"Il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non conosce”.
Nella sua opera “I Pensieri”, Blaise Pascal aveva già colto l’essenza della vita. 
In pieno Seicento, senza sapere che poi, nei secoli successivi, quel suo peregrinare filosofico sarebbe stato ripreso come mantra sportivo. E non solo.
Lo spirito di finezza e i limiti della logica viaggiano su binari paralleli, in perfetto equilibrio: il primo ispira, il secondo sostiene.
Seicento sono anche gli ultimi secondi di partita, quelli in cui succede di tutto, con le emozioni che corrono sul filo del rasoio fino a lasciare il segno: all’U-Power Stadium il Monza batte 2-1 la Juve Stabia e vola dritto in finale playoff.

Una partita che sembra quasi un romanzo d’appendice, con quel colpo di coda di Cutrone - doppietta da urlo - che regala una notte magica ai tifosi biancorossi. 
Manca ancora l'ultimo tratto, la tappa cruciale che vale una stagione fatta di lavoro, sudore e sacrifici.

I playoff sono un esame di resistenza mentale: l'importante è saper soffrire, centellinare le energie psicofisiche e reagire, superando le difficoltà e riportando gli episodi dalla propria parte. È questa la qualità migliore del Monza, una squadra che, nonostante gli errori (che commettono tutti e sono parte del calcio), riesce a ribellarsi agli eventi cercando di ribaltarli. Lo testimoniano le tante vittorie in rimonta o gli svantaggi recuperati, come il 2-2 a Castellammare. Alla maniera di Jannik Sinner, che prima di conquistare il titolo a Roma (6 Masters 1000 di fila, nessuno come lui nella storia, e Career Golden Masters completato) ha gestito il calo tenendo botta a Daniil Medvedev e agguantando poi la finale. 
Perché, come ribadisce il numero 1 del mondo: “Bisogna adattarsi a ogni avversario ed essere sempre concentrati. La vera sfida è restare fedele al proprio percorso”.

Darwinismo sociale allo stato puro, perché chi non si adatta non si evolve e resta sempre un passo indietro. 
E il Monza di Paolo Bianco (e con Paolo Bianco in primis), questo passaggio essenziale, lo ha compiuto a inizio stagione, calandosi nel contesto della Serie B e imparando a lottare. A volte esprimendo un gioco brillante e a volte meno, ma preservando sempre la propria natura, il balance e la solidità.

monza juve stabia 2-1
Il gol dell'1-0 di Cutrone - Foto MorAle

Monza d'impeto, Juve Stabia in ambasce

Dopo il 2-2 di Castellammare, il Monza ospita la Juve Stabia all'U-Power Stadium per la semifinale di ritorno. 

Bianco ritocca il suo scacchiere, cambiando 5 pedine rispetto all'andata: 1-3-4-2-1 con Thiam tra i pali; Birindelli, Delli Carri e Carboni in difesa; Bakoune e Azzi sulle fasce, con Colombo e Pessina in mediana; in avanti Colpani e Mota a sostegno di Petagna. 

Abate risponde con il consueto 1-3-5-1-1: Confente in porta; Dalle Mura, Giorgini, Bellich nel pacchetto arretrato; Carissoni, Mosti, Leone, Correia, Cacciamani a centrocampo; Maistro a supporto di Okoro.

I brianzoli impattano il match con coraggio e determinazione, imbrigliando le Vespe e creando i presupposti per andare in vantaggio, senza però riuscirci. 
Fame, cattiveria agonistica, onnipresenza: gli 11 in campo non lasciano spazio agli avversari e impongono il proprio ritmo, con intensità e pressione. 
La formazione di Abate fatica ad esprimersi e asseconda il suo piano gara, cercando di resistere fino al 75’ per poi tentare l'assalto decisivo. 
Ma il Monza non cade nella trappola, chiude le linee di passaggio e non lascia varchi, schermando a uomo gli avversari. 
Fondamentale è il lavoro nelle due fasi dei biancorossi, che non subiscono, ma aumentano l'iniziativa, piazzando a 5’ dal termine la zampata che sblocca il punteggio. Con un’azione confezionata da due giocatori che, citando il sommo Boskov, vedono “autostrade dove gli altri vedono solo sentieri”.
Bakoune si infila tra le maglie della difesa campana e, incollato alla riga di fondo, ricama un cutback per Patrick Cutrone - l’astrolabio biancorosso - che va di suola con il destro e insacca di sinistro in stile futsal.
È “Joga Bonito” al Brianteo, con i tifosi che esplodono di gioia. Ma il calcio è l’elogio alla follia e quando tutto sembra concluso, ecco che arrivano le sorprese: al 90’ Burnete pareggia i conti e ribalta l’inerzia del match, con un recupero rovente e al cardiopalma. La Juve Stabia si sbilancia, ma il Monza si difende con ordine, sentenziando al 95’ di nuovo con Cutrone che, a porta sguarnita, pennella un destro a giro da 40 metri. Effetto “balsamico” e palla in rete.
È delirio biancorosso, con tutti i giocatori sotto la Curva Pieri - Mister Bianco compreso - per festeggiare insieme al pubblico: un’immagine stupenda che sintetizza la bellezza del pallone.

Il Monza vince e convince, giocando con sicurezza e lucidità dal primo all'ultimo secondo. Dai titolari ai subentrati, le scelte di Bianco sono perfette: tutti si esprimono al massimo e danno il loro contributo in partita.

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L'esultanza di Cutrone sotto la Curva Pieri - Foto MorAle

Cavalcare l'onda… e surfare il destino

"Fino all’ultimo respiro". È questo il claim che accompagna la storia biancorossa. Una storia di passione e sofferenza che, nel bene e nel male, va rispettata, trasformando la memoria in esperienza.
2-2 all’andata, 2-1 al ritorno: Monza e Juve Stabia stampano in fotocopia gli stessi risultati della regular season, con i brianzoli che, nell’arco del doppio confronto, escono vincitori sotto ogni aspetto: tecnico, tattico, mentale e motivazionale. 

Un successo meritato, frutto di una prova corale in cui tutti brillano - in particolare i “gioielli” Colombo e Bakoune - e tutti ci mettono anima e cuore.
E poi l'esultanza epica nel finale, con quella corsa da centometrista di Bianco che riporta alla mente il giubilo di Carletto Mazzone in Brescia-Atalanta 3-3 e lo scatto di Mourinho in Roma-Sassuolo 2-1.

Una corsa che certifica la cavalcata dei biancorossi, proiettati ora nel doppio confronto che profuma di promozione. E quella serie A - lo ricorda Paolo Bianco in conferenza stampa - rievoca il Transurfing di Vadim Zeland: "cavalcare la vita non è lottare per una cosa, ma prendersela".
In attesa di conoscere l’avversario dell’ultimo atto degli spareggi, ora l’obiettivo è ricaricare le pile, tenendo vivo quell’entusiasmo contagioso che libera la testa e moltiplica le energie.
Perché, come insegna Plutarco: “La mente non è un vaso da riempire, ma un fuoco da accendere”.
Il sogno continua.

Di Andrea Rurali