Villasanta, addio all’ultima industria tessile: finisce una storia di lavoro durata generazioni
Chiude dopo 100 anni la Rossi Lorenzo, tra crisi del settore, ammortizzatori sociali e futuro incerto per i dipendenti.
Il tempo dell’industria manifatturiera locale scorre spesso lontano dai riflettori, tra trasformazioni lente e cambiamenti che incidono profondamente sul tessuto sociale. In Brianza, territorio storicamente legato alla produzione e al lavoro artigianale, ogni passaggio produttivo racconta una storia fatta di famiglie, competenze e generazioni.
Quando una realtà radicata nel territorio attraversa una fase di difficoltà, le conseguenze non riguardano soltanto l’economia, ma anche la memoria collettiva e l’identità di una comunità. Le vicende aziendali diventano così il riflesso di mutamenti più ampi che coinvolgono interi settori.
In questo contesto si inserisce una notizia che segna un passaggio simbolico per il comparto locale, con ripercussioni dirette su lavoratori e prospettive produttive future.

Villasanta, chiusura della Rossi Lorenzo e licenziamento collettivo
Chiude definitivamente la Rossi Lorenzo e Figli di Villasanta, storica azienda tessile che nel 2024 aveva raggiunto i cento anni di attività, con l’apertura a dicembre della procedura di licenziamento collettivo per 18 dipendenti. Solo alcuni di loro hanno già trovato una nuova collocazione, mentre per gli altri i sindacati hanno chiesto l’attivazione degli ammortizzatori sociali per un anno.
«Abbiamo richiesto la cassa integrazione straordinaria e siamo in attesa di risposte, di sapere quando e se verrà approvata», ha spiegato Marco Ronchi, segretario amministrativo Femca Cisl Monza Brianza Lecco, come raccolto dai colleghi de Il Cittadino. «Siamo in attesa di essere convocati. La richiesta che abbiamo presentato è di un aiuto per i lavoratori e le lavoratrici per un anno, poi inevitabilmente partirà la procedura di licenziamento collettivo».
Molti dipendenti hanno trascorso l’intera vita professionale nella stessa azienda tessile, un legame che – come sottolineato da Ronchi – ha contribuito a mantenere la vicenda lontana dai riflettori nonostante la gravità della crisi. I lavoratori coinvolti risultano inoltre troppo giovani per il pensionamento ma non abbastanza da garantire una rapida ricollocazione.
Crisi del settore tessile, crollo degli ordini e futuro del capannone di Villasanta
Alla base della chiusura vi sono il crollo degli ordini, in particolare dal mercato cinese, e l’aumento dei costi energetici, in un settore tessile segnato dalla concorrenza di prodotti più economici e di qualità inferiore. L’azienda operava nella progettazione, preparazione, tintura e finissaggio di tessuti per abbigliamento e arredamento, con una produzione ormai solo sporadica.
«Abbiamo fatto di tutto per salvare l’attività – racconta Alice Rossi, dalle colonne de Il Giorno – io sono la quarta generazione dopo il trisnonno Lorenzo, il nonno Luigi, mio papà Ruggero. Ho 42 anni e lavoro qui da 15. Sono nata e cresciuta in questa azienda che è la nostra vita. Abbiamo valutato partnership, ipotizzato l’affitto di rami d’azienda, ma niente da fare. Il settore tessile è troppo in crisi».
Ruggero Rossi ha ricordato l’evoluzione dell’impresa familiare e il calo degli ordini nel 2025 del 40% rispetto agli anni precedenti, rendendo inevitabile la decisione di fermare le macchine. Ora l’obiettivo è la vendita del capannone di 50mila metri quadrati in via Norma Cossetto, già messo sul mercato, insieme a macchinari e tessuti residui.
«Era l’ultima azienda tessile rimasta a Villasanta – ha commentato il consigliere Gianbattista Pini – ora non ne resta più nemmeno una, nei decenni hanno chiuso o sono fallite».



