Si chiude con una sconfitta per Manuel Parlato la vicenda giudiziaria nata dopo il clamoroso licenziamento in diretta televisiva avvenuto a gennaio 2025. Il Tribunale di Milano ha infatti respinto il ricorso presentato dal giornalista contro Sportitalia e la società che la gestisce, Italia Sport Communication S.r.l.

A un anno dai fatti che avevano acceso il dibattito nel mondo del giornalismo sportivo, la giustizia ha stabilito la legittimità del licenziamento deciso dall’emittente.


Rigettata la richiesta di reintegro

Con la sentenza n. 462/2026, pubblicata il 29 gennaio 2026, il giudice del lavoro Julie Martini ha rigettato la domanda di reintegrazione avanzata da Parlato, escludendo qualsiasi illegittimità nel provvedimento adottato da Sportitalia.

Il Tribunale non si è limitato a respingere il ricorso, ma ha anche condannato il giornalista al pagamento delle spese legali in favore della società, per un importo pari a 6.000 euro, oltre IVA, CPA e spese generali.


Le parti in causa e i rispettivi legali

Criscitiello

Manuel Parlato era assistito dall’avvocato Guido Grassi del foro di Napoli. Sportitalia, invece, si è affidata a un collegio legale milanese composto dagli avvocati Franco Toffoletto, Eleonora Zanucco e Raffaele De Luca Tamajo.

La decisione rappresenta una doppia battuta d’arresto per il giornalista, che aveva chiesto al giudice del lavoro il reintegro e il riconoscimento delle proprie ragioni.


Il licenziamento in diretta che fece il giro del web

I fatti risalgono al 5 febbraio 2025. Durante una trasmissione sul calciomercato, Manuel Parlato era collegato da Napoli e aveva commentato una gag andata in onda la sera precedente tra Michele Criscitiello e Tancredi Palmeri, relativa al mercato del Napoli.

Un’osservazione che non piacque al direttore di Sportitalia. La replica di Criscitiello fu immediata e durissima: il giornalista venne allontanato in diretta con frasi che sancirono di fatto il licenziamento, davanti al pubblico televisivo.

L’episodio ebbe un’enorme risonanza mediatica e alimentò un acceso confronto sui limiti della libertà di espressione dei giornalisti e sul potere editoriale delle emittenti.


La sentenza che chiude il caso

Nonostante il clamore e la solidarietà ricevuta all’epoca, il Tribunale di Milano ha dato ragione a Sportitalia. Secondo quanto stabilito dal giudice, il licenziamento è stato ritenuto conforme alle regole del diritto del lavoro.

Le motivazioni complete della sentenza saranno depositate entro sessanta giorni, ma il verdetto segna già la conclusione definitiva di una delle vicende più discusse del giornalismo sportivo italiano degli ultimi anni.