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Giorgio Barchiesi, alias Giorgione - Foto gentilmente concessa di Moretti Photography
Giorgio Barchiesi, alias Giorgione - Foto gentilmente concessa di Moretti Photography

In Giorgione abbiamo trovato una persona genuina, affabile, vera, esattamente come la sua cucina. Si è intrattenuto con i clienti in sala cercando di metterli a proprio agio. Foto, selfie, autografi, racconti. Tutto questo è stata l'esperienza fatta da Dù Cesari a Lissone. Proseguiamo l'intervista con la seconda parte.

Come si gestisce tutta questa popolarità?

Guarda il mio telefonino (e mostra un vecchio modello precedente l'era dello smartphone). Io ho lasciato che chi fosse alle mie spalle, Gambero Rosso, facesse in modo di sviluppare tutto quello che mi circonda e va oltre alla cucina. Attenzione, però. Non mi ha mai snaturato. Il fenomeno mediatico ti dà quel valore aggiunto che tu non hai. Se lo capisci, riesci a gestirlo. Altrimenti subentrano i problemi. Certo, per me la popolarità è arrivata a un'età molto avanzata. Per i più giovani è molto diverso. Io sono contento che i miei messaggi arrivino in maniera trasversale. Non sono artefatti, sono trasposizione di ciò che sono. Poi, gli scienziati della comunicazione vogliono catalogarli e adattarli a pubblici diversi. Io, invece, credo che chi mi ascolta e mi guarda anche nei video su Youtube, lo faccia perché apprezza ciò che faccio, quello che dico e ciò che rappresento. 

Ti senti cambiato dal successo enorme che stai avendo?

Assolutamente no. Devi stare molto attento alla tua privacy, perché la gente ti conosce per quello che mostri, ma non per quello che sei e spesso giudica senza sapere. Io credo che non ci si debba far snaturare dalla popolarità. Fa parte del gioco che ti chiedano selfie, autografi e cose simili. L'intrattenimento dell'oste, quello che faccio nel mio locale, cerco di riproporlo anche fuori. Chiaramente la simpatia chiama simpatia, così come l'antipatia chiama l'antipatia. Se non mi stai simpatico, non ti parlo esattamente come avrei fatto prima. 

Il rapporto tra Giorgione e la Brianza

Non è una zona che conosco molto, ma mi ripropongo di farlo prossimamente e sono qui anche per questo. Cercherò di farmi assorbire dal territorio, così come ho fatto in altre parti d'Italia. Conoscerne i prodotti, le tradizioni, i segreti, le persone. Poi cerco di adattarle sempre ai miei gusti e al mio modo di essere. Non mi piacciono i diktat. Quelli che dicono “questo si fa così”, io faccio a modo mio, voi fate a modo vostro. Tutto è rispettabile. Come sulle ricette. Io non do mai dosi, non sono un medico. Prova, sperimenta, aggiungi, adatta, impara, mettici del tuo. La cucina non è una scienza esatta. Io la intendo così.

Ecco, al termine dell'intervista, rimane l'esperienza di aver conosciuto un personaggio vero, senza filtri né peli sulla lingua. Che ci espone la sua visione del mondo e della cucina, non pensando che possa essere l'unica. L'ultima frase dovrebbe valere come mantra per tutti noi, in qualsiasi tipo di professione. Provare, sperimentare e metterci del nostro. Perché di Giorgione ce n'è uno e imitarlo non sarebbe possibile.

 

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