Ci sono persone che la vita mette alla prova più volte. Ci sono storie vere che non hanno bisogno di clamore, che non cercano pietà e non chiedono visibilità. Sono storie che nascono e crescono ovunque, anche qui, tra le nostre strade, e parlano a chi sa ascoltare.

Questa è la storia di una giovane donna che vive in provincia di Bergamo. È la storia di una madre, di una forza silenziosa che non si è mai arresa, nemmeno quando la vita ha deciso di colpirla più volte.

Un’infanzia segnata dal dolore che però l'ha fortificata

Cresce nella bergamasca, in una famiglia come tante. Da bambina perde una zia giovane, amatissima, improvvisamente. Pochi anni dopo, a soli undici anni, perde anche il padre, che viene a mancare in pochissimi giorni. Troppo presto. Troppo in fretta.

La madre si divide tra più lavori per mantenere la famiglia. Lei studia, si impegna e, ogni estate, lavora in un bar, perché le piace ma anche per aiutare economicamente. Passa parte del suo tempo a Monza, dove gli zii abitano vicino alla Villa Reale, e si lega profondamente a una cugina che diventa compagna di giochi. Giochi semplici, tra i prati del Parco di Monza, un rapporto che dura ancora oggi.

Impara presto cosa significa rimboccarsi le maniche, anche quando dentro tutto fa male. Si diploma brillantemente, poi accetta un lavoro lontano, affrontando decine di chilometri ogni giorno pur di costruirsi un futuro, anche mentre combatte attacchi di panico che spesso restano invisibili, non raccontati.

Sogna l’amore, una casa, una famiglia da costruire passo dopo passo. E l’amore arriva: un giovane uomo che la legge dentro, che accoglie la sua profondità e ne vede le sfumature. Lui energico e vivace, lei più timida e chiusa. Un amore vero, che cresce senza rumore.

Comprano casa, fanno progetti, realizzano sogni. Nasce il primo figlio. La felicità è fatta di cose quotidiane, semplici, vere. Una vita normale, una vita bella.


La normalità come forma di coraggio

Il colpo più duro arriva quando nessuno se lo aspetta. Dopo una vacanza scopre di aspettare il secondo figlio, una gioia enorme. Pochi giorni dopo, però, tutto cambia: un malore improvviso, il ricovero, l’attesa che sembra infinita. Poi la diagnosi: tumore al pancreas con metastasi.

In due mesi il compagno di una vita se ne va, a quarant’anni. Fanno in tempo a sposarsi, come a promettersi che, comunque vada, l’amore resta. Durante quei mesi lei tiene duro, si dimostra una roccia, o forse finge di esserlo perché non ha alternative. Poi arriva il crollo, il dolore vero, la paura di non farcela.

E invece, lentamente, riparte. Anche grazie a chi le sta accanto senza mai lasciarla sola, come la sorella. A un mese dalla perdita rientra al lavoro, prima part-time poi a tempo pieno. I titolari la stimano, i colleghi e le colleghe la coccolano, e lei si rimette al lavoro con il solito impegno, anche per restare ancorata alla realtà.

Ricominciare, per sé e per i propri figli. Decide di vendere la casa dove vivevano insieme, non per scappare ma per ripartire. Una nuova abitazione, una nuova vita, lei e i suoi piccoli. A fine maggio nascerà il secondo bambino, il nome lo aveva scelto il papà.

Lei è pronta, non perché non abbia paura, ma perché ha imparato a convivere con il dolore senza farsi schiacciare. La normalità come forma di coraggio.

C’è un dettaglio piccolo, ma potentissimo. Ogni anno, con il marito e un amico, commentava e “votava” i cantanti del Festival di Sanremo, un rito leggero, un Fantasanremo in tre. Quest’anno ha chiesto all’amico di farlo ancora, in due. Ed è lì che si capisce tutto.

Nel lutto, nel silenzio, nella mancanza, lei sceglie di guardare avanti. Sceglie la vita quotidiana, sceglie di continuare, sceglie di mantenere quel rito perché sa che suo marito avrebbe voluto così.

Una donna bergamasca con il cuore in Brianza, una resilienza femminile che non fa rumore. Non cerca attenzioni, è gentile, determinata, presente. Non ha bisogno di proclami.

Ci sono persone che vincono ogni giorno semplicemente continuando a camminare. E lei è una di quelle. Io non ho mai avuto dubbi: so che ce la farà. L’ho sempre saputo.

Daniele Schenoni