpinismo locale: il rifugio Bogani.
Rifugio Bogani, vendita da parte del CAI Monza: cosa succede
Dopo oltre un secolo di storia, il rifugio Bogani entra ufficialmente nel capitolo della vendita da parte del CAI di Monza. La Sezione di Monza del Club Alpino Italiano ha infatti deciso, non senza rammarico, di mettere sul mercato questa storica struttura situata a 1816 metri sul versante nord della Grigna Settentrionale. La scelta nasce da esigenze concrete. Come spiegato dal vicepresidente Mario Cossa, mantenere un rifugio oggi richiede investimenti sempre più impegnativi, sia in termini economici che di tempo. La vendita del rifugio Bogani rappresenta quindi una necessità per liberare risorse da destinare ad altri progetti sul territorio.
Eppure il legame resta fortissimo. Il rifugio Bogani, inaugurato nel 1906, è considerato uno dei gioielli più preziosi della sezione, non solo per il suo valore storico ma anche per quello affettivo.
Storia del rifugio Bogani e futuro incerto dopo la vendita
La storia del rifugio Bogani attraversa oltre un secolo di eventi. Nato come “Capanna Monza”, sorge vicino al sito della storica capanna Moncodeno, distrutta da una valanga nel 1897. Durante la Seconda Guerra Mondiale, il rifugio fu utilizzato dai partigiani dell’89ª Brigata Garibaldi e successivamente distrutto nel 1944. Ricostruito nel 1945, venne dedicato ad Arnaldo Bogani, figura centrale per il CAI Monza. Negli ultimi trent’anni è stato gestito da Mariangela Buzzoni ed Enrico, contribuendo a mantenerlo in ottime condizioni. Oggi, infatti, rifugio Bogani si presenta pronto per essere riaperto senza interventi strutturali rilevanti e dispone di circa 40 posti letto. Il futuro resta aperto. La speranza del CAI è che il rifugio Bogani possa continuare la sua storia, magari passando a un’altra sezione, a un’associazione o anche a un privato capace di preservarne l’identità.
Le manifestazioni di interesse potranno essere presentate entro il 30 maggio, segnando un passaggio cruciale per il destino di questo luogo simbolo della montagna lombarda.



