Adriano Galliani e Silvio Berlusconi
Adriano Galliani e Silvio Berlusconi

Il tempo nel calcio non cancella le emozioni, le trasforma. Ci sono date che restano scolpite nella memoria di dirigenti e tifosi, momenti che hanno cambiato per sempre la storia di un club e, in parte, anche quella del calcio italiano.

Quarant’anni possono sembrare un’eternità, ma per chi ha vissuto certi passaggi da protagonista è come se tutto fosse accaduto ieri. Ricordi, aneddoti, retroscena: la memoria si fa racconto e diventa testimonianza diretta di un’epoca irripetibile.

Tra affari, intuizioni e scelte controcorrente, il filo conduttore resta un nome che ha segnato più generazioni. E accanto a lui, chi ne ha condiviso ogni passo, dentro e fuori dal campo.

Silvio Berlusconi e Adriano Galliani
foto Buzzi

Adriano Galliani, Silvio Berlusconi e l’acquisto del Milan

Nell’intervista firmata da Monica Colombo sul Corriere della Sera, Adriano Galliani ripercorre i quarant’anni dall’acquisto del Milan da parte di Silvio Berlusconi, avvenuto il 20 febbraio 1986. Un passaggio epocale che segnò l’inizio di un ciclo destinato a entrare nella leggenda.

«Sembra ieri», sospira Galliani, ricordando quel giorno. E sottolinea: «Il Milan fu, per il presidente, un atto d’amore. Lo ha comprato senza sapere quanti debiti la società avesse».

Il legame tra i due affonda le radici nel 1979. «Dal primo incontro del 1° novembre 1979 quando con una stretta di mano gli ho venduto il 50% della mia azienda, l’Elettronica Industriale: in quell’occasione gli avevo spiegato di essere uno dei proprietari del Monza e lui mi aveva raccontato di essere tifoso del Milan già da bambino».

Un passaggio chiave, perché il Monza entra fin da subito nel racconto del loro rapporto. All’epoca Galliani era già dirigente biancorosso e mette in guardia l’imprenditore sui costi del calcio: «Se noi perdiamo un sacco di soldi con il Monza in B, si immagini i costi per una squadra di A».

La risposta di Silvio Berlusconi diventa manifesto: «Adriano, il Milan non afferisce alla sfera del business ma a quella dei sentimenti».

Monza, Arcore e il ricordo mensile di Berlusconi

Il rapporto tra Galliani e lo scomparso presidente del Monza non si è mai interrotto, nemmeno dopo la sua scomparsa. «Io penso a Silvio Berlusconi ogni mattina al risveglio. Senza di lui, pur con gli stessi dirigenti, allenatori e campionissimi il Milan non avrebbe mai vinto 29 trofei in 31 anni. Sono stato fortunato a essere al suo fianco».

E ancora: «Ogni dodici del mese, in ricordo della sua scomparsa, andiamo ad Arcore per una messa in sua memoria».

Un legame personale e professionale che attraversa le quattro vite del presidente – «l’edilizia, la tv, lo sport e la politica» – e che per Galliani resta unico. «Se lo dovessi paragonare a un calciatore sarebbe Pelè».

Tra i ricordi più intensi, la finale di Coppa dei Campioni contro la Steaua: «La notte della finale di Coppa dei Campioni con la Steaua. Aveva le stelline che uscivano dagli occhi. Mai più visto così felice per nessuna altra impresa».

Allegri, Milan e la scelta in 5 minuti

Non manca la battuta su Massimiliano Allegri, episodio che racconta molto del metodo decisionale del presidente.

«L’ho portato ad Arcore nel 2010 il giorno della finale di Champions dell’Inter. Dopo 5’ era l’allenatore del Milan».

Una scelta rapida, istintiva, in perfetto stile Silvio Berlusconi. E alla domanda sul tifo personale per il tecnico, Galliani risponde con ironia: «Di più, abbiamo passato insieme la sera di San Valentino. Le basta?».

Parole che restituiscono il clima di complicità e visione che ha caratterizzato un’epoca, con il Monza sullo sfondo delle origini e il Milan al centro di un’avventura che ha segnato il calcio mondiale.