Può essere che, anche stavolta, le scelte di Bianco riguardo la formazione iniziale non siano state le migliori. Può anche essere che, contrariamente a quello cui ci ha abituati, stavolta il mister del Monza abbia effettuato sostituzioni nel corso della gara non del tutto tutte azzeccate. Può essere, ci sono mille altri può essere…Io, però, ho una certezza assoluta. Paolo Bianco ha finalmente incontrato un “professore”, quella figura che spesso richiama nelle sue conferenze stampa, con insistenza e goliardia. Il “professore” ha un nome e cognome preciso, si chiama Fabrizio Castori, classe 1954. Nel mondo del calcio un docente universitario, per età, esperienza e competenza, capace di imbrigliare il Monza con perizia e abilità sia nella gara d’andata che in quella di Bolzano di ieri.

Se è vero, sono parole sue, che Bianco reputa a ragion veduta di avere a disposizione un organico paragonabile ad una Ferrari, è altrettanto vero che, per rimanere nella metafora, l’allenatore del Sudtirol si trova a condurre poco più che una Fiat Punto. Ho esagerato? Assolutamente no. Guardate il tabellino della gara di ieri e ditemi quale giocatore della squadra altoatesina  è singolarmente superiore a ciascuno dei 16 giocatori biancorossi scesi in campo al Druso. Nessuno, dal mio punto di vista.

Ecco dove vedonio Monza carente

E allora, c’è poco da dire. Le potenzialità della Ferrari biancorossa non sono sfruttate al meglio. Limiti tecnici o limiti tattici possono condizionare la situazione. Ma è sulla “testa” che io vedo il Monza carente. Una squadra che si è ritrovata davanti la strada libera per andare in testa alla classifica non può approcciare la gara con una convinzione non parsa all’altezza. Si prenda esempio dal Frosinone, squadra di caratura tecnica inferiore al Monza, ma con una forza mentale ben più marcata. La formazione di Alvini voleva e doveva riscattare il tonfo casalingo di 4 giorni prima col Venezia. Con un piglio totalmente diverso rispetto al Monza di Bolzano, il Frosinone aveva praticamente già “archiviato” la pratica Avellino dopo la metà del primo tempo. Sull’ostico terreno degli irpini, che la squadra di Bianco è riuscita a domare pochi giorni fa solo ad una manciata di minuti dalla fine.   

Questa è la realtà dei fatti, punto. Naturalmente, ognuno è libero di pensare che ci sia un eccesso di critica per la formazione biancorossa, che è comunque ad un solo punto dalla quota che garantisce la promozione diretta alla Serie A. Lo può pensare Bianco, lo può pensare qualche tifoso, lo può pensare chi ha propensione a essere meno critico nei commenti di chi fa informazione e comunicazione. Quasi sempre le critiche portano riflessione e stimolo. E sono benefiche. Maniche rimboccate e testa a domenica contro la Juve Stabia. Come dice Bianco “Non è la gara decisiva, perché ognuna delle 14 partite ancora da giocare sarà decisiva”.

Paolo Corbetta

Corbetta

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