Adriano Galliani e Silvio Berlusconi
Adriano Galliani e Silvio Berlusconi

Il 28 settembre 2018 Silvio Berlusconi comprava il Monza. O, più precisamente, era Fininvest ad acquistare dalla famiglia Colombo il 100% della società per circa 2,9 milioni di euro. Il Monza giocava in Serie C, la Serie A non l’aveva mai vista e Adriano Galliani parlava già di un derby con il Milan. Sembrava soprattutto una delle sue battute. Quattro anni dopo quel derby sarebbe diventato possibile.

Sono passati esattamente otto anni. Nel mezzo ci sono state due promozioni, la prima Serie A della storia biancorossa, le vittorie contro Juventus, Inter, Milan e Napoli, una retrocessione e infine un’altra promozione. Ma soprattutto è cambiata la dimensione del club. Il Monza acquistato nel 2018 e quello lasciato dalla famiglia Berlusconi non sono semplicemente la stessa squadra in una categoria diversa.

Da 2,9 milioni alla Serie A: quanto è costato il progetto Monza

L’operazione era stata definita da Galliani «romantica». Romanticismo, però, piuttosto costoso. Secondo i bilanci ricostruiti da Calcio e Finanza, tra acquisto delle quote, aumenti di capitale e finanziamenti, alla fine del 2024 l’impegno economico riconducibile alla famiglia Berlusconi e a Fininvest aveva superato 275 milioni di euro. Solo nel 2024 erano arrivati più di 50 milioni di nuovi versamenti in conto capitale.

Il punto è che il Monza non fu comprato come si compra normalmente una squadra di calcio sperando che aumenti di valore. Fu finanziato per raggiungere un obiettivo sportivo che per oltre un secolo era rimasto fuori dalla portata del club: la Serie A.

E alla fine arrivò.

La promessa che sembrava esagerata e invece fu mantenuta

Silvio Berlusconi

L’8 giugno 2020 il Monza tornò in Serie B dopo diciannove anni. Il 29 maggio 2022, nella notte di Pisa, conquistò invece per la prima volta la massima serie. Esattamente ciò che Berlusconi e Galliani avevano promesso quattro anni prima, quando la squadra era ancora in C. Nella prima stagione in A arrivarono 52 punti e l’undicesimo posto.

Naturalmente i soldi contano. Spendere molto aumenta parecchio le possibilità di vincere, soprattutto scendendo nelle categorie inferiori. Ma il calcio italiano è pieno anche di proprietà che hanno speso molto senza mantenere le promesse. Nel caso del Monza il progetto aveva almeno un vantaggio: la promessa iniziale era facilmente verificabile. Portare per la prima volta il club in Serie A. È successo.

Non fu un affare finanziario. Fu un enorme investimento sportivo

Poi la storia si è complicata. Silvio Berlusconi è morto nel giugno 2023, il Monza è retrocesso nel 2025 e Fininvest ha deciso di uscire dal calcio. Il 25 settembre dello scorso anno Beckett Layne Ventures ha acquistato l’80% della società; il restante 20% è stato ceduto nel giugno 2026.

L’operazione attribuiva al club un enterprise value di circa 45 milioni di euro. Una cifra che, naturalmente, non può essere confrontata direttamente con i 275 milioni investiti negli anni come se si trattasse semplicemente di prezzo d’acquisto e prezzo di vendita: dentro quei milioni ci sono soprattutto i capitali necessari a finanziare stagioni, mercato e crescita della società.

Ed è forse proprio questo il dato che racconta meglio l’era Berlusconi al Monza. Non fu un grande affare finanziario. Fu un enorme investimento sportivo.

Otto anni dopo, il Monza è un altro club

Otto anni dopo quel 28 settembre, Fininvest non possiede più neppure una quota della società e Galliani non è più l’amministratore delegato. Il Monza è americano. Ma è tornato in Serie A, questa volta sotto la proprietà BLV, dopo aver conquistato la promozione attraverso i playoff nel maggio scorso.

Berlusconi aveva acquistato una squadra di Serie C per meno di tre milioni. La sua famiglia ne ha spesi molti di più per trasformarla. Quando ha lasciato, il Monza aveva già conosciuto ciò che nei precedenti centodieci anni non era mai riuscito a raggiungere.

Si può discutere sulla sostenibilità economica di quel modello, sugli errori commessi e persino su quanto sarebbe stato possibile costruire spendendo meno. I bilanci consentono di farlo. Su un punto, invece, i numeri lasciano poco spazio alla discussione: il Monza del 28 settembre 2026 è un club radicalmente diverso da quello acquistato il 28 settembre 2018.

E quella promessa che sembrava esagerata, alla fine, è stata mantenuta.