Helenio Herrera, il Mago della Grande Inter, aveva già intuito l'essenza e la dimensione del pallone: "Il calcio moderno è velocità. Gioca veloce, corri velocemente, pensa velocemente". 

Un paradigma fondamentale che, ancora oggi, caratterizza le proposte di mezzo mondo. Essere rapidi significa stare al passo coi tempi. 
Non a caso, all’anti-vigilia dell'esordio in campionato, Ivan Juric era stato chiaro in conferenza stampa: “Dobbiamo giocare a pallone, non mi piace perdere tempo. Affronteremo l’Inter con umiltà, ma con il coraggio delle nostre idee”.
Detto, fatto… al netto dell'epilogo. Perché nonostante il poker calato dall’Inter (4-1), il Monza a San Siro mostra idee, identità e carattere. In particolare nel primo tempo, giocando con attenzione, buon piglio e personalità. 

Il gol al 6’ di Calhanoglu, che calcia forte di prima intenzione e buca Pizzignacco, non condiziona la formazione brianzola, in piena emergenza tra infortuni, squalifiche e operazioni non ancora concluse. Il tecnico croato restituisce alla squadra i principi che contraddistinguono la sua filosofia: compattezza, pressione, riaggressione, intensità ed equilibrio. Senza dimenticare il palleggio rapido, la verticalità e la vocazione offensiva, con riferimenti uomo su uomo in grado di soffocare l’iniziativa interista. L'esclusione di Cutrone e un 11 titolare di nomi poco conosciuti in Italia spariglia le carte in tavola e toglie controllo all'armata di Chivu, quasi sorpresa dalla forma di un Monza che non rinuncia a giocare e lo fa senza paura.

La risposta al Meazza è positiva e al 29’ arriva l’1-1: assist filtrante di Mout — autore di una prestazione di qualità e spessore, il migliore in assoluto della compagine biancorossa — e grande giocata di Varela, che si libera di Akanji e trafigge Martinez con un destro in diagonale. Primo centro al debutto nel massimo campionato per l'attaccante portoghese, le cui credenziali non sono passate inosservate nella Scala del calcio.

inter monza 4-1
L'esultanza del Monza al gol di Varela

Primo tempo alto, secondo basso

Nel secondo tempo, l’Inter cambia atteggiamento e determinazione. L'allenatore della Beneamata chiede ai suoi più ritmo e pulizia nel giro palla, cercando di coinvolgere con più insistenza Pio Esposito, perno e pivot dell'attacco. E così al 48' i padroni di casa passano in vantaggio, anche e soprattutto grazie alla gentile concessione di Pizzignacco, la cui uscita bassa e fuori giri spalanca la porta per l’appoggio comodo di Zielinski.

Il 3-1 di Esposito, di tacco, taglia le gambe al Monza, che scopre il fianco e perde distanze, facendosi infilzare con troppa facilità dai nerazzurri. Al 63’ Bisseck chiude i conti con un sinistro non irresistibile su cui Pizzignacco si lascia sorprendere. 

“Il calcio è fatto di errori e chi ne fa di meno vince”, diceva Johan Cruijff. E aveva ragione.
L’Inter ne commette meno e festeggia davanti al suo pubblico, il Monza perde ma esce a testa alta dal campo, tra gli applausi dei suoi tifosi, con una prova d’orgoglio che lascia ben sperare. Così come i giovani che, con la loro freschezza e imprevedibilità, possono diventare l’arma a sorpresa della stagione.

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Patrick Cutrone e Ivan Juric - Foto: MorAle

Segnali positivi e qualche luce a San Siro

“Fare o non fare. Non c'è provare”: il mantra del Monza deve essere quello del Maestro Yoda. L'azione è il solo modo per avvalorare le proprie intenzioni, dando tutto senza riserve.

Più che il risultato, contro l'Inter era importante affinare i meccanismi, proseguendo nel percorso di crescita in vista delle prossime sfide con le dirette concorrenti.

C’è ancora tanto da sistemare, a partire da una rosa da completare e da rendere competitiva. C’è una quadratura da trovare, limitando gli alti e bassi e curando i dettagli. 
Serve anche continuità, elemento indispensabile per dare fiducia e solidità al gruppo.
C'è però la consapevolezza di aver intrapreso la strada giusta: attraverso il lavoro si può costruire quella mentalità necessaria a raggiungere l’obiettivo salvezza, con un modello di gioco efficace e funzionale al progetto.

Il manico è in mano a Juric. Toccherà al Mister entrare ancor più in sintonia con la squadra, trasmettendo le sue passioni: quella per l'agricoltura, coltivando il potenziale dei giocatori; e quella per la musica metal, trasferendo carica e libertà emotiva. Un compito arduo, ma tutt'altro che impossibile. A partire dalla prima al Brianteo, in programma sabato 29 agosto alle 18:30 contro l'Udinese.

Andrea Rurali