Partita sofferta, vittoria allegriana: il Monza espugna l'Euganeo e batte il Padova (1-2)
Con le unghie e con i denti, i brianzoli conquistano 3 punti fondamentali contro i patavini. Decisivo il gol del Canario nel finale. L'analisi del match.
“Più difficile è la vittoria, più grande è la felicità nel vincere”, diceva O Rei do Futebol Pelé. E aveva ragione.
Dalla Chiesa di Sant’Agostino di Padova (rasa al suolo nell'800) a Sant’Agustín Alvarez: l’artiglio che graffia, l’impronta del Canario, il timbro sulla sfida. Con la garra uruguaiana e quella malizia che, in area di rigore, può decidere le gare.
Il Monza espugna l’Euganeo con un successo fondamentale in ottica classifica. Di sofferenza, con le unghie e con i denti, giocando un match di struttura, solido e concreto. E di Corto Muso allegriano, nel momento più complicato, con le qualità dei singoli e la profondità della rosa a incidere sensibilmente.
Perché, come sosteneva Red Sanders (storico coach dell’UCLA): “Winning isn't everything, it's the only thing”.
Tradotto: “vincere non è importante, ma è l'unica cosa che conta”.
Una frase approdata in Italia e statuita della Juventus come motto capitale, trasmesso dal Presidente Boniperti ad Alessandro Del Piero, ex capitano bianconero con un passato tra le giovanili del Padova. E proprio nel feudo dei biancoscudati, il Monza fa valere la sua legge, quella di chi, con spirito di sacrificio e determinazione, riesce a ottenere il risultato.
Una vittoria che conta, nel momento in cui conta di più, ovvero quando chi sta davanti non vince. Due punti recuperati al Frosinone e secondo successo consecutivo: a propiziare la vittoria è l’assist al bacio - di sinistro e con un giro “alla Del Piero" - di Ciurria per l’incornata di Alvarez. Il Fante e il Canario, le mosse di Bianco dalla panchina, entrati nel finale e decisivi nel completare la rimonta.

Monza tecnico, Padova battagliero
“Si può rinunciare a tutto, ma senza la tecnica non vai da nessuna parte. Quella rimane la componente fondamentale”.
Le parole di Gianfranco Zola mettono in luce quello che nel calcio fa la differenza: la tecnica. Da esercitare in campo, ma con la giusta mentalità. Perché la tecnica senza testa è pura ostentazione.
Dopo il 3-0 contro il Pescara all'U-Power Stadium, il Monza torna a sfidare il Padova in Serie B dopo quasi 30 anni, con l'ultimo precedente all'Euganeo favorevole ai brianzoli: 10 maggio 1998, 1-2 in rimonta grazie alle reti di Francesco Clementini e Zizi Roberts.
Bianco si affida al consueto 1-3-4-2-1: Thiam in porta; Brorsson, Ravanelli, Carboni nel pacchetto arretrato; Birindelli, Obiang, Pessina, Azzi a centrocampo; Colpani e Hernani Jr. alle spalle di Mota.
Andreoletti risponde con l'1-3-5-2: Sorrentino tra i pali; Faedo, Sgarbi, Perrotta in difesa; Capelli, Fusi, Harder, Di Maggio, Barreca nel reparto intermedio; Bortolussi e Gomez in attacco.
Il Monza parte bene e comanda la partita, consolidando il possesso per vie orizzontali, ma faticando a imbucare in verticale, complice il blocco basso del Padova, che chiude spazi interni e varchi centrali.
La formazione di casa accetta il copione e si difende con ordine, sfodera una prestazione di sostanza, molto applicata sul piano tattico e fisico.
Duelli, seconde palle e agonismo: la squadra di Bianco è connessa nelle due fasi, accesa nell’approccio e calata nel contesto, tiene il pallino del gioco dal primo all'ultimo minuto e concede qualche chance al Padova, che raccoglie gli errori in disimpegno dei brianzoli per ripartire in transizione.
Ma il calcio è fatto di episodi, che vanno affrontati di petto e non subiti, anche quando non girano a favore. A rendersi protagonista è l’arbitro Massimi, gravemente insufficiente nella direzione di gara, sgangherata e confusa, con valutazioni incomprensibili e in contrasto con le dinamiche di gioco. Bortolussi sblocca il punteggio su rigore al 17’, Colpani rimette tutto in equilibrio al 45’ con una rasoiata mancina che si infila nell’angolino basso alla sinistra di Sorrentino.
Il gioco è frammentato, la manovra biancorossa è spesso interrotta dal Padova, tenace nell'approccio e in linea col suo piano gara, di contenimento e rimessa.
Tanto palleggio, poca consistenza negli ultimi 20 metri: i brianzoli governano la gara, costruiscono occasioni, ma peccano di precisione sotto porta, cercando varie volte la soluzione dalla distanza per sfondare il muro dei veneti.
Un incontro ruvido che produce insidie e nervosismo, ma genera emozioni e tensione, con rovesciamenti di fronte a tenere in bilico il risultato.
Ma alla fine, dopo aver sciupato diverse opportunità (compresa la traversa di Ravanelli), è il Monza a piazzare il sorpasso, riabilitando tre fattori che, fino al gol del 2-1 annullato al Padova (per gioco pericoloso su Pessina), erano un po' mancati: pazienza, lucidità e autorevolezza.
Dopo 6' di recupero l'arbitro manda le squadre sotto la doccia: Padova-Monza termina 1-2.

3 punti che valgono doppio
"Il calcio vero non si commenta a sensazione. Si analizza con dati, contesto, numeri e fatti. Il resto è rumore".
Dal manuale del calcio secondo Max Allegri.
20 tiri, di cui 9 nello specchio di porta, 5 fuori bersaglio e 6 respinti: i numeri del Monza rispettano l'andamento del match, contro un Padova compatto che, appena riconquista palla, si fa vivo dalle parti di Thiam, senza però impensierirlo.
Le occasioni migliori le creano i brianzoli, con Azzi nel primo tempo e Colpani (su punizione) nella ripresa a scaldare i guantoni dell'ex Sorrentino.
La squadra di Bianco sale a quota 44 in graduatoria, mantiene 3 punti di vantaggio sul Palermo e scava un solco sul Modena quinto, con la vetta meno distante (da -4 a -3, col Venezia nuova capolista) e la zona promozione più vicina (-2 dai Ciociari).
I brianzoli infliggono un ko “tecnico” ai padroni di casa proprio con la tecnica, quella del Flaco Colpani con un sinistro rasoterra netto e chirurgico. E quella del Fante Ciurria, che pennella una traiettoria certosina per lo stacco di Alvarez, scaltro a rubare il tempo al difensore e a spizzare in rete.
Azioni “pulite” a sbrogliare una partita “sporca”, come in occasione del 2-1 definitivo, costruito con i fondamentali offensivi - cross e conclusione – nella fase in cui il Padova, con piglio e fiducia, stava cercando il vantaggio.
Pragmatismo puro, come Pierce e James insegnano, e atteggiamento corretto.
Una vittoria, corsara e meritata, che vale doppio: sia per la sconfitta riscattata dell’andata, sia per aver accorciato sul secondo posto.
Senza dimenticare il peso specifico dei punti conquistati in rimonta su un campo ostico, e la carica che un successo del genere, negli ultimi minuti, può restituire in termini di morale e autostima ai biancorossi. Nuova benzina nel motore nel periodo cruciale del campionato, quello in cui occorre vincere, anche rinunciando a un pizzico di cosmesi nel gioco, ma moltiplicando grinta, cuore e abnegazione.
Perché è nella sofferenza - e nella capacità di stare nei momenti, sapendo soffrire - che si misura la forza di un gruppo. Non solo: anche il carattere di una squadra che rispecchia il credo del suo allenatore – Paolo Bianco, sempre più leader del Monza – e guarda dritto all’obiettivo.
Passo dopo passo, uniti fino alla fine e focalizzati su ciò che bisogna fare nei prossimi impegni. Domenica 8 febbraio all’U-Power Stadium arriva l’Avellino dell’ex Armando Izzo: un altro match da affrontare al meglio per ottenere il massimo (al singolare, rigorosamente).
A cura di Andrea Rurali



