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Foto: Instagram Matteo Pessina
Foto: Instagram Matteo Pessina

Legami. Profondi, inalienabili, autentici. 
Spiegare a un non brianzolo cosa significhi tifare Monza, il calcio Monza, è un'operazione ardua e alquanto complessa, intima nel senso più puro del termine: è attaccamento al proprio ambiente, alla squadra della propria città o provincia, una relazione libera che non ammette opportunismi, un atto di fede dove il dare viene prima del ricevere. 
La passione diventa condivisione, partecipazione, unione. Un sentimento bellissimo e struggente che anima la comunità.

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L'U-Power Stadium di Monza

Di padre in figlio

Sensazioni che, di padre in figlio, vengono trasmesse e trapassano il petto, entrando nel cuore come un segno indelebile che dura in eterno. 
Ho provato queste emozioni nel 1997 quando mio padre mi guidò al Brianteo con la gioia negli occhi. Fu il mio battesimo in biancorosso.
Ciò che lui aveva vissuto nel 1974 al Sada, in un certo senso lo provai io 23 anni dopo in tribuna distinti, 1° anello. Una magia che, ancora oggi, vive dentro di noi in modo speciale. Come speciale è il sentimento per il Monza che rafforza meravigliosamente il nostro rapporto.

“La mia vita è stata travolta dalla passione per il Monza all’età di 14 anni" - dice mio papà Roberto - “ho coinvolto prima mia moglie Maria Grazia e poi te, Andrea, mio figlio. Ho vissuto momenti belli e indimenticabili, ma anche affrontato qualche delusione, come la mancata promozione in Serie A nel 1979. Con l’arrivo di Berlusconi e Galliani ho gioito tanto e ora sono fiero di questa squadra, che trasmette emozioni ed è ricca di valori”.

Nel segno delle tre M

Le recenti parole di Matteo Pessina a SupeTele (DAZN) raccontano tanto, e forse tutto quello che ruota attorno al paradigma biancorosso delle tre M: Monza, Monzesità, Monzismo
Amore per la terra natia, senso di appartenenza e territorialità, amore per la squadra del proprio territorio. 
Una catena poetica, di evocazione manzoniana, che Adriano Galliani ha esteso al capitano brianzolo con lo stesso spirito di quel bambino nato nel ’44 con un sogno nel cassetto: vedere un giorno il Monza in Serie A. 

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Silvio Berlusconi, Adriano Galliani, Paolo Berlusconi - Foto: AC Monza

Dal sogno alla realtà: l'approdo del Monza in A 

Un sogno magnifico, coronato nel 2022 da Adriano Galliani, monzese doc, col suo amico di sempre Silvio Berlusconi, il Presidente capace di condurre il club, per la prima volta nella storia, nel Pantheon del calcio italiano. 

Ora il Monza è lì, nel massimo campionato a giocarsela contro le big, a battersi con coraggio su ogni campo, a compiere imprese straordinarie insieme al suo (super) allenatore Raffaele Palladino, con Matteo Pessina a trascinare i compagni e a rendere felice la sua gente. 

E alla domanda “quale sarà la tua squadra in futuro?”, la risposta del Capitano è stata chiara, semplice, naturale: “La mia prossima grande squadra è il MONZA”

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Due monzesi doc: Adriano Galliani e Matteo Pessina - Foto: AC Monza

Matteo, figlio di Monza

Con fierezza e orgoglio, perché Matteo, figlio di Monza con la fascia sul braccio, ha scelto di essere eroe in patria e metterci la faccia, nel bene e nel male. Una responsabilità che abbraccia i valori di un ragazzo umile, cresciuto sul suolo brianzolo e pronto a colorare di biancorosso il suo avvenire. Una scelta d’antan che rievoca lo splendore di quel calcio romantico, con le sue bandiere e le leggende, ormai polverizzato dal dal dio danaro.
Ma non in Brianza, dove quel romanticismo pervade sugli spalti dell’U-Power Stadium e scorre forte nelle vene dei supporter.

Perché, come sosteneva Albert Camus: "Non c'è un altro posto al mondo dove l'uomo è più felice che in uno stadio di calcio".
Brianteo + Monza = Casa
E dove c'è casa c'è una grande FAMIGLIA. Da custodire, preservare, tramandare. Con onore e gloria. Sempre e per sempre.

Di Andrea Rurali