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Geni con stranezze: 5 scrittori di fama mondiale e le loro avventure

Le persone appassionate d'arte sono generalmente educate, rispettose e moraliste (o almeno fingono di esserlo). Le persone che creano arte, a loro volta, sono spesso psicotiche, instabili e strane. Uno dei tuoi autori preferiti potrebbe benissimo essere un personaggio piuttosto caotico — analizzeremo i momenti insoliti di autori letti in tutto il mondo!

#1 Ernest Hemingway e il suo amore per il poker

Ernest Hemingway è considerato uno dei pilastri della letteratura del Novecento. Giornalista, corrispondente di guerra, romanziere e premio Nobel, ha definito uno stile asciutto e diretto che ancora oggi influenza scrittori di tutto il mondo. Opere come Il vecchio e il mare, Per chi suona la campana e Addio alle armi raccontano uomini messi alla prova, spesso soli contro il destino, in una lotta silenziosa fatta di resistenza e orgoglio.

Fuori dalla pagina, però, Hemingway viveva con la stessa intensità dei suoi personaggi. Amava il rischio, le sfide mentali e il gioco, in particolare il poker, che considerava un esercizio di controllo emotivo e lettura dell’avversario. Tra bevute, viaggi e notti lunghe, il tavolo verde era per lui un’estensione naturale della scrittura: pazienza, bluff, nervi saldi. È facile immaginare come personalità come la sua — uno dei tanti scrittori attratti dal gioco — sarebbero rimaste affascinate dall’accessibilità moderna, dalla varietà di titoli e dai pagamenti rapidi offerti oggi da piattaforme come FelixSpin Casino online. Stessa tensione, meno fumo, stesso rischio.

#2 Balzac e le sue irreali abitudini di consumo di caffè

Paul Giamatti nel ruolo di Honoré de Balzac nel cortometraggio "Le Café de Balzac".

Honoré de Balzac è una delle colonne portanti della letteratura europea. Con La Comédie humaine, un ciclo monumentale di oltre novanta opere, cercò di descrivere l’intera società francese del suo tempo, dai salotti aristocratici ai bassifondi parigini. Romanzi come Papà Goriot e Illusioni perdute sono ancora oggi studiati per la loro precisione psicologica e sociale.

Balzac, però, era un uomo profondamente diviso. Generoso con amici e conoscenti, viveva costantemente indebitato, chiedendo prestiti enormi che finivano per creare tensioni e disastri finanziari. In amore era altrettanto contraddittorio: devoto e sincero con Ewelina Hańska, che sposò dopo anni di lettere appassionate, ma al tempo stesso coinvolto in relazioni tempestose, esigenti e spesso drammatiche.

L’unica vera costante della sua vita era il caffè. Balzac beveva quantità industriali di caffè nerissimo per scrivere di notte, parlando lui stesso di cinquanta tazze al giorno. Gli storici sospettano un’esagerazione, ma resta il fatto che la caffeina fu il carburante di un’opera letteraria titanica (e anche molti problemi di salute).

#3 Arthur Conan Doyle credeva nelle fate

Arthur Conan Doyle, creatore di Sherlock Holmes, era celebre per il culto della logica e del metodo scientifico. Medico di formazione, viaggiatore instancabile e autore prolifico, incarnava l’immagine dello scrittore razionale. Beh, sì, credeva anche nel soprannaturale.

Negli anni Venti, nel pieno della moda per spiritismo, tarocchi e occultismo in Gran Bretagna, Doyle si appassionò profondamente al mondo del soprannaturale. Arrivò persino a credere autentiche le famose fotografie delle fate di Cottingley, scattate da due ragazze adolescenti. Ecco le foto mostrate dalle signorine:

Due piccoli umani hanno letteralmente fatto uno scherzo all'uomo che ha creato Sherlock Holmes. Fenomenale. Le difese pubblicamente, ignorando dubbi e prove contrarie.

#4 Charles Dickens andava negli obitori per trovare ispirazione

Charles Dickens è uno degli autori più influenti della letteratura inglese, capace di raccontare come nessun altro le ingiustizie sociali dell’epoca vittoriana. Opere come Oliver Twist, David Copperfield e Grandi speranze hanno dato voce ai poveri, ai bambini sfruttati e agli emarginati di Londra.

Per rendere le sue storie più autentiche, Dickens sviluppò però un’abitudine inquietante: visitava regolarmente obitori e morgue cittadine. Osservava corpi, volti e reazioni dei presenti. Per lui non era morbosità. La morte, come la miseria, doveva essere guardata in faccia per poter essere raccontata davvero (nessuno ha approvato questo comportamento).

#5 Lovecraft aveva paura di... molte cose, e tra queste c'era l'insalata

H. P. Lovecraft era, nel complesso, un uomo strano ma innocuo. Preferiva la compagnia delle donne e, soprattutto, dei gatti — che amava più di chiunque altro — e conduceva una vita ritirata, segnata da una giovinezza difficile e da numerosi traumi. Cresciuto tra lutti, instabilità economica e salute fragile, sviluppò una personalità introversa, diffidente verso gli uomini, piena di fobie… e purtroppo anche di un razzismo feroce. No, davvero, ha persino dato al suo gatto un nome che era letteralmente un insulto razziale (anche se amava quel gatto e quella simpatica palla di pelo aveva vissuto una bella vita):

Lovecraft con il suo gatto.

Ma non è questo l’aspetto più bizzarro. Lovecraft provava un disgusto estremo per certi cibi, in particolare verdure e pesce, e nelle sue lettere descriveva lattuga appassita e insalata come se fossero entità corrotte, putrescenti, quasi cosmiche. Più che una vera “paura dell’insalata”, si tratta di una leggenda letteraria nata dal suo stile iperbolico: riusciva a trasformare un piatto mediocre in un orrore. Tra ipersensibilità al freddo, avversioni alimentari e fobie reali, applicò semplicemente il suo immaginario grottesco anche alla vita quotidiana.

Altri scrittori con strane abitudini

Naturalmente, questi non sono casi isolati: la storia della letteratura è piena di autori geniali accompagnati da rituali, fissazioni e comportamenti decisamente fuori norma. Più si scava nelle biografie, più diventa chiaro che la stranezza è spesso parte integrante del processo creativo.

  • Marcel Proust — scriveva a letto, isolato dal mondo, vivendo quasi esclusivamente di notte.
  • Franz Kafka — era ossessionato dal proprio corpo e seguiva diete estreme e rituali salutisti.
  • Virginia Woolf — scriveva in piedi e riempiva le tasche di sassi durante le crisi depressive.
  • Victor Hugo — si faceva confiscare i vestiti per impedirsi di uscire e costringersi a scrivere.
  • Truman Capote — non iniziava mai a scrivere senza sigarette, caffè e un ordine maniacale degli oggetti.

Avventure → esperienza → arte epica

Dietro ogni grande opera non c’è solo talento, ma una vita vissuta in modo intenso, spesso scomodo e fuori dagli schemi. Le stranezze, le ossessioni e persino i difetti di questi scrittori non sono incidenti di percorso, ma materia prima trasformata in esperienza. E se sei uno scrittore, potresti riuscire a fare lo stesso!