Mediaset alza il muro e lo fa con un comunicato durissimo. Dopo ore di voci, insinuazioni e contenuti circolati sul web e sui social, il gruppo di Cologno Monzese prende posizione e respinge con fermezza ogni accusa, parlando apertamente di diffamazione, menzogne e campagne d’odio mascherate da informazione.

Una presa di posizione netta, che segna una linea di confine precisa tra libertà di espressione e abuso dei mezzi di comunicazione.


“La libertà di parola non è libertà di diffamare”

Nel testo diffuso dall’azienda viene chiarito un principio centrale: la libertà di espressione non può e non deve mai coincidere con la distruzione sistematica delle persone.

Secondo Mediaset, quanto circolato nelle ultime ore non ha alcun legame con la verità, con il giornalismo o con il diritto di cronaca. Al contrario, si tratterebbe di una reiterazione di falsità gravi, insinuazioni e accuse prive di fondamento, capaci di colpire non solo l’azienda ma anche le persone coinvolte e le loro famiglie.


Accuse senza prove e reputazioni sotto attacco

Il comunicato parla esplicitamente di menzogne che ledono la reputazione di una società quotata in Borsa, sottolineando la gravità di un metodo che, oltre a colpire l’azienda, finisce per trascinare nel fango singoli professionisti, artisti e nuclei familiari.

Un meccanismo che, secondo Mediaset, non informa e non denuncia, ma monetizza l’insulto, trasformando l’odio e la violenza verbale in strumenti di profitto.


“Questo non è informare, è lucrare”

È forse il passaggio più duro del comunicato. Mediaset accusa apertamente chi diffonde questo tipo di contenuti di alimentare un clima di disprezzo non solo verso la verità, ma verso la dignità umana.

Un modello comunicativo che normalizza l’odio, spingendo sempre più in là il confine del lecito e del civile, con effetti che vanno ben oltre il dibattito pubblico.


La linea dell’azienda: tutelare persone e professionisti

Nel finale, Mediaset ribadisce il proprio impegno a tutelare in ogni sede competente l’azienda, i professionisti coinvolti e tutte le persone colpite da queste campagne, annunciando una linea di fermezza contro ogni abuso dei mezzi di comunicazione.

Il messaggio è chiaro: la libertà di parola non può essere usata come scudo per l’odio.

Il comunicato è datato Cologno Monzese, 27 gennaio 2026.
Una data che segna uno spartiacque in una vicenda che, a questo punto, rischia di spostarsi anche sul piano legale.