Parma-Monza vista dagli spalti: una sinfonia incompiuta: il gioco c’è, il risultato ancora no
Il commento di Cioci alla trasferta del Tardini di Parma
Il Monza ha costruito a Parma una gara ordinata, intensa e ben giocata. Ha trovato il vantaggio con Robinson, ha concesso pochissimo e ha mostrato una manovra più fluida nonostante diverse assenze importanti. Poi è arrivato il pareggio di Lontani, al termine di un’azione prolungata nella quale i biancorossi non sono riusciti a riprendere il controllo del pallone.
È stata una partita positiva, ma senza il finale che il Monza avrebbe meritato. Proprio come l’“Incompiuta” di Franz Schubert, iniziata nel 1822 e rimasta senza il quarto movimento.
Il Monza parte bene e costruisce gioco
La squadra ha iniziato la partita con un vero “allegro moderato”: possesso, organizzazione e qualche occasione da rete. Con il passare dei minuti il ritmo è cresciuto, fino a trasformarsi in un “andante con moto” che ha accompagnato il Monza per buona parte della gara.
La difesa ha concesso pochissimo. Lucchesi è stato attento, Kouadio ha garantito fisicità e Carboni si è proposto con continuità. Mangas ha spinto meno rispetto alla gara contro il Torino, ma si è rivelato utile nel rompere le azioni del Parma e nel far ripartire la squadra.
Sulla fascia opposta Birindelli ha sofferto un po’ la velocità degli avversari in fase difensiva, ma ha continuato a proporsi in avanti con grande costanza. Un vero pendolino.
In mezzo al campo, Akinsanmiro e Folorunsho hanno messo insieme tecnica e fisicità. Hanno dettato i tempi, contrastato, recuperato palloni e accompagnato le ripartenze. Una prestazione difficile da migliorare.
Davanti, invece, si è visto un Mota in grande condizione. Ha dato fastidio ai difensori del Parma, spesso costretti a utilizzare le maniere forti per limitarlo. Forson ha fatto il suo, anche se con meno efficacia, mentre Robinson ha aggiunto corsa, concretezza e imprevedibilità.
Il suo gol è stato bellissimo, anche se resta un dubbio sulla distanza lasciata dal difensore del Parma, rimasto abbastanza lontano da consentirgli di calciare indisturbato.
Il pareggio del Parma e il dubbio sui cambi
Il terzo movimento della sinfonia è, nella musica classica, lo scherzo: una parte più leggera e veloce, utile ad alleggerire la tensione dopo i primi due movimenti.
Per il Monza, però, non c’è stato nulla di allegro. Quando i ritmi inevitabilmente si sono abbassati, la squadra ha subito il pareggio in un’azione lunga, senza riuscire a liberare l’area. Il pallone è rimasto lì e Lontani ha punito i biancorossi.
Un elemento merita attenzione: Cuesta, tra i due tempi, ha cambiato tre uomini e rivoluzionato il Parma. Il Monza, invece, è rimasto sostanzialmente con gli stessi undici, fatta eccezione per l’ingresso di Colpani al posto di Forson intorno al decimo minuto.
Dopo il pareggio è entrato Colombo, con Folorunsho spostato in attacco al posto di Mota. Gli altri tre cambi sono arrivati soltanto nel finale.
La partita lascia quindi una domanda: i cambi sono stati limitati per scelta tecnica, perché la squadra stava giocando bene, oppure perché le alternative non offrivano garanzie sufficienti? L’ingresso di Colombo con Folorunsho avanzato può far pensare soprattutto alla seconda ipotesi, ma il dato resta aperto.
I segnali di una possibile svolta
Il Monza ha continuato a macinare gioco e a creare situazioni interessanti, ma non ha trovato la forza per riportare la partita dalla propria parte. Ha subito il giusto, senza concedere occasioni eccessive, ma è mancata la concretezza necessaria per trasformare una buona prestazione in una vittoria.
Eppure questa volta la sensazione è diversa rispetto ad altre partite riassunte dalla frase: “giochi bene ma non porti a casa il risultato”.
I dettagli stanno cambiando. Sui calci piazzati i giocatori sembrano sapere sempre meglio dove posizionarsi e come muoversi. La manovra è più fluida: i calciatori non sembrano più costretti a pensare a ogni singola giocata, ma possono alzare la testa e cercare il compagno dove sanno di trovarlo.
Restano alcuni errori tecnici e tattici, ma il Monza gioca, lotta e corre con maggiore efficacia. Potrebbe essere l’inizio di un periodo nuovo, quasi romantico, proprio come la sinfonia di Schubert, considerata la prima sinfonia romantica anche per la scelta inusuale della tonalità di Si minore.
La partita di Parma potrebbe dunque essere quella della svolta. Non ancora per il risultato, ma per i segnali mostrati.
Un’incompiuta anche fuori dal campo
L’incompiuta, però, non è stata soltanto quella della partita. È stata anche la trasferta vissuta in modo parziale.
È aver lasciato solo il romano a pranzare con i tortellini. È aver mangiato al volo al Mc senza sapere che allo stadio mi avrebbe aspettato la carbonara. È non essere riusciti a trascorrere più tempo insieme agli altri tifosi, in una trasferta calda che mi ha visto arrivare all’ultimo momento e ripartire subito dopo l’“aprite le gabbie!”.
È mancata quella condivisione di sensazioni ed emozioni che normalmente rende una trasferta più lunga e intensa. Forse è stata colpa della distanza breve, forse semplicemente di una giornata organizzata in modo diverso dal solito.
Resta la sensazione che sarebbe potuta andare molto meglio, anche al di là del risultato del campo. Ma sono situazioni che capitano. E proprio per questo l’attesa per le prossime trasferte diventa ancora più forte.
Rimedieremo. Di trasferte epiche ne abbiamo fatte e ne faremo ancora.
Perché noi ci saremo. Sempre e comunque. Cioci
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