Gran Premio d'Italia, perché Monza è unica in Formula 1
Storia, velocità, tifosi e tradizione: ecco perché il Gran Premio d'Italia a Monza continua a essere uno degli appuntamenti simbolo della Formula 1.

Mancano ormai pochi giorni al Gran Premio d'Italia di Formula 1, in programma dal 4 al 6 settembre, e Monza si prepara ancora una volta a diventare uno dei centri mondiali del motorsport.
Ma cosa rende il Gran Premio d'Italia così diverso dagli altri appuntamenti del Mondiale? E perché, nonostante la Formula 1 sia profondamente cambiata e abbia conquistato nuovi mercati, Monza continua a rappresentare qualcosa di difficilmente replicabile?
La risposta non è racchiusa soltanto nei numeri. È il risultato di storia, caratteristiche della pista, Ferrari, tifosi e di un legame con la Formula 1 che attraversa praticamente l'intera storia del Campionato del Mondo.
Monza e la Formula 1, una storia quasi inseparabile
L'Autodromo Nazionale Monza nasce nel 1922 ed è il terzo autodromo permanente costruito al mondo dopo Brooklands e Indianapolis.
Il primo Gran Premio d'Italia disputato sul circuito brianzolo si corse già il 10 settembre dello stesso anno, con la vittoria di Pietro Bordino su Fiat.
Quando nel 1950 nacque ufficialmente il Campionato Mondiale di Formula 1, Monza era già uno dei templi dell'automobilismo internazionale.
Da allora il rapporto è diventato quasi indissolubile: dal 1950 il GP d'Italia si è disputato a Monza ogni anno con una sola eccezione, il 1980, quando la gara venne trasferita a Imola.
Nel 2026 si arriva così alla 97ª edizione del Gran Premio d'Italia, in programma da venerdì 4 a domenica 6 settembre.
Perché viene chiamato il Tempio della Velocità
Basta osservare una monoposto percorrere il rettilineo principale per capire perché Monza sia universalmente conosciuta come il Tempio della Velocità.
Il tracciato attuale misura 5,793 chilometri e la gara viene disputata sulla distanza di 53 giri.
L'assetto aerodinamico utilizzato dalle squadre è tra i più scarichi dell'intero campionato. Le monoposto devono raggiungere velocità elevatissime sui rettilinei, ma contemporaneamente garantire stabilità nelle violente frenate delle chicane.
Poi ci sono Curva Grande, le due curve di Lesmo, Ascari e la Parabolica, oggi ufficialmente Curva Alboreto.
Pochi tracciati permettono di vedere così chiaramente la Formula 1 nella sua espressione più estrema: accelerazione, frenata, velocità e capacità del pilota di portare la monoposto al limite.
Nel 2025 Monza ha riscritto ancora i record
E proprio l'edizione dello scorso anno ha ribadito quanto il soprannome Tempio della Velocità sia ancora attuale.
Nel 2025 Max Verstappen ha vinto il GP d'Italia alla media di 250,706 km/h, completando la corsa in 1 ora, 13 minuti e 24,325 secondi.
È diventato così il Gran Premio più veloce nella storia del Mondiale di Formula 1, superando il precedente primato stabilito da Michael Schumacher con la Ferrari proprio a Monza nel 2003.
Sempre nel 2025 Lando Norris ha realizzato in gara un giro in 1'20"901, alla media di 257,781 km/h.
Numeri che spiegano meglio di qualsiasi slogan cosa significhi correre a Monza.
Monza non è soltanto una pista
Ma ridurre il fascino del Gran Premio d'Italia alle caratteristiche del circuito sarebbe un errore.
Monza possiede qualcosa che molti impianti moderni difficilmente possono costruire: oltre un secolo di memoria.
Nel Parco convivono ancora differenti epoche dell'automobilismo.
La vecchia pista di alta velocità e le sopraelevate raccontano una concezione delle corse lontanissima da quella contemporanea. La configurazione realizzata nel 1955 permetteva addirittura di ottenere un circuito completo di 10 chilometri, unendo la pista stradale all'anello di alta velocità.
Percorrere oggi l'Autodromo significa quindi attraversare fisicamente oltre cento anni di evoluzione dell'automobile.
Ferrari e Monza, un legame nel legame
E poi c'è inevitabilmente la Ferrari.
Per il Cavallino il Gran Premio d'Italia non è una gara come le altre. Vincere davanti al pubblico di Monza significa entrare in una dimensione differente della storia Ferrari.
Nel 2024 Charles Leclerc ha portato la Scuderia alla 20ª vittoria a Monza, rendendo Ferrari la prima squadra della storia del Mondiale capace di vincere venti volte sullo stesso circuito.
Ma sono soprattutto le immagini a raccontare questo rapporto: Ascari, Hill, Regazzoni, Berger e Alboreto nel 1988, Schumacher, Alonso, fino alle vittorie di Leclerc del 2019 e 2024.
E sopra ogni cosa c'è il pubblico.

Quasi 370 mila presenze nel 2025
La crescita della Formula 1 degli ultimi anni è perfettamente visibile anche a Monza.
Nel weekend 2025 l'Autodromo ha registrato 369.041 presenze, oltre il 10% in più rispetto alle 335 mila dell'anno precedente. Secondo ACI Sport si è trattato del più alto numero di presenze mai registrato per un evento sportivo in Italia.
Quando al termine della gara migliaia di persone invadono il rettilineo per raggiungere il podio, Monza offre una delle immagini più riconoscibili dell'intero Mondiale.
La marea di tifosi sotto il podio è ormai parte dello spettacolo quanto le monoposto.
Una Formula 1 globale, ma Monza resta Monza
Oggi la Formula 1 corre tra circuiti cittadini, impianti avveniristici e nuove destinazioni capaci di investire cifre enormi.
Ed è proprio questo scenario a rendere ancora più evidente il valore di Monza.
Perché alcuni Gran Premi possono essere costruiti. Altri devono essere ereditati dalla storia.
Silverstone, Monaco, Spa e Monza appartengono a questa seconda categoria.
Sono luoghi nei quali la Formula 1 non arriva semplicemente una volta all'anno: sono parte della sua identità.
Ed è forse questa la vera ragione per cui, quando arriva settembre e il Mondiale raggiunge il Parco di Monza, parlare semplicemente di una gara di Formula 1 continua a sembrare riduttivo.
Perché il Gran Premio d'Italia non si limita a disputarsi a Monza.
Monza è una parte della storia della Formula 1.



