Il mercato del lavoro in Lombardia nel 2025 mostra segnali contrastanti. Se da un lato aumentano gli occupati e cala la disoccupazione, dall’altro emergono criticità profonde che colpiscono soprattutto alcune province, tra cui Monza e Brianza.

È quanto emerge dal rapporto della UIL Lombardia su dati ISTAT: una fotografia che racconta una regione che cresce, ma non in modo uniforme.


I numeri regionali: più occupati ma cresce l’inattività

Nel 2025 gli occupati in Lombardia salgono a oltre 4,5 milioni, con un incremento rispetto all’anno precedente. Allo stesso tempo, il tasso di disoccupazione scende al 3%.

Il dato che preoccupa riguarda però l’inattività, in aumento, con un tasso che supera il 37%. Un segnale che evidenzia una parte di popolazione sempre più distante dal mercato del lavoro.


Squilibrio di genere: donne ancora indietro

La crescita occupazionale riguarda quasi esclusivamente gli uomini.

Le donne restano sostanzialmente ferme, con un tasso di occupazione intorno al 45,9%. Un divario che continua a rappresentare uno dei principali limiti del sistema.


Lavoro più fragile: cala il dipendente, cresce l’autonomo

Un altro elemento critico è la qualità dell’occupazione.

Diminuisce il lavoro dipendente, mentre cresce quello autonomo. Un cambiamento che solleva dubbi sulla stabilità e sulle tutele offerte ai lavoratori.


Monza e Brianza in difficoltà: oltre 15mila posti persi

Il dato più allarmante riguarda Monza e Brianza, che registra il peggior risultato a livello regionale.

La provincia perde oltre 15mila occupati in un anno e vede aumentare in modo significativo il numero degli inattivi. Un segnale che evidenzia una fase di forte difficoltà per un territorio storicamente produttivo.


Le altre province: tra segnali positivi e cali

Milano si conferma il motore della regione, con un aumento consistente degli occupati e un tasso di disoccupazione contenuto.

Situazione più mista nel resto della Lombardia: alcune province crescono, altre registrano un calo dell’occupazione, confermando un quadro disomogeneo.


Giovani e inattività: il dato più preoccupante

ufficio

La fascia più fragile resta quella dei giovani.

Tra i 15 e i 34 anni, il tasso di inattività raggiunge il 45%, superando il 50% tra le giovani donne. Numeri che indicano una difficoltà strutturale nel passaggio verso il mondo del lavoro.


Un sistema che cresce ma non include

Il quadro che emerge è quello di una Lombardia che tiene sul piano generale, ma che lascia indietro intere fasce di popolazione e alcuni territori.

Senza interventi mirati su qualità del lavoro, inclusione e politiche attive, il rischio è quello di una crescita squilibrata, incapace di sostenersi nel lungo periodo.


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