Superbonus 110%, la truffa partita dalla Brianza si allarga: nuovi guai nell’inchiesta di Monza
Si allarga l’inchiesta sul presunto giro di crediti fiscali legati al Superbonus 110% partita dalla Brianza: al centro il Tribunale di Monza e un sequestro da oltre 4,3 milioni di euro.
C’è una parola che negli ultimi anni ha attraversato case, condomini, cantieri e uffici fiscali di tutta Italia: Superbonus 110%. Per molti è stata una possibilità concreta di ristrutturare, migliorare, risparmiare. Per altri, secondo le accuse, sarebbe diventata una scorciatoia per costruire crediti, fatture e operazioni finite sotto la lente della magistratura.
Ora l’inchiesta partita dalla Brianza torna al centro della cronaca giudiziaria. Al Tribunale di Monza, dove si è aperto il processo nei confronti di sei imputati, sarebbe emerso un nuovo passaggio destinato a pesare sul futuro del procedimento: la Procura di Monza ha chiuso un altro filone d’indagine nei confronti di alcune delle stesse persone, per fatti analoghi.
Una vicenda complessa, fatta di crediti fiscali, presunti lavori, cassetti fiscali e documenti che raccontano un sistema sul quale la Guardia di Finanza aveva già messo gli occhi.
Truffa Superbonus 110% Monza: l’inchiesta partita dalla Brianza
Il cuore della vicenda ruota attorno a una presunta truffa sul Superbonus 110% legata a un’impresa di impiantistica elettrica di Varedo, in Brianza. Nel marzo 2023, i militari del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Monza, su delega della Procura, avevano eseguito un sequestro preventivo di crediti fiscali per un valore superiore a 4,3 milioni di euro.
L’ipotesi investigativa riguarda l’indebita percezione di incentivi statali destinati alla riqualificazione energetica degli edifici. In altre parole, fondi e crediti nati per sostenere famiglie e imprese nel periodo del Covid e che, secondo l’accusa, in alcuni casi sarebbero rimasti soltanto sulla carta.
A far partire gli accertamenti era stata la denuncia di un cittadino di Treviso. L’uomo avrebbe scoperto nel proprio cassetto fiscale un credito d’imposta da circa 50mila euro, collegato a fatture emesse da un’impresa brianzola a lui sconosciuta per lavori di efficientamento energetico su un immobile di sua proprietà. Lavori che, secondo quanto emerso, sarebbero stati al centro delle verifiche degli investigatori.
Guardia di Finanza Monza: crediti fiscali e presunti lavori per oltre 130 clienti
Le indagini della Guardia di Finanza avrebbero poi portato alla luce una serie di anomalie fiscali e contabili. Secondo la ricostruzione, la società coinvolta avrebbe improvvisamente più che raddoppiato il proprio volume d’affari nel 2022, grazie a un importante fatturato legato a presunti interventi di riqualificazione energetica.
Gli accertamenti parlano di operazioni riferite a oltre 130 clienti, con lavori indicati non solo in Lombardia, ma anche a Mantova e soprattutto in diverse città del Veneto. Un quadro che avrebbe spinto gli investigatori a concentrarsi sui crediti fiscali generati, ceduti o utilizzati nell’ambito del meccanismo previsto dal Superbonus 110%.
Il punto delicato è proprio questo: il Superbonus nasceva come strumento di sostegno e rilancio, ma il sistema della cessione dei crediti ha aperto, in diversi casi in Italia, spazi enormi per controlli, verifiche e contestazioni. In Brianza, questa vicenda mostra quanto il confine tra incentivo pubblico, procedura fiscale e presunta frode possa diventare sottile quando entrano in gioco cifre milionarie.
Tribunale di Monza: il processo rinviato e i nuovi fascicoli
Al processo aperto davanti al Tribunale di Monza, i sei imputati sono già alla sbarra. Ma il procedimento potrebbe ora cambiare passo. I giudici hanno infatti rinviato il dibattimento ad aprile 2027, anche per valutare l’eventuale riunione dei fascicoli penali legati alle nuove contestazioni.
Nel frattempo, dovrà presentarsi come responsabile civile anche un’impresa di impiantistica elettrica siciliana, alla quale farebbe capo l’analoga azienda di Varedo coinvolta nella vicenda.
È una storia giudiziaria ancora aperta, nella quale vale naturalmente il principio di presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva. Ma è anche una storia che riguarda da vicino il territorio: perché quando un’inchiesta parte dalla Brianza, passa dal Tribunale di Monza e coinvolge imprese, professionisti, crediti fiscali e cittadini ignari, il tema non resta soltanto tecnico. Diventa una questione di fiducia.
Fiducia nei controlli, nelle imprese serie, nei professionisti corretti e in uno strumento pubblico che, almeno nelle intenzioni, avrebbe dovuto aiutare il Paese a ripartire.
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