Quando una trasferta nasce come una promessa e finisce come una ferita, il calcio mostra il suo volto più spietato. Il Primo Maggio di MonzaNews al seguito del Monza doveva essere il racconto di una macchinata solida, compatta, quasi simbolica. Al Martelli, però, a correre davvero è stato il Mantova: più feroce, più lucido, più pronto a trasformare una giornata di passione brianzola in un pomeriggio amaro. Eppure, dentro una sconfitta che pesa, resta ancora un filo: la Serie B non ha chiuso i suoi conti.

Monza e Mantova, il paradosso del Primo Maggio al Martelli

“Mantua me genuit”. Già Virgilio, ma anche Tazio Nuvolari ma anche il Mantova, avversario del Monza, alla penultima curva del gran premio del campionato. Per la trasferta, MonzaNews appronta a dovere una macchinata. La squadra e mister Bianco hanno bisogno di una passione in grado di presentarsi dentro il Danilo Martelli, con il trasporto ragionato alla Nando Martellini.

Partenza fissata per le 10.30. Tabella di marcia da grandi occasioni. Nulla si lascia in pasto al caso. La formazione del torpedone è così composta. Il direttore Stefano Peduzzi, alla guida. Luca Travascio, accanto a lui. Nei sedili posteriori Federico Ferrario e Luca Savarese.

La strada appare sin da subito trafficata. Primo Maggio su coraggio. Quello che prende Ferrario per chiedere a Google Maps di cambiare rotta. Mai scelta si rivelò più azzeccata. Campi di tulipani e prati infiniti sono lo scenario bucolico che accompagna il favoloso quartetto verso la città virgiliana. Quasi che l’ispiratore di Dante volesse dar loro, con tal panorama, il benvenuto.

Il Mincio è il segnale tangibile dell’arrivo. In fondo, la Serie B è un grande fiume, dove tutto scorre: emozioni, sussulti, ribaltoni, follie. Eraclito, che non conosceva la Serie B, ma il panta rei sì, ci aveva visto lungo.

MonzaNews al seguito del Monza: viaggio, passione e attesa

Lungo è anche l’iter che porta i quattro moschettieri monsciaschi ad accedere al parcheggio. Non è parking stampa, ma come da indicazione del capo ufficio stampa del Mantova, è un parcheggio sotto la gru. Sotto la gru, un’immagine di sottomissione cala, a mo’ di silenzioso deus ex machina, sul pomeriggio mantovano.

Sbrogliate le operazioni parcheggio, i quattro cercano un posto dove poter mangiare un boccone. Un tifoso, sulla sessantina, con tanto di sciarpa mantovana, li invita ad oltrepassare la folta serie di alberi, dopo la quale si dipanerà un chioschetto.

È un piccolo tour, a destra e a manca persone in gita fuori porta con teli mare a far da tovaglioli, per l’improvvisato e rustico pic nic. Sullo sfondo, l’esedra di Palazzo Te, che tra il verde dell’ampio parco ed il cemento delle stradine, sembra un piccolo Colosseo mantovano.

Passa il pullman del Mantova. Passa anche la voglia di fare una fila al primo chioschetto. Pattugliato da Peduzzi e Savarese. Troppa coda. Travascio e Ferrario si dirigono al secondo punto ristoro, che appare più libero. Tant’è che trovano anche i tavoli. Una tavolata di legno, da festa campestre in piena regola.

L’attesa è vivibile: 15 minuti. Le formazioni non sono ancora uscite, i piatti escono caldi. Costine per Ferrario e Savarese mentre Travascio e Peduzzi scelgono panino e piadina.

Martelli e Serie B, quando il Mantova prende velocità

Dopo aver ruminato il pranzo, amorevolmente offerto da Travascio, si va verso il piccolo tempio del pallone mantovano. Niente ritiro accrediti, i biglietti stampa sono da mostrare al personale di servizio direttamente dallo smartphone.

Si entra, si respira quell’aroma unico e diverso in ogni stadio, creato sulle narici da un riuscito mix di fumo passivo ed attesa della partita, miscela scelta dell’adrenalina.

Il Martelli è un catino ebbro di rosso e bianco. I colori dei virgiliani. Ma anche quelli del Monza, i cui tifosi sono stipati e colorati nella tondeggiante curva sud. Escono i portieri per il riscaldamento, escono i giocatori guidati da capitan Pessina, le cui mani battono sempre, appena tocca il manto erboso, verso l’alto. Il sole invece non ha bisogno di uscire. Ingentilisce occhi ed accarezza animi.

In campo, però, nessuna gentilezza e nemmeno l’ombra di una carezza. Partita nuda, cruda, veloce, ampiamente imprevista. Il Monza sembra un pulcino schiacciato da un Mantova in versione Leviatano. Kouda e Mancuso infilzano, in rapida successione, Thiam, facendo l’effetto, per il popolo brianzolo, di due unghiate sopra la lavagna.

Si va a riposo col doppio svantaggio. A sgasare è stata solo, a stregua del concittadino Nuvolari, la squadra di mister Modesto.

Monza, rimonta e amarezza: contro l’Empoli restano 90 minuti

Nel secondo tempo, il Monza tampona le ferite e con la spugnetta dei pugili riesce a distillare energie. Arriva il gol di Lucchesi. Poi quello di Dany Mota. Due zampate feroci, piuttosto che pennellate di un dipinto mai davvero iniziato.

Bakoune avrebbe la palla per trasformare l’urlo di Munch in un grido di giubilo. Ma Bardi gli nega questo desiderio. Poi, al fotofinish, ecco il più classico dei contropiedi. Golpe improvviso, dopo che il risultato pareva cristallizzarsi sul 2 a 2. Palombella di Benaissa. Lob dolcissimo per la curva Te. Schiaffo amaro per Thiam e soci.

Amarezza che si taglia con il grissino delle sensazioni, anche nel viaggio di ritorno. Ora, la macchinata è rimasta a tre. Sì, perché Luca Travascio è tornato con gli amici del Monza. Amarezza che non sfocia però né nella desolazione né nel più facile de profundis tipico di questi casi.

La partita ha travolto il Monza, che cade a Mantova come cadde l’Inter nel 1967, perdendo di fatto un titolo. Ma la matematica non lo condanna ancora alle forche caudine del play-off.

Ci sono ancora 90 minuti, quelli da vivere all’U-Power contro l’Empoli. Il Mantova ha onorato la sfida contro il Monza. Ora, ad onor del vero, questa sportività dovrebbe continuare, in seno ai virgiliani, anche al cospetto del Frosinone, nell’ultimo turno, allo Stirpe.

Come continua il viaggio. Fa male perdere quando l’acquolina in bocca era ben diversa. Ma va bene, fa benissimo preparare e vivere macchinate così, al seguito delle sorti della squadra.  Luca Savarese