“Non dire gatto se non ce l’hai nel sacco”.
Corre nel tempo il mantra di Giovanni Trapattoni, uno dei più grandi allenatori della storia del calcio (87 anni il 17 marzo 2026). Un marchio di fabbrica del Trap, a metà tra la filosofia di Esopo e il genuino buonsenso. Dove la “morale della favola” è sempre la stessa: nel calcio non c’è nulla di scontato, ogni partita ha la sua storia e il campo è sempre il giudice supremo. 

Ci vogliono testa, ratio e prudenza. 
Compreso l’equilibrio, che nel pensiero comune è merce rarissima – “Dal divano (è tutto più facile) canta Lorenzo Santangelo nel suo pezzo – ma nello sport (per fortuna) è virtù positiva; quella che – tra lucidità e ossessione - aiuta a pulire la fuliggine dagli occhi. Ed è ciò che sta facendo il Monza, che in stagione di partite ne ha sbagliate poche e, in sintonia con il suo allenatore, mira dritto all'obiettivo. 
Ne “La Notte” di Correggio il Monza torna da Reggio con un pareggio, intascando un punto e racimolando meno di quanto avrebbe meritato. 

Al Mapei Stadium finisce 0-0, il risultato “perfetto” secondo il Gioânn Brera, che non soddisfa i brianzoli. 
Una partita che propone due squadre agli antipodi, penultima e seconda della classe, così diverse per valori e proposta, ma simili nella voglia di perseguire i propri scopi. 
Salvezza e promozione vanno in scena nella città del Tricolore: il minimalismo della Reggiana marca da vicino la produttività del Monza, con la sua qualità d’essere e del fare di più. 
La formazione di Bianco centra l’approccio, domina la gara e costruisce, provando a sbloccare il risultato attraverso il gioco. Al contrario il team allenato dall’ex Rubinacci, al netto di qualche ripartenza, si rintana nella sua metà campo preoccupandosi di difendere allo stremo per agguantare la piccola posta.

reggiana monza 0-0
Mister Paolo Bianco - Foto MorAle

Mezzo rischio, zero gol

“Possiamo dire di tutto e di più: se non segni, non vinci”. 

Sintesi ineccepibile di Antonio Conte, che pronuncia queste parole al termine di Napoli-Eintracht Francoforte 0-0 (Champions League, 4 novembre 2025). Una partita in cui i partenopei sprecano e i tedeschi ricorrono a una difesa ad oltranza. Che se la pratica una squadra italiana viene accusata di fare catenaccio, se lo fanno le formazioni straniere, invece, è tutto regolare. Pratica diffusa nel Bel Paese, guardare nell'orto degli altri e mai nel proprio. 

“Se non segni non vinci” è anche il riassunto di Reggiana-Monza, dove i biancorossi sciupano le occasioni e non riescono a gonfiare la rete. 

Bianco si affida al rodato 1-3-4-2-1: Thiam tra i pali; Ravanelli, Delli Carri, Carboni in difesa; Bakoune, Colombo, Pessina, Azzi a centrocampo; Cutrone ed Hernani a sostegno di Mota. 

L'ex Rubinacci vara l'1-3-5-2: Micai in porta; Papetti, Quaranta, Lusuardi nel terzetto arretrato; Rover, Charlys, Portanova, Reinhart, Libutti nel segmento intermedio; Girma e Novakovich in avanti.

Le due formazioni si affrontano quasi a specchio, con Hernani a lavorare tra le linee, da elastico tra mediana e attacco. Molto mobile anche Bakoune, che va spesso per vie interne, favorendo le incursioni a destra di Ravanelli. Dopo i primi minuti d'assestamento, è il Monza a prendere in mano la partita, manovrando da destra a sinistra per cercare di rompere il muro emiliano. 
A incidere è la pressione bassissima della Reggiana, schierata tutta sotto palla e ancorata saldamente al suo piano gara: difendere e ripartire, appoggiandosi sulla fisicità di Novakovich. Un'attitudine che toglie vivacità al gioco avversario e riduce le possibilità del Monza di collaudare ritmo e intensità.

I brianzoli creano i presupposti per andare in vantaggio, cercando con pazienza di trovare il varco giusto e gli spazi, senza riuscire a sfondare. Le migliori occasioni capitano sui piedi del man of the match Leonardo Colombo: una nel primo tempo, due nella ripresa, con il tiro respinto nell’area piccola e il bolide mancino a stamparsi sulla traversa.

Dopo 6' di recupero, Mucera fischia tre volte: la partita termina 0-0.

Mezzo rischio, zero gol e brevi emozioni: il Monza subisce poco, ma non trasforma; palleggia con ordine ma non incide, combina ma non finalizza. E rientra in Brianza con un po' di amaro in bocca: non per la prestazione - che c'è, seppur meno arrembante rispetto a quella contro il Palermo - ma per la vittoria sfumata. 

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Il man of the match Leonardo Colombo - Foto MorAle

Punto e virgola, testa al Venezia

È un mosaico a cui, questa volta, manca l'ultima tessera: il guizzo, la dirompenza, il gol. 
Nessuna febbre psicogena, niente ansie o drammi di sorta: il segno X non è il risultato sperato, ma va accettato. 

Il gioco del pallone è strano, lascia spiragli aperti anche se le porte sembrano chiuse. E insegna che bisogna guardare avanti, resistendo e scalando passo dopo passo la montagna. Perché, come diceva Maurizio Ganz: “il calcio non è come il ciclismo: calcio non esiste la discesa, c'è solo la salita”.

Il trend dei brianzoli in trasferta è altalenante: lontano dalle mura del Brianteo, nelle ultime tre partite sono arrivate una vittoria a Cesena, una sconfitta a La Spezia e un pareggio a Reggio Emilia. È questa la Serie B, un campionato imprevedibile in cui tutto può succedere, le "piccole" sono più insidiose delle “grandi" (perché soffocano il gioco, talvolta parcheggiando il pullman davanti alla porta) e l'ovvio non esiste.
In particolare per il Monza, la cui storia che rammenta che non c'è gioia senza sofferenza.

Pari e patta contro i granata. Il punto preso muove la classifica e apparecchia la tavola per LA sfida dell’anno, che profuma di match point e potrebbe definire – in un senso o nell’altro – lo scenario della lotta per la A diretta.
Una partita in cui il Monza affronterà il suo passato, gli ex Stroppa e Antonelli, e dovrà fare di tutto per superarlo. Con il best flow, provando a bissare il successo strepitoso contro i rosanero. Con un'altra super prestazione, da grande squadra.  

Di Andrea Rurali