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L'ex Monza Brnčić: 'Orgoglioso di aver fatto parte della storia biancorossa, felicissimo per la promozione in A. Ecco cosa mi diceva Berlusconi al Milan'

Scritto da Sandro Coppola  | 
Foto: RFCL TV YouTube

L'ex centrocampista del Monza Dražen Brnčić, militante brillantemente in Brianza nella stagione 1999/2000, ha concesso un'intervista esclusiva ad Europa Calcio. Passò come meteora anche nell'Inter, coinvolto in uno scambio con Andrea Pirlo tra nerazzurri e Milan, nell'estate del 2001. Il croato, protagonista come allenatore in Belgio (Molenbeek e Union-Saint Gilloise tra le altre), ha parlato così del fruttuoso anno in Brianza:

"Ho tantissimi ricordi dell’esperienza in Brianza, proprio lì mi sono fatto conoscere in Italia. Ero reduce da un anno difficile alla Cremonese, a causa di un paio di infortuni non ero riuscito a esprimermi al meglio e la squadra era anche retrocessa in Serie C. Mentre al Monza giocai 37 partite su 38 e segnai 9 gol, tutti su azione. In più a maggio festeggiammo la salvezza“.

Ero orgoglioso e con il cuore pieno di felicità per la promozione in A, sono fiero di aver indossato quella maglia e di aver fatto parte della storia del Monza. Quella piazza sarà sempre speciale per me. Nella mia scrivania conservo ancora una collanina con i colori del Monza che mi regalarono le Monelle Biancorosse, un gruppo di tifose. Inoltre non dimenticherò mai il gol che segnai al Genoa: nella nostra rete dell’1-1 feci l’assist a Vignaroli, mentre allo scadere realizzai di testa il gol della vittoria su cross di Mazzeo. Quella vittoria ci diede una grande carica per gli impegni successivi. Eravamo un grande gruppo, che contava gente come Gillet, capitan Bonacina, Smoje e Castorina“.

Passavo molto tempo con Evra e Beloufa perché parlavamo tutti e tre il francese. Quando era da noi Pat giocava ancora da attaccante esterno, solo tempo dopo al Monaco venne adattato a terzino. Dico la verità, si vedeva che aveva talento ma non mi aspettavo una sua crescita fino a quei livelli. In ogni caso aveva già un grandissimo carattere e una grande forza interiore, stile Ibra per intenderci. Anche se non giocava mai, era sempre convinto dei suoi mezzi e non mollava nemmeno di un millimetro. Queste cose le ricordo benissimo“.

Ho visto diverse partite in questa stagione del Monza, soprattutto all’inizio quando c’era Stroppa. Fino a un certo momento della gara i biancorossi giocavano sempre alla pari con tutti, poi veniva meno sempre qualcosa specie negli ultimi sedici metri. Ho guardato per bene anche la sfida contro la Juve, la prima di Palladino. Il Monza ha fatto una prova di grande forza e carattere, necessitava di un risultato come quello. Altrimenti avrebbe davvero rischiato di cadere definitivamente in un vortice molto pericoloso. Spero tanto che la squadra si salvi, sarei molto contento anche per Galliani e Berlusconi, che quando ero al Milan scherzava con me dicendo che il mio cognome era come un codice fiscale (ride, ndr)“.

Da ex centrocampista, a livello individuale, dico che mi ha colpito Pessina: come caratteristiche siamo abbastanza simili e la voglia che ha di vincere mi ricorda quella che avevo io. Apprezzo anche le qualità di Sensi, peccato per i problemi fisici che spesso lo fermano“.

“All'Inter sono stato appunto solo di passaggio. E, come sapete, andai all’Inter dal Milan nella trattativa che portò Pirlo in rossonero. Mi diedero molto fastidio le voci secondo le quali ero approdato all’Inter solo per una questione di plusvalenza, io ho sempre fatto il massimo e ho sempre voluto misurarmi con i migliori. Professionalmente il periodo al Milan fu importantissimo per me, imparai tantissime cose. Poi con Pirlo e Rui Costa non avevo chiaramente più spazio, e se hai la possibilità di andare all’Inter non puoi di certo dire di no“.

Iniziammo il ritiro coi nerazzurri con la rosa che contava 41 giocatori, mentre Cuper ne voleva al massimo 30. Così io e altri – tra cui Jugovic, Hakan Sukur e Robbiati – non eravamo nemmeno partiti per il ritiro e ci allenavamo a parte ad Appiano Gentile. Posso capire la decisione dell’allenatore perché avevo giocato pochissimo in Serie A e, diversamente da tanti miei compagni di squadra, non avevo una fama internazionale. Quindi qualche mese più tardi passai all’Ancona; mi voleva anche il St-Etienne e io volevo andare lì, ma con loro non si concretizzò la trattativa. Mi dispiace solo di non aver mai avuto l’occasione, nemmeno semplicemente in allenamento, di mostrare a Cuper le mie qualità. Chissà, magari lo avrei messo in difficoltà…“.

Io ho dato ogni volta il 200% in tutto. Ho sempre sfidato il destino: da ragazzo stavo per morire a causa di una trombosi, ero rimasto molto tempo in ospedale ma poi ho sconfitto la malattia. Anche nel calcio è stato così: sono partito dalle categorie piccole e poi sono arrivato ad alti livelli. Per me la cosa più importante, indipendentemente dal raggiungere o meno un obiettivo, è non avere rimpianti e non poterti rimproverare nulla. Questo è possibile solo dando sempre il massimo e tutto te stesso“.

fonte: www.europacalcio.it