Ludovico Muretti
Ludovico Muretti

L’idea di mettersi in viaggio da soli affascina e spaventa allo stesso tempo. È il mito moderno della strada, quello che in passato apparteneva ai marinai e agli esploratori e che oggi si anima su due ruote, con una tenda leggera e un GPS. Le storie di chi parte senza una troupe al seguito, senza budget, senza sponsor e senza mappe preconfezionate, hanno sempre qualcosa di profondamente autentico.
Sono storie che parlano di paure, imprevisti, incontri casuali, piccoli rischi e piccole vittorie quotidiane. E soprattutto sono storie che nascono in luoghi normalissimi: città di provincia, case comuni, famiglie qualsiasi.

Cermenate e Lisbona: un viaggio Europa-su-bicicletta tra provincia e avventura

È da Cermenate, in provincia di Como, che il diciannovenne Ludovico Muretti è partito con una bicicletta, una tenda e circa quaranta chili di bagagli, diretto verso Lisbona. Un tragitto lungo un mese e mezzo attraverso l’Europa, fatto in completa solitaria, con tappe che hanno unito fatica e emozioni.
Il Natale lo ha trascorso a Narbonne, ospite di una famiglia incontrata lungo la strada. È uno dei tanti esempi di quell’umanità che si incontra quando si viaggia lentamente, quando si ha il tempo di fermarsi e di scambiare due parole senza fretta.
A Marsiglia, invece, ha vissuto momenti di paura: la consapevolezza improvvisa di cosa significhi davvero viaggiare soli e senza protezione. È lì che la solitudine cambia sapore e diventa strumento di crescita.
Il traguardo finale è arrivato venerdì 23 gennaio, quando Ludovico ha raggiunto Lisbona. E qui è arrivato anche l’episodio più sorprendente: dopo migliaia di chilometri, salite e fatica, la sua prima caduta non è arrivata tra i Pirenei, né sulle statali francesi, ma proprio alla fine del viaggio, nella città portoghese. Come se il corpo avesse aspettato il momento sicuro per cedere un attimo.

Ludovico Muretti
Ludovico Muretti

Dall'Europa al giro del mondo: un progetto estremo tra futuro e libertà

Il viaggio da Cermenate a Lisbona non è stato un semplice esperimento personale, ma una sorta di allenamento mentale e fisico in vista del vero obiettivo: un giro del mondo in bicicletta di circa 50 mila chilometri. La partenza è prevista per aprile, subito dopo le vaccinazioni necessarie, con una durata stimata di due anni e mezzo.
Il tutto, ancora una volta, in completa solitaria. Una scelta che racconta bene il carattere di Ludovico: determinato, curioso, poco incline alla vita sedentaria. Non è un progetto turistico, ma un modo di abitare il mondo con strumenti minimi, senza comfort, senza filtri, senza pianificazione eccessiva.
Il futuro, lo immagina su un camper, lavorando online, viaggiando senza confini e coltivando un sogno ulteriore, quasi paradossale: praticare base jumping, disciplina estrema che unisce adrenalina e rischio controllato. Per alcuni un’utopia, per altri una fuga, per lui semplicemente un modo diverso di stare al mondo.

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Alessandro Sangalli