"Nel calcio il recupero del risultato è soprattutto una questione di anima”.
Gianni Brera aveva ragione. Il suo lascito è un pozzo di pensieri e riflessioni che, oggi più che mai, aiutano a orientare l'analisi, entrando in profondità nei discorsi. Che è proprio ciò che serve nell'epoca della volubilità, dei voli pindarici, dei giudizi tranchant. Non c'è niente di più sbagliato di approcciare la materia - gli sport in generale - con il filtro della superficialità, perché il calcio è un sistema complesso che vive di complessità (come da titolo, emblematico, del sito di Filippo Galli) e non di semplificazioni.

Gli episodi incidono sui risultati, ma è il carattere a definire la dimensione di una squadra. E il Monza, durante l'intera stagione, ha macinato punti e vittorie, dimostrando di avere tra le sue qualità migliori quella di resistere, ribaltando i punteggi o pareggiando i conti. E non è una cosa da poco, perché significa avere qualcosa dentro che va oltre il passaggio riuscito, l'assist o il gol segnato. 

Perché quando sei sotto, il carattere conta più della tattica e la voglia di ribellarsi agli eventi è segno di forza mentale, di personalità, di spessore.
Al Romeo Menti accade esattamente questo: la squadra di Bianco va sotto di due gol, ma non soccombe e ribatte, gettando il cuore oltre l’ostacolo e riacciuffando la semifinale di andata contro la Juve Stabia. 

juve stabia monza 2-2
La formazione del Monza al Menti - Foto MorAle

Le Vespe pungono, i brianzoli rispondono

Azzerata la regular season, il Monza riparte dai playoff con le idee chiare: conquistare la promozione in A.

Nel primo atto della semifinale c'è la trasferta insidiosa di Castellammare contro una Juve Stabia reduce dal successo esterno di Modena.

I biancorossi approcciano la gara con testa e attenzione, bloccando le fonti “d'ispirazione” della Juve Stabia e alzano la pressione in fase di non possesso. Il lavoro senza palla è cruciale per scardinare il gioco avversario e sfruttare le transizioni, il vero metronomo del calcio odierno. La squadra di Bianco trova compattezza, chiude gli spazi, mostrando bilanciamento tra i reparti. Carboni tallona a uomo Correia, l'uomo tra le linee della formazione campana. A mancare è l'ultimo passaggio, con il Monza che sfiora il vantaggio nel primo tempo, costruendo le migliori occasioni.

Nella ripresa le Vespe aumentano il ritmo e pungono, prima con l’ex Mosti e poi con Okoro, entrambi imbeccati dalle incursioni di Cacciamani sulla sinistra.
Due reti quasi in fotocopia, scaturite dalle amnesie difensive dei brianzoli, che calano nella prima parte del secondo tempo e vanno in difficoltà, perdono stabilità ed efficacia e favorendo gli assalti avversari. 
I cambi dalla panchina danno nuova linfa, con Petagna, Bakoune, Caso e Delli Carri a cambiare l’inerzia del match. Il piano prevede uno sviluppo perimetrale per mettere i quinti o le punte esterne nelle condizioni di ingaggiare l'uno contro uno e creare superiorità. Una mossa che genera il 2-1, con la combinazione Caso-Pessina-Petagna-Carboni a fabbricare un gol pesantissimo nell'economia del doppio confronto.

Il 37 biancorosso, da perfetto pivot cestistico in stile Shaquille O'Neal, fornisce l’assist all'ex Cagliari che, al posto giusto e al momento giusto, accorcia le distanze  Nel finale è Delli Carri a insaccare in rete il definitivo 2-2, su palla inattiva, con una zampata fulminea in area piccola. Poi l’esultanza rabbiosa, a rimarcare la tenacia di una squadra vera, che lotta e combatte senza mai mollare. Fino alla fine.

Un atteggiamento che rievoca il mantra di Marcelo Bielsa, da scolpire nella pietra come slogan motivazionale: “Corri più degli altri, lotta più degli altri, resisti più degli altri”.

Al triplice fischio finisce come il match di novembre: Juve Stabia-Monza termina 2-2.

juve stabia monza 2-2
L'esultanza del Monza al Menti - Foto MorAle

Migliorare e determinare

C'è una frase di Antonio Conte che riassume alla perfezione un concetto fondamentale: “Il miglioramento passa dal sacrificio quotidiano. Non esistono scorciatoie.”

Il Monza può e deve migliorare, ritrovando la brillantezza necessaria per affrontare l'ultimo tratto del torneo. E, soprattutto, mantenendo il sangue freddo e i nervi saldi. 
Il destino è nelle mani dei biancorossi, che dovranno fare di tutto per determinarlo.

Martedì 19 maggio 2026 all’U-Power Stadium andrà in scena la gara di ritorno: una partita da giocare con il coltello tra i denti, senza fare calcoli, ma puntando alla vittoria per centrare la finale. 

Perché vincere aiuta a vincere e genera entusiasmo, un fattore che, in questo rush finale della stagione, può fare la differenza. Dalla squadra ai tifosi e all’ambiente intero: tutti uniti verso un solo obiettivo.

Di Andrea Rurali