x

x

FOTO: Aia
FOTO: Aia

L'arbitro internazionale Fabio Maresca, della sezione di Napoli, ha rilasciato un'intervista al quotidiano partenopeo Il Mattino in cui ha parlato della mansione arbitrale, soffermandosi anche sull'aiuto tecnologico del Var e sul fallo di mano. Ecco come esordisce il fischietto campano:

"Mi affascina e non poco questa cosa. E potrebbe darsi che succederà prima o poi. Sarebbe
importante essere in grado di comunicare con la terminologia più appropriata con i tifosi, usando il dettame regolamentare. Il calcio è uno spettacolo e avere un arbitro che dà spiegazioni potrebbe aumentare lo show. Noi siamo pronti a fare la nostra parte".

“Col Var non credo che il lavoro sia semplificato, ma diverso rispetto a prima. Siamo gestori di cinque collaboratori, compresi quelli nella sala VAR, abbiamo sempre la possibilità di correggere una decisione errata, è raro ormai che si possa inficiare con una nostra decisione il risultato finale di una partita. Poi, tutti noi tra andare al VAR e sbagliare, preferiamo sempre andare al VAR. È come avere una rete di protezione".

"Alla base di un errore negli ultimi tempi ci siamo resi conto che spesso c'è proprio l'errata comunicazione audio. Ragion per cui, stiamo cercando tutti di usare sempre le stesse frasi per aprire e chiudere un check, per avviare o fermare la comunicazione tra arbitro e VAR. Insomma, abbiamo messo in piedi una check list di frasi che ci aiuta ad evitare ogni fraintendimento. Come nel linguaggio dei piloti degli aerei. Perchè nel corso delle vari fasi, magari concitate di una partita, ci sta che possano esserci delle incomprensioni. E mi pare che quest’anno siano molto ridotte".

"Fallo di mano? Non possiamo pretendere che i difensori giochino con le mani dietro la schiena, d’altro canto anche questa è una regola in continua evoluzione e non è facile muoversi dentro continui cambiamenti. Sappiamo bene che i calciatori hanno grande capacità di controllare il proprio corpo, quello che talvolta appare come fortuito, tanto fortuito non è. E l'obiettivo, difficile, ma a cui tendiamo, è l’uniformità di giudizio".