Fiamma olimpica a Monza: il paradosso di un’esclusione
La Fiamma Olimpica arriverà a Monza il 4 febbraio, ma non passerà dal luogo simbolo dello sport monzese e mondiale...
Quando si parla di Monza nel mondo, l’associazione è immediata, quasi automatica. Un nome, un simbolo, un’immagine che supera confini e lingue. Eppure, nel passaggio della fiamma olimpica a Monza verso le Olimpiadi Invernali, qualcosa non torna.
Qualcosa che pesa più di una semplice scelta di percorso.
Nel racconto globale dello sport, Monza ha un’identità precisa. Ed è proprio da lì che nasce una polemica tutt’altro che sterile.

Monza nel mondo: l’Autodromo come simbolo globale
Che piaccia o no, l’immagine internazionale di Monza è legata a doppio filo all’Autodromo Nazionale di Monza.
Un’icona riconosciuta ovunque, sinonimo di velocità, storia, competizione e sport ad altissimo livello.
Milioni di appassionati di Formula 1 associano Monza proprio a quel luogo. Lo dimostrano decenni di storia sportiva, lo dimostrano i numeri, lo dimostra persino il cinema: le immagini di Brad Pitt sulla sopraelevata per il film F1 hanno fatto il giro del mondo, generando attenzione mediatica e visibilità planetaria.
Se quella sopraelevata è abbastanza iconica da rappresentare la velocità nel cinema globale, perché non dovrebbe esserlo per un evento universale come le Olimpiadi?
Fiamma olimpica a Monza: il paradosso di un’esclusione
Il passaggio della fiamma olimpica a Monza è stato annunciato come un momento di festa, partecipazione e visibilità. E lo sarà.
Ma resta un paradosso evidente: il simbolo più forte della città resta fuori dal racconto.
La fiamma attraversa il territorio, coinvolge istituzioni e cittadini, ma evita proprio il luogo che rappresenta Monza nel mondo. Una scelta che solleva più di una perplessità, soprattutto sul piano comunicativo.
La fiamma passa vicino, ma evita il luogo simbolo
La fiamma olimpica passerà a pochi chilometri lineari dall’Autodromo.
Attraverserà la città, farà tappa alla Villa Reale di Monza, proseguirà verso il centro con cerimonie e manifestazioni ufficiali.
Tutto legittimo.
Ma la domanda resta: perché escludere proprio il luogo che più di ogni altro rappresenta Monza nel mondo?
Un passaggio in pista, o anche solo sulla storica sopraelevata, avrebbe avuto un impatto comunicativo enorme: sport, territorio, storia e Olimpiadi fusi in un’unica immagine potentissima, perfetta per i media internazionali e per la narrazione dei Giochi.
Milano-Cortina 2026 e il nodo delle responsabilità
A questo punto il quesito è inevitabile.
Perché il comitato organizzatore di Milano Cortina 2026 non si è accordato con il Comune di Monza?
Oppure il problema è stato proprio a livello comunale?
La questione diventa ancora più delicata se si considera che l’Autodromo è di proprietà del Comune di Milano e della Regione Lombardia, gli stessi enti direttamente coinvolti nell’organizzazione delle Olimpiadi.
Non si tratta di un dettaglio logistico. È una scelta politica e comunicativa, e come tale meriterebbe una spiegazione pubblica chiara.
Un’occasione mancata per raccontare Monza al mondo
Le Olimpiadi non sono solo sport. Sono narrazione, immagine, identità.
Ogni tappa della fiamma olimpica è un messaggio, ogni luogo attraversato racconta una storia.
Escludere l’Autodromo di Monza significa rinunciare a uno dei simboli sportivi più riconoscibili d’Europa, proprio mentre si celebra lo sport come linguaggio universale. In un’epoca in cui si parla tanto di legacy olimpica e valorizzazione dei territori, la scelta appare miope e difficilmente difendibile.
Monza meritava di più
Attenzione: questa non è una polemica non è fine a se stessa. È necessaria.
Perché se Monza viene rappresentata senza il suo simbolo più forte, allora qualcosa, nel racconto, non ha funzionato.
La fiamma olimpica a Monza passerà. Le cerimonie si faranno, le immagini scorreranno.
Ma resterà una domanda inevasa: perché, ancora una volta, Monza non è stata raccontata per ciò che è davvero nel mondo?
Cristiano Mandelli



