Milano cortina

Le Olimpiadi invernali non sono solo una questione di medaglie. Sono una questione di identità. Di territori, di culture sportive, di discipline che vivono lontano dal centro della scena ma che, quando arriva il momento, sanno raccontare un Paese meglio di qualsiasi podio. In vista delle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026, l’Italia si presenta con una storia complessa e stratificata, fatta di campioni iconici e di atleti che hanno vinto nel silenzio.

Non è solo sci. Non lo è mai stato davvero.

Alberto Tomba, il volto irripetibile dell’Olimpiade italiana

C’è stato un tempo in cui lo sci alpino era prima serata. Un tempo in cui le Olimpiadi invernali entravano nelle case come un evento popolare, capace di unire pubblico generalista e appassionati. Quel tempo porta un nome preciso: Alberto Tomba.

Tre ori e due argenti olimpici tra Calgary 1988 e Albertville 1992 raccontano solo in parte il fenomeno. Tomba è stato un acceleratore culturale. Ha trasformato una disciplina tecnica in racconto nazionale, ha dato allo sport invernale italiano un volto riconoscibile, spavaldo, immediato. In vista di Milano-Cortina, la sua eredità resta il punto più alto mai raggiunto dall’Italia in termini di impatto mediatico olimpico.

Armin Zoeggeler, la grandezza della costanza

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Se Tomba è stato il clamore, Armin Zoeggeler è stato il tempo. Otto Olimpiadi consecutive a medaglia nello slittino, dal 1994 al 2014. Un dato che da solo basterebbe a definirne la grandezza.

Lo slittino è una disciplina estrema, silenziosa, quasi ascetica. Non concede seconde possibilità. Zoeggeler ha costruito una carriera fondata sulla precisione, sulla longevità, sulla capacità di restare competitivo mentre tutto intorno cambia. È il simbolo perfetto dell’atleta olimpico di minoranza: poco raccontato, enormemente decisivo.

Gerda Weissensteiner, due sport, una sola traiettoria

Tra le pagine meno celebrate dello sport italiano c’è quella di Gerda Weissensteiner. Medagliata olimpica sia nello slittino sia nel bob, è l’unica atleta azzurra capace di riuscirci in due discipline diverse alle Olimpiadi invernali.

In anni in cui la narrazione sportiva era ancora più selettiva, Weissensteiner ha incarnato una doppia marginalità: di genere e di sport. Oggi la sua carriera appare come un manifesto anticipato della multidisciplinarità moderna, costruita lontano dai riflettori ma con una solidità rara.

Arianna Fontana, il short track portato fuori dall’ombra

Il short track resta uno sport di nicchia, anche quando si vince. Eppure Arianna Fontana ha compiuto un’operazione quasi impossibile: ha reso centrale una disciplina marginale.

È l’atleta italiana più medagliata di sempre alle Olimpiadi invernali, ma il suo valore va oltre il conteggio dei podi. Fontana ha dato identità a uno sport nervoso, tattico, spietato, spesso difficile da leggere. Milano-Cortina erediterà anche questo: la dimostrazione che non esistono sport minori, ma solo racconti costruiti male.

Dorothea Wierer e il biathlon che parla italiano

Il biathlon è una frontiera. Sci di fondo e tiro a segno, resistenza e controllo, rumore del respiro e silenzio assoluto. In un panorama storicamente dominato da atleti nordici e mitteleuropei, Dorothea Wierer ha portato l’Italia stabilmente ai vertici.

La sua importanza non è solo sportiva. È culturale. Ha reso familiare una disciplina complessa, mostrando che l’Italia può essere competitiva anche lontano dai propri stereotipi alpini più tradizionali.

Milano-Cortina 2026, un’Olimpiade di identità

Milano-Cortina non sarà soltanto un grande evento sportivo. Sarà una dichiarazione di pluralità. Metropoli e montagne, sport iconici e discipline di confine, memoria e futuro.

Guardando al passato, l’Italia ha già dimostrato di saper parlare molte lingue olimpiche. Il vero successo del 2026 non sarà solo nel medagliere, ma nella capacità di raccontare tutte queste storie. Anche quelle che scorrono veloci sul ghiaccio, lontano dalle luci.