Lorenzo Rovagnati, la relazione ANSV sull’incidente: così la nebbia ha ingannato i piloti
La relazione finale ANSV ricostruisce l’incidente di Lorenzo Rovagnati: nebbia, perdita dei riferimenti visivi e probabile disorientamento del pilota.
Nebbia, buio e un rapido peggioramento della visibilità. Sono questi gli elementi che emergono dalla relazione finale dell’ANSV sull’incidente del 5 febbraio 2025 a Noceto, nel Parmense, costato la vita a Lorenzo Rovagnati e ai due piloti che si trovavano a bordo dell’elicottero. L’Agenzia nazionale per la sicurezza del volo ha pubblicato il 20 agosto 2026 le conclusioni dell’inchiesta sull’AW109SP I-CPFL, precipitato poco dopo il decollo dall’elisuperficie privata di Castelguelfo.
Secondo l’ANSV, la dinamica più probabile è quella di un disorientamento spaziale del pilota ai comandi, seguito dalla perdita di consapevolezza del reale assetto dell’elicottero e dall’impatto al suolo a velocità sostenuta. Una conclusione tecnica che riporta l’attenzione soprattutto sulle condizioni nelle quali venne effettuato il decollo e sulla loro rapidissima evoluzione.
Per Biassono e la Brianza, dove Rovagnati era alla guida della storica azienda alimentare di famiglia, la relazione chiude almeno sul piano dell’inchiesta di sicurezza un capitolo rimasto aperto per un anno e mezzo. Non emerge un guasto dell’elicottero né una causa di natura medica: il punto centrale della ricostruzione è invece la combinazione tra visibilità estremamente ridotta, volo notturno e perdita dei riferimenti visivi.

Incidente Lorenzo Rovagnati, la nebbia ha cambiato rapidamente le condizioni di volo
La situazione meteorologica sull’elisuperficie privata di Castelguelfo, a Noceto, era cambiata rapidamente. Le immagini delle telecamere di sicurezza analizzate nell’inchiesta mostrano un passaggio da condizioni inizialmente favorevoli alla comparsa della nebbia e, successivamente, a una situazione nella quale la visibilità dell’area era diventata estremamente limitata.
Il dato più significativo riguarda proprio la rapidità del peggioramento. La relazione evidenzia che, nelle ore prossime al decollo, la visibilità registrata all’aeroporto di Parma era passata da 1.500 metri a 100 metri in circa un’ora e 44 minuti. Per il volo notturno dalla specifica elisuperficie, le minime previste erano una base delle nubi di almeno 450 metri e una visibilità al suolo non inferiore a 5 chilometri.
L’ANSV ritiene quindi che tra i fattori che contribuirono all’incidente ci sia stata la sottovalutazione da parte dell’equipaggio del drastico e rapido peggioramento delle condizioni meteorologiche, soprattutto per quanto riguarda la visibilità. Condizioni che, secondo l’Agenzia, non consentivano più di effettuare il volo secondo le regole del VFR notturno.
C’è un altro elemento che emerge dalla ricostruzione: in precedenti occasioni, in presenza di condizioni meteorologiche analoghe, pilota e copilota avevano deciso di interrompere il volo. In questa circostanza, invece, il decollo venne effettuato.
Lorenzo Rovagnati, cosa accadde nei pochi secondi dopo il decollo
L’elicottero era in condizioni di efficienza e, secondo gli accertamenti dell’ANSV, era stato correttamente preparato per il volo. Anche gli esami autoptici e gli altri accertamenti non hanno evidenziato condizioni mediche o patologiche che possano aver influito sull’incidente.
L’equipaggio aveva inoltre una significativa esperienza. Il comandante, 59 anni, era pilota istruttore ed esaminatore sull’AW109, con oltre 7.500 ore di volo complessive, circa 350 delle quali sul tipo di elicottero coinvolto. Il secondo pilota, 30 anni, aveva totalizzato circa 2.100 ore, di cui circa 800 sullo stesso modello. Per entrambi i controlli medici risultavano regolari e validi.
La sequenza del volo, però, mostra una situazione completamente diversa pochi istanti dopo il decollo. L’assetto dell’elicottero era inizialmente leggermente positivo, con il muso verso l’alto. Dopo pochi secondi aumentava ulteriormente, per poi cambiare rapidamente fino ad assumere valori fortemente negativi, con il muso orientato verso il basso.
A pochi secondi dalla fine della registrazione si attivò anche l’allarme “Too low terrain”, che segnalava la pericolosa vicinanza al terreno.
La velocità aumentò progressivamente fino a circa 73 nodi, pari a circa 135 chilometri orari. L’ANSV osserva che l’elicottero, mentre acquistava velocità, non riuscì a mantenere una quota sufficiente a garantire una separazione sicura dal terreno. La traiettoria, secondo l’Agenzia, può essere indicativa proprio di una perdita di consapevolezza dell’assetto dell’elicottero.
La durata della fase di volo ricostruita attraverso i dati disponibili fu estremamente breve, nell’ordine di pochi secondi.
Nebbia e faro di atterraggio: un altro elemento nella ricostruzione ANSV
La relazione finale individua anche altri possibili fattori contributivi. Uno riguarda il coordinamento tra i due piloti nelle fasi iniziali del volo: l’ANSV ipotizza un possibile scarso CRM, cioè Crew Resource Management, nella comunicazione e nella gestione dei compiti tra il pilota ai comandi e quello incaricato del controllo e monitoraggio della strumentazione.
L’altro riguarda il faro di atterraggio. In presenza della forte nebbia, il suo utilizzo potrebbe essere avvenuto nel tentativo di mantenere un riferimento visivo con il terreno. Ma proprio la luce del faro, riflettendosi nella nebbia, avrebbe potuto produrre ulteriore abbagliamento e peggiorare la visibilità esterna.
La relazione ricostruisce inoltre l'utilizzo delle luci dell'elisuperficie: il loro spegnimento e la successiva riaccensione per alcuni secondi sono stati analizzati come parte dei tentativi dell'equipaggio di verificare la situazione visiva nell'area.
È in questo quadro che l’ANSV colloca il rischio maggiore: bassa quota, notte, nebbia, visibilità estremamente ridotta e il passaggio rapido da condizioni VMC a IMC, cioè da un volo condotto con riferimenti visivi a condizioni nelle quali diventava necessario affidarsi agli strumenti.
In una situazione del genere, la possibilità di incorrere in un disorientamento spaziale diventa particolarmente elevata. Secondo la ricostruzione dell'Agenzia, il pilota ai comandi potrebbe non aver riconosciuto il disorientamento e non aver effettuato un adeguato controllo incrociato con gli strumenti di bordo.
Il risultato sarebbe stato una perdita progressiva della percezione dell'assetto reale dell'elicottero, mentre la ricerca di riferimenti visivi esterni diventava sempre più difficile.
La conclusione dell’ANSV, formulata nei limiti delle informazioni disponibili, è quindi che l’incidente sia stato probabilmente determinato dal disorientamento spaziale del pilota ai comandi, con conseguente perdita di consapevolezza dell’assetto e successivo impatto al suolo.
Per la famiglia Rovagnati e per la Brianza resta il peso di una tragedia che, ora, dispone di una ricostruzione tecnica definitiva. L’inchiesta ANSV, va ricordato, è un’indagine di sicurezza finalizzata alla prevenzione degli incidenti e non all’attribuzione di responsabilità personali.
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