“Non si possono prendere quattro gol contro avversari che superano tre volte la nostra metà campo”, diceva il Maestro Vujadin Boškov in uno dei suoi tanti sfoghi passati alla storia. 
Del senno di poi son piene le fosse: tutto diventa facile.
Ma nel calcio non c'è nulla di scontato, niente di scritto sulla carta, nessuna certezza. La comune affermazione “Non si può” lascia spazio alla possibilità: "si può", nel bene e nel male, vincere e perdere. 
Ogni partita va interpretata nel modo corretto, tenendo in considerazione le variabili che, secondo l'ex direttore metodologico del Barcellona Paco Seirul-lo, rendono il gioco complesso, incerto e imprevedibile. 

Il calcio non è casuale, ma è un sistema stocastico in cui sono gli episodi a determinare l'esito, condizionando non solo le partite ma anche le prestazioni.
Eventi che cambiano la natura delle gare e incidono sugli sviluppi e il risultato. In positivo o in negativo. 
Dopo 9 risultati utili consecutivi il Monza cade al Picco per mano dello Spezia. Poker dei liguri e sconfitta amara per i biancorossi: un approccio deciso e due gol di vantaggio dopo 18' - prima Petagna, poi Cutrone - non bastano alla squadra di Bianco per portare a casa il match, agitato al 32' dall'espulsione ingenua di Carboni per somma di ammonizioni. 
Se a Cesena l'inferiorità numerica non aveva influito sulla partita e il risultato - con il 3-0 segnato con un uomo in meno, nel feudo spezzino il Monza accusa il contraccolpo e si fa rimontare dai bianconeri. 
4 reti incassate (due per tempo) e una catena di svarioni che, inevitabilmente, piega mentalmente la squadra: il Monza paga pegno non solo per il rosso di Carboni, ma per la difficoltà nel rimodulare la propria forma e adattarsi al nuovo piano gara. Di fatto, subendo passivamente l'inerzia del match, con il pareggio di Aurelio a gelare il sangue dei biancorossi. 

Festeggia lo Spezia, che in casa non vinceva dal 24 gennaio contro l'Avellino (1-0). Si lecca le ferite il Monza, che ancora una volta si complica la vita con le sue stesse mani, dalla gestione del vantaggio all'opacità nella lettura degli scenari. E delle situazioni che, nell'economia di un match, possono spostare gli equilibri. 

spezia monza 4-2
Patrick Cutrone in azione - Foto MorAle

Partita strana, harakiri biancorosso

A pesare nel calcio sono gli errori e, dal proto-conio cruijffiano, chi ne commette meno ha più probabilità di vincere. Errori che, secondo Gian Piero Gasperini, “allenano la mentalità" e aiutano a guardare avanti. Mai indietro. 

Dalla costa romagnola a quella ligure: tutto in quattro giorni. Dopo il roboante successo al Manuzzi, il Monza fa tappa al Picco per affrontare lo Spezia
Senza gli squalificati Azzi e Ravanelli, Bianco ridisegna il suo scacchiere optando per un 1-4-2-3-1 regolabile a seconda delle due fasi, con la giacca del 4-4-2 sacchiano a definire il non possesso: Thiam in porta; Bakoune, Delli Carri, Carboni e Birindelli in difesa; Colombo e Pessina in mediana; Colpani, Cutrone e Caso alle spalle di Petagna.

Donadoni risponde con l'1-3-5-2: Radunovic tra i pali; Vignali, Bonfanti, Beruatto nel pacchetto arretrato; Sernicola, Comotto, Romano, Bandinelli e Aurelio a centrocampo; Valoti a rimorchio di Artistico. 

L'avvio dei biancorossi è dirompente, il classico approccio che Gianni Brera avrebbe definito “euclideo”. Geometrie, razionalità, occupazione degli spazi: nel giro di 16 minuti il Monza fa due gol, con Petagna ad aprire le danze e Cutrone a movimentarle.

Al 32' si materializza il fattaccio, l'episodio chiave che altera il contesto come la carta “imprevisto” del Monopoli: intervento ruvido di Carboni e secondo giallo sventolato da Maresca. 
In dieci contro undici Bianco toglie una punta e inserisce Lucchesi per sistemare la difesa. Più che l'espulsione (sciocca ed evitabile) è il gol, due minuti più tardi, a mettere in ginocchio i brianzoli, con Aurelio (su cui Colpani è in ritardo) libero di appoggiare in rete il pallone del pari.

Nella ripresa il Monza riparte con convinzione e Cutrone prova a sorprendere Radunovic da fuori area, attento a respingere in angolo. Al 57' lo Spezia completa la rimonta: è Bandinelli a trafiggere Thiam e a portare avanti gli Aquilotti, cinici a sfruttare le disattenzioni avversarie e a piazzare il sorpasso. 

Il Monza resta in partita fino alla fine, faticando però a costruire occasioni pulite per centrare il pareggio. Che non arriva e svanisce nel recupero con l'incornata di Artistico a bruciare sul posto Brorsson, e fissare il risultato sul definitivo 4-2

Partita stranissima, sconfitta dolorosa: la squadra di Bianco si fa harakiri, negativizzando l'espulsione a livello emotivo e giocando con la testa sovraccarica di tossine.

spezia monza 4-2
Maresca sventola il primo cartellino giallo a Carboni - Foto MorAle

In media stat virtus

"In Italia ci sono 60 milioni di allenatori, tutti bravi davanti alla tv". Una frase che accomuna Pirlo e De Zerbi, una verità sacrosanta in epoca social. In fondo, aveva ragione Umberto Eco, sulle piattaforme digitali e l'invasione dei tastieristi anonimi.

In medio stat virtus. Parola d'ordine: equilibrio. In campo e fuori. Soprattutto nei giudizi, netti e lapidari, così sapidi di superficialità da rendere insipida l'analisi. Non è tempo di fare drammi o avventurarsi in processi sommari (ribolliti nel pentolone dei social, dove gli insulti piovono a nastro e le critiche costruttive scarseggiano) che, data la classifica e il percorso dei brianzoli, non hanno né capo né coda. 

L'immagine più bella post sconfitta è quella dei tifosi, che attendono la squadra al rientro a Monzello.
Un’accoglienza stupenda: calda, avvolgente, autentica.
Cori e applausi per i bagaj da chi il Monza lo sente davvero, lo porta nel cuore, lo vive con passione. E lo abbraccia con lo spirito giusto. Perché in questo momento occorre restare uniti. Non divisi.
Tutto il resto, come cantava Franco Califano, è noia.

Perché ci sono momenti in cui occorre mantenere i nervi saldi e smaltire rapidamente la delusione, dalla squadra a tutto l'ambiente, proiettandosi con fiducia alla prossima partita. Via le scorie, dentro la carica. Per riscattare il ko contro i liguri e tornare a macinare punti. Sabato 14 marzo all'U-Power Stadium c'è il big match col Palermo di Pippo Inzaghi: una sfida suggestiva da giocare col coltello fra i denti e piglio incendiario, dimostrando che la forza del gruppo è l'arma migliore per superare i propri limiti. E vincere, consapevoli che l'obiettivo non è lontano e alla portata.

Di Andrea Rurali