Le edicole di Monza non sono solo serrande abbassate, giornali invenduti o chioschi rimasti senza futuro. In molti quartieri sono state, e in parte sono ancora, piccoli presìdi di comunità: luoghi dove comprare il quotidiano, certo, ma anche dove fermarsi, scambiare due parole, riconoscere un pezzo di città.

Oggi, domenica 5 luglio, il tema torna al centro del dibattito cittadino dopo l’articolo sul Giorno che racconta lo stop al progetto comunale pensato per trasformare le vecchie edicole in piccoli hub di servizi. Un piano ambizioso, nato circa un anno e mezzo fa, ma rimasto fermo soprattutto per la difficoltà di reperire fondi.

A rilanciare la questione è anche Civicamente Monza, che sui social ha scritto: “Tanti comuni stanno riqualificando le vecchie edicole trasformandole in luoghi di incontro e condivisione. Cosa deciderà di fare Monza? Noi qualche idea ce l’abbiamo”.

Edicole chiuse a Monza, il progetto dei chioschi-hub si è arenato

L’idea iniziale era quella di dare una nuova funzione ai chioschi: non più soltanto vendita di giornali e riviste, ma anche servizi di quartiere, piccoli punti di supporto alla cittadinanza, spazi capaci di ospitare attività complementari e utili.

Tra le ipotesi emerse c’erano frigoriferi per bevande, wi-fi, cestini con posacenere, ciotole per i cani, videosorveglianza, materiale informativo per turisti e un arredo urbano più curato. Una visione semplice ma molto concreta: trasformare le edicole comunali in presìdi moderni, senza snaturarne la funzione principale.

Il problema, però, è arrivato presto: i finanziamenti. L’assessore al Commercio Carlo Abbà al Giorno ha spiegato che il piano si è bloccato rispetto alla visione originaria proprio per la mancanza di risorse sufficienti. Il dialogo con lo Snag, il sindacato degli edicolanti, è rimasto aperto, ma il progetto non è ancora decollato nella sua interezza.

Monza, dalle edicole ai nuovi luoghi di quartiere: il nodo del bando

Nel frattempo la crisi del settore resta evidente. Le edicole cittadine sono sempre meno rispetto a pochi anni fa e alcune chiusure hanno lasciato un vuoto sentito nei quartieri. Il caso di San Rocco, finito anche al centro del confronto nella consulta di quartiere, è diventato uno dei simboli di questa difficoltà.

Eppure qualche esperimento c’è già stato. L’edicola di via Carlo Prina, a San Biagio, aveva ottenuto nel dicembre 2024 il via libera per affiancare alla vendita dei giornali anche quella dei fiori. Un esempio piccolo, ma significativo: se il modello tradizionale non regge più da solo, servono nuove opportunità di ricavo.

Tra le ipotesi sul tavolo ci sono anche i videowall pubblicitari accanto alle edicole, già sperimentati in altre città, oppure un possibile bando pubblico per riaprire i chioschi chiusi, magari coinvolgendo giovani imprenditori pronti a reinventarne la funzione.

Civicamente Monza accende il dibattito sulle edicole

Il post di Civicamente Monza aggiunge ora un elemento politico e cittadino al tema. La domanda è semplice, ma pesa: cosa vuole fare davvero Monza delle sue vecchie edicole?

Perché il punto non è solo commerciale. È anche urbanistico, sociale, identitario. In una città che cambia, i chioschi potrebbero diventare piccoli luoghi di prossimità: punti informativi, spazi di quartiere, micro-hub per servizi, cultura, consegne, turismo o iniziative locali.

Monza deve decidere se considerarli un pezzo del passato da archiviare o una risorsa da recuperare. E forse la risposta passa proprio da qui: non salvare le edicole perché “una volta c’erano”, ma rilanciarle perché possono ancora servire alla città.

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