L’ultimo saluto ad Alfredo Magni, il Monza si ritrova attorno al suo “Borussia della Brianza”
Tanti volti biancorossi presenti questa mattina a Missaglia per l’ultimo saluto ad Alfredo Magni, ex tecnico del Monza.
Ci sono addii che non passano soltanto da una chiesa, da una bara, da una mattina di silenzio. Ci sono addii che diventano una piccola fotografia di famiglia. E quella famiglia, questa mattina a Missaglia, aveva tanti volti conosciuti del Monza, tante storie biancorosse, tante stagioni vissute tra campi, panchine, spogliatoi e ricordi.
Si sono celebrati questa mattina i funerali di Alfredo Magni, l’ex tecnico del Monza scomparso nei giorni scorsi. Un momento di dolore, certo, ma anche di riconoscenza. Perché Magni non è stato soltanto un allenatore: è stato uno di quegli uomini di calcio capaci di lasciare un’impronta umana prima ancora che sportiva.
Alfredo Magni e il Monza: l’addio a Missaglia con tanti volti biancorossi
A salutare Alfredo Magni c’erano tanti protagonisti della storia del Monza e del calcio brianzolo. Tra i presenti, diversi volti legati al mondo biancorosso: Volpati, Tosetto, Sanse, Lorini, Gigi Casiraghi, Zandonù, Carmi, Cazzaniga, Angelo Colombo, Gamba, Sanseverino, Patrizio Sala, Gianfranco Motta, Dustin Antonelli e Richy Monguzzi.
Nomi che, messi uno accanto all’altro, raccontano più di mille parole. Raccontano un calcio fatto di appartenenza, di spogliatoi veri, di rapporti che non finiscono con l’ultima partita o con l’ultima stagione. Raccontano quella Brianza calcistica che spesso vive lontano dai riflettori più grandi, ma che sa riconoscere chi ha seminato qualcosa.
E questa mattina, a Missaglia, il mondo del Monza si è stretto attorno alla famiglia di Magni con discrezione, affetto e rispetto. Come si fa con le persone che hanno lasciato un segno vero.
Il “Borussia della Brianza” e il ricordo del parroco: fede, famiglia e calcio
Durante l’omelia, il parroco ha ricordato Alfredo Magni con parole semplici ma profonde. Ha richiamato anche una definizione rimasta nel cuore di tanti: il suo “Borussia della Brianza”, espressione che restituisce bene l’idea di un calcio vissuto con passione, identità e un pizzico di poesia.
Ma nel ricordo non c’è stato soltanto il campo. Il parroco ha sottolineato anche il lato più intimo e personale di Magni: la sua fede, il suo rapporto con la religione, la sua presenza nella famiglia. Lo ha descritto come un uomo molto credente, un padre, un marito e un nonno esemplare.
Ed è forse qui che il ricordo diventa più forte. Perché gli allenatori si misurano spesso con risultati, classifiche, moduli e vittorie. Gli uomini, invece, si misurano con ciò che lasciano negli altri. E oggi, nel saluto ad Alfredo Magni, c’era la sensazione netta che qualcosa fosse rimasto: un modo di stare nel calcio, un modo di vivere i rapporti, un modo di attraversare la comunità senza rumore ma con sostanza.
Il Monza, la Brianza e tanti amici del mondo biancorosso hanno salutato così uno dei loro uomini. Con dolore, ma anche con gratitudine.
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