Carattere e reazione, vittoria di rigore (finalmente): il Monza batte in rimonta l'Avellino 2-1
In meno di 10 minuti, i biancorossi ribaltano il punteggio e superano gli Irpini grazie al gol dal dischetto di Capitan Pessina. L'analisi del match.
“Nel calcio è importante la reazione all'errore”.
Perché gli errori fanno parte del gioco, ma la voglia di riscattarli - come sostiene lo psicologo dello sport Alberto Cei - è l'aspetto più importante.
Così come le scelte, che possono cambiare il destino degli eventi. Delle partite e dei campionati.
Se Pierre Sansot diceva che “il buon giocatore deve fare la scelta giusta immediatamente prima di aver riflettuto su cosa sarebbe meglio fare”, è altrettanto vero che per un allenatore, come sostiene Max Allegri, “la scelta giusta è sempre quella di far vincere la squadra”.
Il Monza batte l'Avellino e conquista la terza vittoria consecutiva, seconda in rimonta dopo il colpo esterno di Padova.
Con lo stesso risultato e la stessa risoluzione. Con lo stesso atteggiamento e il piglio frontale di chi, col trascorrere dei minuti, rifiuta il punteggio e trova l'energia per ribaltarlo.
All'U-Power Stadium i brianzoli comandano la gara, ma si complicano la vita subendo in transizione - sulla palla persa in ripartenza da Brorsson - il gol del vantaggio degli irpini.
Biasci gela Thiam, ma non il Monza, che con pazienza e intenzione aumenta l'intensità e assedia l'Avellino nella propria metà campo.
Nell'ultimo atto entra in scena la P(2) biancorossa, Patrick & Patrick: Ciurria propizia, Cutrone trasforma. E poi ci pensa Pessina a completare il sorpasso.
3 punti di carattere, cuore, sacrificio. E soprattutto determinazione, quella di chi non si arrende e riesce a conquistare il risultato. A tutti i costi. Ma è la reazione a fare la differenza, quella che il Monza trova - con cattiveria e fame - dopo lo 0-1 dell'Avellino.

Avellino concreto, Monza reattivo
"L'ossessione batte il talento, lo batterà sempre", diceva Stanley Sugerman (interpretato da Adam Sandler) nel film Hustle del 2022.
Più che una frase, uno state of mind. Perché la tecnica senza ossessione, e quindi volontà, è uno strumento sterile.
I migliori giocatori non forzano il gioco: lo sentono. Arrivano prima degli altri e si adattano rapidamente. Mettono a disposizione le proprie abilità per il bene comune.
Perché il calcio è uno sport di squadra e tutti devono remare dalla stessa parte.
Dopo la trasferta all'Euganeo, il Monza affronta l'Avellino all'U-Power Stadium.
Bianco si affida al consueto 1-3-4-2-1: Thiam tra i pali; Brorsson, Delli Carri e Carboni in difesa; Birindelli, Obiang, Pessina e Azzi a centrocampo; Colpani e Hernani alle spalle di Mota.
Biancolino risponde con l'1-3-5-2: Daffara in porta; Simic, Enrici, Fontanarosa nel pacchetto arretrato; Missori, Palumbo, Besaggio, Le Borgne e Sala sulla linea intermedia, Biasci-Patierno tandem offensivo.
Nel primo tempo la squadra di Bianco fa valere la tecnica, cerca la pulizia nelle giocate (talvolta esasperandola) con un pizzico di frenesia e impegna in più circostanze Daffara, senza però riuscire a segnare. A incidere è la gestione del ritmo, che il Monza non riesce a regolare nei primi 45', applicando una tattica corale organizzata, ma peccando nelle singole tattiche individuali, con alcuni giocatori poco inseriti nel gioco e calati nel contesto (Hernani e Mota su tutti). C'è attenzione nella fase di possesso, per costruire la manovra e generare occasioni. Ma c'è anche un po' di latenza nel riattivare la fase di non possesso in transizione negativa.
Al contrario formazione di Biancolino accetta le condizioni della sfida e rispetta il suo piano gara: difendere e contrattaccare, contenere e proporsi in avanti, sfoderare un atteggiamento aggressivo e spezzare le trame dei biancorossi, recuperare palla e verticalizzare.
Ma è nella ripresa che l'equilibrio si rompe e il match entra nel vivo, coi brianzoli che perfezionano le scelte negli ultimi 20 metri e attraverso le scelte in corsa di Bianco si accaparrano l'intera posta in palio. Correggendo formazione e applicazione iniziali, con sostituzioni e energie fresche dalla panchina.
Caso, Ciurria, Cutrone e Colombo: le 4 C del Monza entrano e lasciano il segno. L'ala ex Modena mette rapidità e dinamismo rispetto a uno spento Hernani, il Fante pennella un altro assist per la frustata di testa del 10 biancorosso, carico e propositivo nel modo di stare in campo; Colombo alza il livello di interdizione e velocizza la manovra, occupando i giusti spazi.
Dall'1-1 a 2-1 in 8 minuti: è la sequenza madre di un successo costruito dal primo momento, ingarbugliato dagli episodi e definito nel finale con audacia e spirito incendiario.
Dopo 7' di recupero Marinelli fischia tre volte: Monza-Avellino termina 2-1.

Vincere aiuta a vincere
26 tiri complessivi, di cui 7 in porta e una presenza costante dentro le maglie difensive degli irpini. I numeri e le statistiche confermano l'andamento della gara e di una vittoria meritata dei brianzoli, in casa, davanti al proprio pubblico.
È la domenica delle prime volte per il Monza: primo centro in biancorosso per Cutrone, primo gol stagionale per Capitan Pessina sul primo rigore a favore del campionato.
Un successo fondamentale, da squadra che lotta senza mai mollare e in cui ogni singolo è parte integrante del progetto. In una gara in cui gli episodi hanno modificato l'inerzia e insidiato il percorso dei brianzoli. Alla fine, con pazienza e autorevolezza, arrivano i tre punti e il secondo posto momentaneo in classifica, a +1 sul Frosinone terzo e +3 sul Palermo quarto.
La gara contro l'Avellino - esattamente come la trasferta all'Euganeo e tutti gli altri scontri - rimarca fermamente un concetto: in Serie B, e in generale nel calcio, non esistono partite facili o scontate, ma partite da vincere con impegno, sudore e fatica.
Bianco lo sa bene, la squadra pure: le qualità da sola non bastano. Occorrono equilibrio, abnegazione e lucidità, compresa la capacità di gestire la pressione nel modo corretto. Per confermare il lavoro settimanale e consolidarlo in campo. E soprattutto per migliorare, lavorando sulla tenuta mentale e un approccio più lineare nell'arco dei 90 minuti (senza aspettare di andare sotto per spingere al massimo).
Perché nel calcio, come ribadiva il Kaiser Beckenbauer, “non vince chi è più forte, ma è più forte chi vince”.
Prossima tappa: Stadio Druso di Bolzano, turno infrasettimanale contro il Südtirol di Castori. Una trasferta da affrontare con fiducia e consapevolezza, per macinare punti e dare continuità ai risultati.
Di Andrea Rurali



