Le 5 simulazioni più famose della storia del calcio: da Bastoni a Ronaldo
Dopo il caso Bastoni in Inter-Juventus, ecco le 5 simulazioni più famose della storia del calcio tra polemiche, squalifiche e partite cambiate.
Il calcio vive di dettagli. Un contatto, una caduta, un fischio. A volte basta un attimo per cambiare l’inerzia di una partita, accendere una polemica nazionale e trasformare un gesto tecnico in un caso politico. Dopo Inter-Juventus e l’episodio che ha coinvolto Alessandro Bastoni, il dibattito sulle simulazioni è tornato centrale. Non solo per la dinamica in sé, ma per ciò che rappresenta: il confine sottile tra furbizia e inganno, tra interpretazione arbitrale e percezione pubblica.
La simulazione non è una novità. È parte del calcio moderno, e in alcuni casi è entrata nella memoria collettiva più dei gol. Ecco cinque episodi che hanno segnato la storia del gioco, ognuno a modo suo.
Kevin Strootman, Roma-Lazio 2016
Il derby della Capitale è già di per sé un teatro ad alta tensione. In quel dicembre 2016, Kevin Strootman diventa protagonista di uno degli episodi più discussi degli ultimi anni. A contatto con Wallace, il centrocampista olandese cade in area in modo accentuato. L’arbitro non punisce l’episodio nell’immediato, ma le immagini televisive raccontano un’altra storia. La prova TV interviene nei giorni successivi: Strootman viene squalificato per due giornate per condotta antisportiva. È uno dei rari casi in cui una simulazione porta a una sanzione postuma pesante. Non solo una caduta, ma un precedente.
Alberto Gilardino, Celtic-Milan 2007
Champions League, Celtic Park, atmosfera elettrica. Gilardino scappa in contropiede, supera il portiere, ma si allarga troppo. Il pallone si allontana e l’azione sembra sfumare. È in quel momento che l’attaccante rossonero si lascia cadere. L’arbitro è ben posizionato e non ha dubbi: cartellino giallo per simulazione. L’episodio diventa simbolo di un gesto giudicato plateale. Il Milan vincerà comunque 2-1, ma quella caduta resta come una macchia in una notte europea.
Bryan Carrasco, Ecuador-Cile 2011
Non serve una finale per entrare nella storia delle simulazioni. In un’amichevole internazionale tra Ecuador e Cile, Bryan Carrasco mette in scena una delle rappresentazioni più grottesche mai viste. Dopo un contatto minimo, crolla a terra portandosi le mani al volto come colpito da un pugno inesistente. L’arbitro espelle il giocatore ecuadoriano. Le immagini televisive smascherano tutto. La polemica esplode in Sudamerica, e lo stesso Carrasco finirà per ammettere di aver accentuato il gesto. Una scena quasi teatrale, che ancora oggi viene riproposta nei montaggi delle cadute più assurde.
Ronaldo, Juventus-Inter 1998
Qui si entra nella mitologia. La sfida scudetto del 1998 è ricordata per il contatto tra Iuliano e Ronaldo non sanzionato con il rigore. Pochi minuti dopo, il Fenomeno cade in area bianconera dopo un contatto lieve. Per alcuni è una compensazione mancata, per altri una simulazione. Non c’è una sanzione ufficiale, ma l’episodio contribuisce a rendere quella partita una delle più controverse della storia della Serie A. È il caso in cui la percezione supera il referto.
Norbert Meier, Duisburg-Colonia 2005
La simulazione più surreale non arriva da un attaccante in area, ma da un allenatore. In una gara di seconda divisione tedesca, Norbert Meier, tecnico del Duisburg, rifila una lieve testata a un giocatore del Colonia durante un battibecco a bordo campo. Subito dopo, si lascia cadere come se fosse stato lui a ricevere il colpo. Una scena che sembra uscita da una comica anni Trenta. Le telecamere inchiodano tutto: Meier viene squalificato e perde il posto. È uno dei rarissimi casi in cui la simulazione coinvolge direttamente un allenatore.
Alessandro Bastoni, Inter-Juventus 2026

Il Derby d’Italia è sempre un laboratorio di tensione pura. In questa stagione, l’episodio che coinvolge Alessandro Bastoni riaccende la miccia del tema simulazioni. Il difensore nerazzurro entra in area, avverte un contatto leggerissimo con Kalulu e si lascia cadere in modo accentuato. L’arbitro estrae il secondo giallo per il difensore juventino, che viene espulso. La partita cambia direzione.
Le immagini successive mostrano un contatto minimo. Non sufficiente, per molti osservatori, a giustificare una caduta così teatrale. Il punto però non è solo il gesto in sé. È il contesto regolamentare. Il VAR non può intervenire su un secondo giallo. L’errore, se tale è, resta. E quando l’errore avviene in una sfida scudetto, la temperatura si alza inevitabilmente.
E oggi?
L’episodio di Inter-Juventus riporta il tema in primo piano. Nel calcio dell’era VAR ogni fotogramma è analizzato, sezionato, rallentato. Eppure restano zone grigie. Le ammonizioni non sempre sono rivedibili, le interpretazioni cambiano, la pressione nei big match pesa.
La simulazione è un gesto che divide. Per alcuni è astuzia, per altri è tradimento dello spirito sportivo. La linea è sottile, e spesso è l’arbitro a doverla tracciare in una frazione di secondo.
Il punto vero, forse, è un altro. Ogni volta che una caduta diventa più importante del gioco, il calcio perde qualcosa. Non perché esista l’errore, ma perché si alimenta un clima in cui ogni decisione è sospetta, ogni fischio è un processo.
Le grandi partite dovrebbero essere ricordate per un gol, una parata, un gesto tecnico. Quando restano nella memoria per una caduta, significa che il confine tra spettacolo e polemica è stato superato.
E in quel territorio, si sa, il calcio non è mai sereno.



