Dopo essere sopravvissuto a un bombardamento a Gaza ed essere stato operato d’urgenza in Italia, un bambino palestinese di 5 anni oggi si troverebbe intrappolato in una lunga vicenda burocratica che gli impedisce di riabbracciare la madre.

Il piccolo era arrivato a Monza nel febbraio 2024 con un volo militare proveniente dall’Egitto. Le sue condizioni erano gravissime: diffuse lesioni craniche e diverse schegge metalliche nel corpo dopo l’esplosione avvenuta nella Striscia di Gaza.

L’intervento al San Gerardo che gli ha salvato la vita

Il bambino è stato curato all’Irccs San Gerardo dei Tintori di Monza, dove i medici sono riusciti a sottoporlo a un delicato intervento chirurgico per rimuovere le schegge e ricostruire parte della scatola cranica.

Da allora il piccolo prosegue il suo percorso di riabilitazione tra scuola, terapie e attività quotidiane. Secondo quanto riferito da persone vicine alla famiglia, oggi il bambino frequenterebbe regolarmente la scuola, farebbe sport e avrebbe ripreso una vita simile a quella dei suoi coetanei.

Resta però una ferita ancora aperta: la distanza dalla madre, rimasta negli Emirati Arabi Uniti insieme al fratellino più piccolo.

Il sogno di riabbracciare la mamma si scontra con la burocrazia

L’obiettivo della famiglia sarebbe quello di organizzare un viaggio durante il periodo estivo per permettere al bambino di rivedere la madre senza interrompere il percorso terapeutico e scolastico.

Per poter viaggiare, però, servono i documenti previsti per chi ha ottenuto protezione internazionale in Italia.

Secondo quanto riferito, proprio durante questo iter sarebbero emersi numerosi problemi burocratici legati alle pratiche gestite dalla Questura di Monza.

I presunti errori nelle pratiche dei documenti

Stando al racconto riportato da Fanpage.it, in una prima fase il permesso della nonna non sarebbe stato collegato correttamente a quello del bambino, situazione che avrebbe costretto la famiglia a ripetere parte della procedura.

Successivamente, la pratica della donna sarebbe stata cancellata per errore, generando nuovi ritardi.

Tra gli episodi segnalati anche problemi durante il rilevamento delle impronte digitali della nonna, che inizialmente non sarebbero state acquisite dal macchinario utilizzato negli uffici.

Dopo mesi di attesa, a marzo 2026 sarebbero finalmente arrivati i permessi di soggiorno. Ma anche in quel caso sarebbe comparso un nuovo problema: sul documento della donna, alla voce nazionalità, sarebbe stata indicata la dicitura “XXX” invece di “palestinese”.

Il titolo di viaggio bloccato e nuovi mesi di attesa

Secondo quanto raccontato, l’errore avrebbe impedito il rilascio del titolo di viaggio necessario per lasciare l’Italia.

La famiglia sarebbe quindi stata costretta a riavviare nuovamente la procedura amministrativa, affrontando ulteriori mesi di attesa. Un nuovo appuntamento sarebbe stato fissato per il prossimo 4 giugno.

Nel frattempo, il bambino continuerebbe a chiedere ogni giorno di poter rivedere la madre.

Le segnalazioni sulle difficoltà negli uffici

Sempre secondo quanto raccolto da Fanpage.it, altre persone avrebbero segnalato problematiche simili legate a indicazioni contraddittorie, mancanza di coordinamento tra sportelli e difficoltà burocratiche nella gestione delle pratiche.

Una situazione che, in casi delicati come questo, rischia di pesare soprattutto sulle persone più fragili.