Nel dibattito pubblico cittadino ci sono temi che riescono a coinvolgere sensibilità molto diverse tra loro. Quando si parla di patrimonio storico, accessibilità e trasformazioni urbane, il confronto si allarga inevitabilmente oltre i confini tecnici per diventare discussione culturale e politica.
È ciò che sta accadendo nelle ultime settimane attorno a uno dei simboli più riconoscibili del centro storico. Tra prese di posizione favorevoli, dubbi sul metodo e richieste di maggiore partecipazione, la discussione continua ad animare associazioni, operatori economici e cittadini.
Il tema non riguarda soltanto una soluzione progettuale, ma anche il percorso scelto per arrivarci. Ed è proprio su questo terreno che si registrano le reazioni più significative.
Nel frattempo, la prospettiva di rendere pienamente fruibile il monumento resta al centro dell’attenzione pubblica.

Arengario

Arengario di Monza e ascensore interno: consenso diffuso ma critiche sul metodo

La scelta di orientarsi verso l’ascensore interno per l’Arengario di Monza raccoglie un consenso ampio tra associazioni culturali, commercianti e parte della cittadinanza. Diverse realtà - testimoniano alcuni articoli apparsi su Il Giorno - hanno infatti ritenuto la soluzione interna più rispettosa dell’equilibrio architettonico del centro storico e più inclusiva dal punto di vista dell’accessibilità.

In particolare, i rappresentanti del commercio hanno espresso parere favorevole sottolineando come una struttura esterna avrebbe avuto un forte impatto visivo e possibili ripercussioni sugli spazi pubblici della piazza. Anche alcune associazioni culturali hanno evidenziato il valore simbolico di un ingresso unico e condiviso, capace di evitare percorsi separati per le persone con disabilità.

Accanto ai pareri positivi, però, emergono anche critiche legate al percorso decisionale e all’affidamento progettuale allo studio guidato da Stefano Boeri, tema che continua ad alimentare il confronto cittadino.

Giada Turato e Connetti Monza Brianza: dubbi su partecipazione e tutela

Tra le voci critiche si distingue quella di Giada Turato, esponente dell’associazione Connetti Monza Brianza, che in un intervento pubblico ha espresso preoccupazione per il metodo seguito.

“Il problema non è solo la soluzione scelta – dichiarano – ma il metodo utilizzato. La firma di una archistar non può sostituire il rigore scientifico della tutela monumentale”. Secondo l’associazione, un concorso di idee avrebbe potuto valorizzare professionisti emergenti e garantire un possibile risparmio di risorse pubbliche, oltre a una partecipazione più ampia.

Turato sottolinea inoltre come il numero limitato di realtà coinvolte non possa rappresentare una decisione realmente condivisa dall’intera città, suggerendo di concentrare le priorità sull’accessibilità urbana diffusa – strade, marciapiedi e percorsi ciclabili – prima di intervenire sul monumento.

Leggo che all'Arengario si va verso l'ascensore interno "griffato" Boeri", dopo una riunione con il Sindaco in cui...

Pubblicato da Giada Turato su Martedì 17 febbraio 2026

Il confronto resta quindi aperto tra esigenze di tutela monumentale, inclusione e partecipazione civica, mentre la prospettiva di riapertura dell’Arengario di Monza continua a rappresentare un passaggio cruciale per la vita culturale cittadina.