Ha nascosto la laurea per 20 anni: oggi è il volto dell’artigianato brianzolo
Dai dati sul calo delle imprese alla scelta di mettersi in proprio: la storia che arriva da Monza.
Il lavoro manuale continua a rappresentare una componente essenziale del tessuto economico locale, capace di intrecciare tradizione, competenze tecniche e nuove sfide sociali. Tra cambiamenti demografici, trasformazioni del mercato e difficoltà nel ricambio generazionale, il settore vive una fase di profonda ridefinizione.
Le storie personali di chi sceglie questa strada raccontano spesso percorsi complessi, fatti di sacrifici, formazione continua e decisioni controcorrente. Proprio da queste esperienze emergono segnali utili per comprendere lo stato di salute dell’intero comparto.
In un territorio storicamente legato alla produzione e al saper fare, ogni nuova apertura o scelta imprenditoriale assume un valore che va oltre la dimensione individuale.
È dentro questo scenario che si inseriscono i dati più recenti e una vicenda simbolica arrivata dalla Brianza.
Artigianato in calo tra Monza e Brianza, il nodo del ricambio
Ci sono sempre meno imprese dell’artigianato nella Grande Milano e in Brianza, con un saldo negativo del 2025 pari a -2,9% e 86.530 attività complessive. Nemmeno l’aumento di imprenditori stranieri riesce a compensare la flessione.
Tra gli under 35 si registrano 1.876 nuove aperture nel milanese e 672 in provincia di Monza, numeri che portano i giovani poco sopra il 12% del totale: una quota ancora insufficiente per garantire il ricambio generazionale. L’85% dei nuovi titolari è uomo e il 34% straniero.
Secondo Marco Accornero, Segretario Generale di Unione Artigiani,
Pur in presenza di qualche numero interessante, questi numeri ancora ci dicono che il lavoro a cui siamo chiamati tra i giovani è ancora enorme.
E aggiunge:
Ai ragazzi serve consapevolezza sulle opportunità che offre il settore e il prendersi il tempo necessario per poter camminare sul mercato con le proprie gambe.
I dati della Camera di Commercio, rielaborati da Unione Artigiani, mostrano inoltre che in provincia di Monza le imprese artigiane scendono da 21.556 a 20.877 (-3,2%), confermando una crisi aggravata anche dal calo demografico.
La storia di Livio Bergo, artigiano di Monza diventato riferimento nei cantieri

Tra le esperienze simboliche del territorio emerge quella di Livio Bergo, 43 anni, di Bernareggio, che nel 2025 ha deciso di aprire partita Iva dopo una lunga gavetta nei cantieri.
Per quasi 20 anni ho lavorato come muratore nei cantieri nascondendo la mia laurea in architettura, altrimenti non mi avrebbero mai preso,
racconta. Una scelta che gli ha permesso di affiancare i lavoratori più esperti e formarsi in numerose specializzazioni tecniche.
Figlio di un impresario edile, Bergo descrive un percorso fatto di studio, lavori notturni e ritorno consapevole al mestiere manuale: “Ho capito che il cantiere mi richiamava e che mi piaceva lavorare con le mani”. Con il tempo sono arrivate responsabilità crescenti e la decisione di mettersi in proprio, costruendo una rete di collaboratori fidati.
Oggi si definisce “assolutamente un artigiano” e un punto di riferimento nei cantieri per tecnici e professionisti, simbolo di una professionalità che resiste nonostante il calo generale dell’artigianato in Brianza.



