Vignato si racconta: "Ecco perché ho lasciato il Monza per la Croazia"
L'ex talento del Monza svela anche i retroscena su Galliani, Berlusconi

Il legame con il Monza: tra l’abbraccio di Galliani e il debutto in Serie A
L'avventura di Vignato in maglia biancorossa è stata segnata da figure iconiche. Arrivato nel 2021 per volontà diretta di Adriano Galliani — che lo definì il suo "gioiellino" —, Vignato è stato parte integrante del Monza che ha conquistato la storica promozione in Serie A.
"Non potevo dire di no a Galliani, a 17 anni non riuscivo a credere di parlare con una leggenda", racconta l'ex biancorosso. Gli anni in Brianza, chiusi con 49 presenze e 2 gol, sono stati la palestra necessaria per misurarsi con il calcio dei grandi, nonostante gli ostacoli fisici. Un percorso che lo ha visto crescere sotto la guida di Raffaele Palladino, tecnico che ha saputo valorizzare la sua natura estrosa: "I suoi allenamenti sono pesanti, ma ti danno certezze tattiche. È stato l'ideale per me".

Gli ex compagni: Di Gregorio e Maldini
Nell'intervista, Vignato riserva parole di grande stima per due suoi ex compagni al Monza, oggi protagonisti su palcoscenici differenti. Su Michele Di Gregorio, passato alla Juventus, Vignato non ha dubbi: "È solo un periodo, passerà presto perché ha grande personalità. Non ho mai visto un portiere così forte, in allenamento era devastante in tutte le fasi: un gatto. Merita di giocare nella Juve".
Non meno caloroso il pensiero per Daniel Maldini: "È una bella persona, simpaticissimo. Come giocatore, è impressionante: ha un dribbling e un tiro incredibili. Gli manca forse un po’ di continuità, ma ha tutte le qualità per giocare in un top club. Sono convinto che la fiducia del mister sia la chiave per lui".
La scommessa croata: il Rijeka come trampolino
Dopo la naturale scadenza del contratto con il Monza, la decisione di ripartire dall'estero è stata dettata dalla voglia di mettersi alla prova lontano dalla pressione mediatica italiana. La scelta del Rijeka si sta rivelando vincente: il club croato, fucina di talenti, gli ha garantito il minutaggio e la fiducia necessari per tornare a brillare.
"Tanti giovani talenti sono passati da qui prima di spiccare il volo", spiega Vignato, che ora punta a farsi strada anche in Conference League. Il ragazzo cresciuto giocando a piedi nudi sui campi in cemento del Brasile — la famosa "piastra" — oggi è un giocatore più consapevole, capace di reggere ritmi elevati e pronto a limare gli ultimi dettagli per consacrarsi definitivamente.
Uno sguardo al futuro
Nonostante l'ottimo impatto in Croazia, l'Italia resta nel cuore del talento classe 2004. Vignato segue con attenzione il calcio nostrano — elogiando il progetto del Como e la crescita dei compagni di nazionale Under 19 come Pio Esposito e Pisilli.
Tuttavia, per ora, la parola d'ordine è crescita. L'ex biancorosso ha imparato a gestire le etichette ("il nuovo Ronaldinho? Non do peso a queste cose"), focalizzandosi sul presente: migliorare sotto porta e trovare quella cattiveria agonistica che separa i grandi talenti dai campioni consacrati.
E l'Italia? È sempre nei suoi pensieri: "Mi piacerebbe tornare in Serie A", ammette con sincerità, pur trovandosi molto bene in Croazia. Il sogno è quello di completare il suo percorso di crescita all'estero per poi ripresentarsi nel calcio nostrano da protagonista assoluto, con quella cattiveria sotto porta che lui stesso identifica come l'ultimo tassello mancante per il definitivo salto di qualità.



