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Johan Cruijff
Johan Cruijff

Il mondo del calcio annovera pochi personaggi che, da giocatori e poi da allenatori, durante le loro carriere hanno scavato un solco così profondo, senza soluzione di ritorno, da penetrare nella memoria collettiva. Personaggi che hanno lasciato un segno nettissimo, determinante e spazialista, una linea di confine tra prima e dopo, passato e presente. E quindi futuro.

Profeta del Gol, esteta del calcio totale

Artisti illuminanti, filosofi visionari e fideisti del pallone: in questo Olimpo di divinità svetta il Profeta del Gol, l’olandese volante che ha cambiato indissolubilmente il calcio superando i confini dell’umana teoria, cinetica e fisica, della geometria e della tattica, della rigidità sistemica, dei movimenti assicurati, dell’immobilismo culturale e dell’ordinaria accondiscendenza. In campo e in panchina.

Johan Cruijff
Johan Cruijff - Foto: Calciomania '90

Ma c’è un aspetto che più di altri differenzia “l’uomo che sapeva pensare” da tutti gli altri: la capacità di sapere allenare quando giocava, di guardare oltre i moduli e interpretare il gioco, di estrarre il fattore creativo ed esprimerlo con la gestualità tecnica in base alla propria sensibilità. Oltre la soglia della pura ovvietà si installa l’effetto sorpresa, la ricerca del contributo inedito, del rituale originale per superare una metrica comune e abbatterla attraverso l’espressione estemporanea. 

Esaltare le individualità per formare il collettivo: un calcio autorevole e imprevedibile, sempre fuori dall’ordinario, ambizioso e progressista, proustiano e pitturato come una tela di Van Gogh, eretico nel modo di distruggere le consuetudini e ribaltarle, sradicando le radici della tradizione per piantare il seme dell’evoluzione, con le idee a governare gli schemi, l’intelletto a mangiare i numeri, la fantasia a far brillare l’assetto. Libertà di costruire attraverso il talento, nello spaziotempo del rettangolo verde.

Giocare per divertirsi, sempre

Perché “alla radice di tutto c'è che i ragazzini si devono divertire a giocare a calcio".

Ecco che il gioco diventa immaginazione, una nuova possibilità di entrare nel mezzo per plasmarlo e rinnovarlo, contribuendo a svilupparne il processo e valorizzare la proposta, coi principi a nobilitare i risultati, la qualità a risolvere gli enigmi, le virtù a edificare una dottrina.

Una “formula” esportabile in cui l’alternativa è il vincolo necessario per superare l’appiattimento delle stagioni.

Avanguardia totale, come il calcio orange del più grande rivoluzionario di sempre, genio con la maglia numero 14.

L’unico e solo, colui che disse: “in un certo senso, forse, sono immortale".

Eternamente Johan Cruijff, leggenda del football (Amsterdam, 25 aprile 1947 – Barcellona, 24 marzo 2016).

A cura di Andrea Rurali