Doveva cambiare per sempre il nostro modo di guidare. Silenziosa, tecnologica, senza scarico e destinata, almeno nelle intenzioni, a mandare progressivamente in pensione benzina e diesel.

Eppure nel 2026, almeno in Italia, l’auto elettrica continua a non conquistare davvero il grande pubblico.

A luglio le vetture completamente elettriche hanno rappresentato appena il 5,9% delle nuove immatricolazioni italiane, dopo il 10,1% raggiunto a giugno anche grazie alla spinta degli incentivi. Nei primi sette mesi dell’anno la quota è dell’8,1%.

Definirla semplicemente un flop, però, sarebbe sbagliato. Nello stesso periodo le immatricolazioni elettriche italiane sono cresciute nettamente rispetto al 2025 e, guardando all’intera Unione europea, nel primo semestre 2026 le BEV hanno raggiunto il 20,7% del mercato, contro il 15,6% dell’anno precedente.

Il problema è un altro: tra ciò che funziona sulla carta e ciò che convince una famiglia quando deve spendere decine di migliaia di euro per un’automobile esiste ancora una certa distanza.

Ed è proprio lì che la vecchia benzina continua ad avere qualche carta da giocare.

1. L’elettrica costa ancora troppo all’acquisto

Il primo ostacolo si incontra prima ancora di girare la chiave — o premere il pulsante Start.

Il prezzo.

Le elettriche stanno diventando più economiche e negli ultimi anni sono arrivati modelli decisamente più accessibili. Il divario, però, non è ancora scomparso.

Secondo l’International Energy Agency, nel mercato europeo meno del 10% dei modelli elettrici disponibili nel 2025 aveva un prezzo inferiore ai 30.000 euro. Il premio medio di prezzo di una BEV rispetto a un modello con motore termico rimaneva intorno al 20%, pur essendosi ridotto.

Per chi percorre molti chilometri e può ricaricare a casa, una parte della maggiore spesa iniziale può essere recuperata nel tempo. Ma una famiglia che guarda soprattutto al prezzo d’acquisto continua ad avere molte più alternative tra benzina, mild hybrid e full hybrid.

Ed è difficile convincere milioni di automobilisti soltanto spiegando loro quanto potranno eventualmente risparmiare negli anni successivi.

2. Se non puoi ricaricare a casa cambia tutto

Il vero spartiacque dell’auto elettrica potrebbe non essere l’autonomia.

Potrebbe essere il garage.

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La stessa IEA considera la ricarica domestica la soluzione preferita da chi ha la possibilità di utilizzarla, proprio per comodità e convenienza economica. Il problema nasce per chi vive in condominio, parcheggia abitualmente in strada o non dispone di un posto auto facilmente elettrificabile.

In quel caso l’automobilista deve inserire la ricarica nella propria routine.

Con una benzina il meccanismo è ancora brutalmente semplice: quando il serbatoio è quasi vuoto si trova un distributore, si fa rifornimento e si riparte.

Non è tecnologicamente affascinante. Ma funziona.

3. Le colonnine crescono, ma il pieno resta imbattibile per semplicità

Qui bisogna evitare uno dei luoghi comuni più diffusi: non è vero che in Italia non ci siano colonnine.

Al 30 giugno 2026 risultavano installati 84.564 punti di ricarica pubblici, 17.003 in più rispetto a dodici mesi prima. La Lombardia, con 18.177 punti, è addirittura la prima regione italiana.

Anche sulle autostrade la situazione sta cambiando: i punti sono arrivati a 1.516 e oltre la metà delle aree di servizio dispone ormai di ricarica. L’86% dei punti autostradali è inoltre in corrente continua veloce.

Il progresso è evidente.

Ma resta una differenza pratica.

La sosta per ricaricare dipende dalla potenza della colonnina, dalla capacità dell’auto di accettarla, dallo stato della batteria e dalla disponibilità dello stallo. L’IEA calcola, per esempio, che 15 minuti a una colonnina da 150 kW possano aggiungere quasi 180 chilometri di autonomia in condizioni miste, ma osserva anche che solo una parte delle elettriche attualmente in circolazione può sfruttare pienamente le infrastrutture ultrafast.

Per chi macina autostrada, parte senza pianificare o vuole fermarsi il meno possibile, il vecchio distributore conserva quindi un vantaggio difficilmente contestabile: la velocità.

4. C’è ancora il dubbio: quanto varrà fra qualche anno?

Quando si compra un’automobile non conta soltanto quanto costa oggi.

Conta anche quanto varrà domani.

Ed è probabilmente uno dei problemi meno raccontati della transizione elettrica.

L’IEA ha analizzato il mercato dell’usato di Francia, Germania, Italia, Spagna e Regno Unito. Nel 2025 il valore residuo medio delle BEV considerate era sceso a circa il 35% del prezzo originario, contro circa il 50% dell'intero mercato automobilistico analizzato.

Il miglioramento rapido delle batterie, i tagli ai prezzi delle auto nuove e il continuo arrivo di modelli con prestazioni superiori possono rendere più rapidamente vecchia una vettura elettrica acquistata pochi anni prima.

Non significa che ogni elettrica si svaluti più di ogni benzina.

Significa però che, per un automobilista che cambia macchina ogni tre o quattro anni, il valore futuro è ancora una variabile da considerare seriamente.

5. La vera vincitrice non è l’elettrica. Ma neppure la vecchia benzina

Ed eccoci al punto che ribalta completamente la domanda iniziale.

Gli italiani non stanno davvero tornando in massa alla benzina tradizionale.

A luglio 2026 le auto esclusivamente a benzina sono scese al 19% del mercato italiano. Nei primi sette mesi si fermano al 19,6%, oltre sei punti percentuali in meno rispetto allo stesso periodo precedente.

Chi sta vincendo?

L’ibrido.

Mild hybrid e full hybrid insieme hanno rappresentato il 47,5% delle immatricolazioni di luglio e addirittura il 49,5% di quelle registrate da gennaio a luglio.

È probabilmente questa la risposta italiana alla transizione.

Non il ritorno nostalgico alla macchina a benzina di vent’anni fa e neppure, almeno per ora, la conversione di massa al 100% elettrico.

Una via di mezzo.

Un motore a benzina aiutato dall’elettrico, senza l'obbligo di cambiare completamente le proprie abitudini.

Quindi l’auto elettrica è davvero un flop?

No. Ma non è ancora la rivoluzione universale che qualcuno immaginava.

In Europa le elettriche crescono rapidamente: nel primo semestre 2026 hanno raggiunto il 20,7% delle nuove immatricolazioni, mentre benzina e diesel insieme sono scesi sotto il 30%. In Italia, invece, la penetrazione resta molto più bassa.

E questo racconta forse più di qualsiasi slogan.

Per chi dispone di box, percorre tragitti prevedibili e può ricaricare durante la notte, l’elettrica può essere già oggi una soluzione eccellente.

Per chi parcheggia per strada, viaggia spesso, vuole spendere meno all’acquisto o semplicemente non vuole pensare a dove e quando ricaricare, il buon vecchio senza piombo non è ancora pronto per il museo.

Anche se, guardando i numeri, il suo futuro sembra avere sempre più spesso una batteria accanto.

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