Il Consiglio comunale di Monza ha approvato una mozione che impegna l’amministrazione a orientare le politiche delle farmacie comunali verso l’esclusione progressiva dei farmaci prodotti da aziende israeliane, in particolare dal gruppo Teva. Una decisione che ha acceso il dibattito politico e sollevato interrogativi tra cittadini e pazienti.

La mozione, presentata dalla lista civica di maggioranza LabMonza, è stata approvata nella seduta di lunedì 2 febbraio con 16 voti favorevoli, 6 contrari e numerose astensioni. Un esito che ha evidenziato qualche tensione anche all’interno della maggioranza.

Il contenuto del provvedimento

Farm

Il testo ricalca iniziative analoghe già adottate in altri Comuni italiani, tra cui Firenze, Sesto Fiorentino, Jesi e Rovereto. La mozione impegna l’amministrazione a orientare le politiche delle farmacie comunali, gestite dalla società FarmaCom che riunisce le 11 farmacie cittadine, verso criteri di coerenza con il diritto internazionale e i diritti umani.

Nel documento si parla esplicitamente di un’esclusione progressiva dei prodotti di aziende considerate coinvolte, secondo i promotori, nel sistema di discriminazione imposto alla popolazione palestinese.

Stop graduale ai farmaci Teva

Il boicottaggio previsto dalla mozione non è immediato. L’impegno richiesto è quello di non rinnovare, alla loro naturale scadenza, i contratti di fornitura con Teva e di sospendere progressivamente la commercializzazione dei suoi prodotti, sostituendoli con farmaci equivalenti disponibili sul mercato.

Il tutto dovrà avvenire nel rispetto delle normative nazionali ed europee che regolano il settore farmaceutico.

Quali farmaci potrebbero sparire dagli scaffali

Teva è uno dei principali gruppi farmaceutici a livello mondiale e uno dei leader nella produzione di farmaci equivalenti. In Italia, secondo i dati riportati dall’azienda, ogni minuto vengono vendute oltre 200 confezioni di medicinali a marchio Teva.

Il gruppo produce farmaci per numerosi ambiti terapeutici, tra cui sistema nervoso centrale, apparato cardiovascolare, respiratorio, gastrointestinale e dermatologico. L’eventuale esclusione riguarderebbe quindi un numero significativo di prodotti oggi presenti nelle farmacie comunali.

Continuità terapeutica garantita

La mozione specifica che l’esclusione dei farmaci Teva non comporterà interruzioni nelle cure. Tutti i medicinali prescritti dai medici continueranno a essere disponibili attraverso farmaci equivalenti autorizzati dall’Aifa, garantendo la continuità terapeutica per i pazienti.

In altre parole, i cittadini potranno continuare a curarsi senza cambiamenti nelle terapie, ma con prodotti di aziende diverse.

La precisazione del Comune di Monza

Dopo le polemiche seguite all’approvazione della mozione, il Comune di Monza ha diffuso una nota ufficiale per chiarire alcuni aspetti. L’amministrazione ha precisato che, allo stato attuale, le 11 farmacie comunali continuano a vendere regolarmente tutti i farmaci disponibili, compresi quelli prodotti da aziende israeliane.

Il Comune ha inoltre sottolineato che l’eventuale decisione di non offrire più farmaci prodotti da aziende israeliane spetta esclusivamente al Consiglio di amministrazione di FarmaCom, società per azioni a capitale misto pubblico e privato, che mantiene piena autonomia decisionale.

Chi ha sostenuto la mozione

LabMonza ha rivendicato il risultato politico ottenuto. La mozione è stata sostenuta anche da Usb, Arci, Alleanza Verdi e Sinistra, Sanitari di Gaza, Un Ponte Per, Rifondazione Comunista e Movimento 5 Stelle.

Nel testo approvato si afferma che l’iniziativa nasce dalla volontà di non destinare risorse pubbliche ad aziende ritenute coinvolte, secondo i promotori, in violazioni dei diritti umani.

“La sanità è una scelta politica”

Secondo i consiglieri di LabMonza, l’approvvigionamento dei farmaci da parte di aziende pubbliche non è una scelta neutra. “Anche le politiche di fornitura sono scelte politiche”, ha dichiarato il consigliere Lorenzo Spedo, sottolineando la necessità di coerenza tra spesa pubblica e valori dichiarati.

Il consigliere Francesco Racioppi ha invece ribadito che l’esclusione di Teva non ridurrà l’accesso ai farmaci e potrebbe, attraverso la rinegoziazione dei contratti, aprire margini per ottenere medicinali a costi più bassi, con benefici per la sanità pubblica.

Un atto politico, dunque, che secondo i promotori mira a coniugare tutela della salute e responsabilità etica.