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“Il pareggio è il terreno di mezzo tra il paradiso della vittoria e l’inferno della sconfitta, una sorta di purgatorio grigiotto e indolore. Ma fino a un certo punto. […] Il pareggio è spesso evocato senza nominarlo. Meritavamo qualcosina di più, non meritavamo di uscire a mani vuote, dice chi ha perso. E poi ci sono pareggi bellissimi in cui si fa di tutto per vincere, ma non ci si riesce”.

Le parole del giornalista e scrittore Gianni Mura fungono da didascalia perfetta della narrazione di Monza-Lecce, una partita intensa e piena di episodi, terminata senza vincitori. Una gara tra “Duellanti”, come il film di Ridley Scott, o ancora meglio fra “Il cavaliere oscuro” e il suo villain, con la formazione brianzola nel ruolo di Batman ad affrontare un Joker in versione salentina, storica nemesi biancorossa dal 1979 tra corsi e ricorsi dal destino amico.

Il pregiudizio si vince con le idee

Anche domenica il Lecce ha sparigliato le carte negando al Monza la gioia di un successo che avrebbe meritato. 
Bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto? 1 punto guadagnato o 2 punti persi? Probabilmente la seconda, come rimarcato nel post-partita da Palladino; un’opportunità svanita che, però, non può minare le certezze di un collettivo coeso e determinato. 
Allegri dice che “il calcio lo ha inventato il diavolo” e analizzando certe partite, vedi Monza-Lecce, non ha tutti i torti. Ma è anche vero che, sostenendo il detto di Vujadin Boškov, solo “quando Dio vuole palla entra in rete”. 
Evidentemente gli Dei del football presenti il 17 settembre 2023 all’U-Power Stadium vestivano giallorosso, ma è doveroso ammettere che con un pizzico di cinismo in più il Monza avrebbe potuto chiudere la gara con un punteggio rotondo a suo favore. 

Il risultato non deve annebbiare il giudizio e nemmeno alimentare dietrologie sulla rosa o i giocatori perché, come puntualizzava Arrigo Sacchi, "il pregiudizio si vince con le idee". Ed è proprio questo il leitmotiv di Raffale Palladino, un allenatore capace di trovare le giuste soluzioni attraverso i concetti, lo studio, la pratica. Senza dimenticare un elemento fondamentale, che Pelè indicava come fonte del successo: la perseveranza. Una virtù che porta con sé il duro lavoro, la fatica e il sacrificio.

Alessandro Sorrentino schierato dal 1' contro il Lecce per il forfait di Di Gregorio

Il Monza c'è, con carattere e personalità

Al netto del pareggio, il Monza ha dimostrato grande temperamento e spirito di abnegazione, disputando una gara di personalità e trovando la forza di reagire dopo la doccia gelata in avvio. 

Ma analizziamo con ordine il match. 
Al minuto 2’ il Lecce si porta subito in vantaggio: Almqvist sfrutta l’incomprensione fra Sorrentino, chiamato a sostituire Di Gregorio per un colpo alla testa rimediato in rifinitura, e Caldirola. 
Una gentile concessione della difesa brianzola in fase costruzione, con il 5 biancorosso che si abbassa per ricevere la sfera da Sorrentino e Ciurria che sale, lasciando al calciatore giallorosso i metri necessari per attaccare alle spalle Caldirola e procurarsi il penalty. Krsitovic dal dischetto non sbaglia: portiere da una parte, pallone dall’altra. 0-1 Lecce, partita in salita per il Monza.   

L'incomprensione fra Sorrentino e Caldirola che genera il rigore su Almqvist

Con grinta, carattere e intensità, la squadra brianzola si compatta e riparte, comincia a sviluppare la manovra in ampiezza cercando con frequenza gli esterni, Ciurria e Birindelli, e i rispettivi riferimenti in asse, Caprari e Colpani.

Palladino predica ordine e concentrazione, sollecitando dinamismo e pressing costante dei centrocampisti, molto mobili e circolari, in fase di non possesso. Rispetto alle precedenti partite, a uscire sul portatore di palla avversario sono proprio i due mediani Gagliardini e Pessina, con Izzo pronto a tallonare a uomo Rafia e ad alzare il proprio baricentro sulla linea intermedia. 
Il telaio tattico in modalità di copertura si ridisegna dal classico 5-3-2 piramidale ad un 4-5-1 latitudinale, con Birindelli e Ciurria che diventano quarti o terzini arretrati e le due sotto punte Colpani e Caprari larghe sulle corsie. Una mossa mirata per occupare gli spazi in estensione, limitare le trame di passaggio alla formazione leccese e accelerare il recupero della sfera per guidare le transizioni. 

La fase di non possesso del Monza, ridisegnata in un 4-5-1 per garantire più copertura sulle corsie

Colpani e Caprari nel cuore del gioco

Il Flaco e il 10 biancorosso sono i punti di riferimento alti in fase di possesso, giocatori di movimento che moltiplicano il tasso tecnico della squadra producendo situazioni di potenziale pericolo per la retroguardia avversaria. 
Dai loro piedi transitano tutte sortite offensive del Monza, con Colpani e Caprari ad accelerare le giocate con controlli di suola che consentono un maggior controllo del pallone e manipolano l’inconscio dell’avversario traendolo in inganno. 
Un gesto non solo estetico ma anche pragmatico, come sottolineato di recente da Roberto Zerbi (promotore della “suolata”), in quanto permette di avere un comando totale della sfera, anticipare i tempi e orientarsi rapidamente in entrambe le direzioni. 

Ad innescare l’azione del pareggio del Monza è proprio Caprari che, triplicato in marcatura (una costante nelle preventive dei salentini), al minuto 23’ premia con un tocco preciso l’inserimento di Caldirola: il braccetto sinistro vede il taglio centrale di Colpani che, successivamente, chiama il triangolo a Colombo e scarica un mancino chirurgico nell’angolino. È 1-1, terzo centro stagionale per il Flaco (e unico marcatore biancorosso) dopo la doppietta contro l’Empoli. 
Raggiunta la parità, il Monza aumenta il forcing offensivo costruendo diverse occasioni per ribaltare la gara prima dell’intervallo, ma senza trovare il guizzo decisivo.

Caprari vede lo sgancio di Caldirola nell'azione che produce il pareggio di Colpani

Al 10’ della ripresa l’espulsione di Baschirotto (corretta) sembra indirizzare il match dalla parte dei biancorossi. La superiorità numerica spiana la strada agli assalti martellanti del Monza: Pessina si carica sulle spalle la squadra, governa il pallone con pazienza aspettando il movimento dei compagni. 
Colpani è onnipresente e al 48’ scende sulla lunetta di centrocampo per lanciare Capitan Matteo in profondità con un lungolinea visionario, stoppato tempestivamente da Ramadani. Un’intuizione che avrebbe proiettato Pessina a campo aperto verso la porta giallorossa.

Il lungolinea di Colpani sulla corsa di Pessina

Dopo una manciata di secondi, a pallone riacquisito, Ciurria richiama una giocata tipica del Monza di Palladino: la ricerca dell’opposto, da quinto a quinto. 
Lo spiovente in area del Fante non viene arpionato da Birindelli e scivola sul fondo. Azione sfumata. D’Aversa riassembla la squadra a protezione del risultato, serrando i ranghi e compattando i reparti. 
I biancorossi continuano a spingere alla ricerca del gol, ma Falcone è una saracinesca e neutralizza a più riprese le conclusioni di Dany Mota, troppo impreciso e poco lucido sotto porta.  

Da quinto a quinto: il cross di Ciurria per l'opposto Birindelli

Tante occasioni, un solo gol

Al 71’ il Var annulla la rete del 2-1 di Andrea Carboni, entrato ottimamente in partita, per fuorigioco di rientro. Episodio chiave che, però, non condiziona il Monza, deciso ad agguantare il vantaggio anche dopo l’espulsione di Caldirola all’85’ per doppia ammonizione. Ma il punteggio non cambia e al triplice fischio i brianzoli non vanno oltre l’1-1 coi salentini.

25 tiri totali del Monza, record per i brianzoli in un match in Serie A, 1 gol realizzato. 
Un dato evidente, sintomo di quanto sia necessario aumentare la cattiveria agonistica negli ultimi 16 metri e la lucidità in area di rigore.

Il pareggio lascia l’amaro in bocca e più di un rimpianto al Monza, considerando soprattutto gli sforzi profusi e l’ottima prestazione, convincente e dominio totale nei confronti dei leccesi (che, oltretutto, non hanno quasi mai impensierito Sorrentino e la retroguardia brianzola, sempre attenta e puntuale dopo la disattenzione iniziale).

Una prova corale e di spessore che i biancorossi dovranno riproporre sabato 23 settembre all’Olimpico contro la Lazio, preservando quella mentalità incendiaria e battagliera che Palladino ha saputo instillare nella squadra. 

La salvezza passa attraverso punti e risultati, ma anche dalla solidità di un gruppo costruito, e forgiato, per combattere. Con qualità, talento e carattere. 
Perché, come suggerisce Ruud Gullit: “per affermarsi nel calcio, il carattere e il talento contano entrambi allo stesso modo. Devono compensarsi a vicenda. Senza il carattere uno non crea il proprio talento e il talento deve sempre avere come supporto il carattere.” 

Di Andrea Rurali