martedì, Giugno 28, 2022
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Simone Castelli: ‘Una partita che grida ancora vendetta, Monza – Pisa vale anche una generazione’

Che a distanza di quindici anni, Monza-Pisa sia una partita che gridi ancora vendetta, lo è stato detto e scritto da molti e spesso. Chiunque, non abbia vissuto sulla propria pelle quell’inglorioso giorno all’Arena Garibaldi, ha letto quello che successe in campo e fuori: fa parte a tutti gli effetti della storia del nostro club.

Io ad esempio non c’ero, anche per un fattore anagrafico e del Monza dei primi anni ’10 del 2000 ne ho sentito parlare dai più grandi, dalla mia famiglia, dalla redazione di Monza-news che mi ha accolto, per qualche stagione, poco meno di dieci anni fa e ascoltando quei racconti, non ho cominciato ad appassionarmi al biancorosso ma anzi, mi hanno convinto e reso sempre più orgoglioso della mia scelta di tifare Monza in un periodo storico societario oggettivamente difficile.

Negli anni della scuola in cui, tra un libro e l’altro mi ritagliavo sempre il tempo di seguire le partite casalinghe e anche qualche trasferta, ho visto un’altalena continua fra Prima e Seconda Divisione, Serie D e tribunali.

Chi si appassionerebbe ad una squadra con risultati scadenti?  Pochi adulti, magari pensionati fanatici dei tempi d’oro del SADA e nessun giovane, nemmeno quando si tentò di provare ad organizzare biglietti appositi per gli studenti degli istituti superiori monzesi. Ricordo che nella mia esperienza di rappresentate d’istituto se ne parlò, con un esito rasente allo zero assoluto.

Negli ultimi anni invece, in cui i risultati sul campo sono stati decisamente migliori e anche quando non lo erano, le ambizioni e i presupposti per credere negli obiettivi stagionali c’erano, il lavoro e complici alcuni periodi lontani da casa mi hanno portato a bazzicare poco stadio e tanta pay-tv. Peccato.

Quando ho potuto però non mi sono fatto sfuggire le occasioni, che fossero partite casalinghe o trasferte. L’ultima quella di settimana scorsa a Brescia: una gran bella goduria.

Nelle poche presenze e l’alternanza di settore tra curva e tribuna mi ha permesso di vedere tanti volti nuovi e ad ognuno di loro assegnare una fascia d’età.

Ce n’è di tutti i colori! Bambini con mamme e papà, gli adolescenti, i club (sempre più numerosi) e gli ultras, gruppi di amici adulti che non si sono persi di vista nel corso degli anni, i pensionati che passavano (fino a quando si è potuto) interi pomeriggi a Monzello e talvolta sapevano prima della stampa i nuovi acquisti.

Quello che ho notato in maniera forte però è che c’è una grossa carenza di ragazzi come me, con un’età compresa tra i 25 e i 30 anni.

Ripercorrendo la cronistoria del Monza, ogni generazione citata prima è figlia di un periodo di successi più o meno importanti della società e di tanto calcio di alto livello e che quindi hanno avuto la possibilità di legarsi ai motivi biancorossi. Gli unici ad essere stati privati delle opportunità di avvicinarsi e sposare la causa, sono stati quei ragazzi che in età adolescenziale avevano le domeniche a disposizione per frequentare l’ormai ex Brianteo e visti i risultati deludenti in campo e a livello dirigenziale, hanno preferito seguire le vicende di squadre vicine a casa e più blasonate come Milan o Inter. Ma è comprensibile: un adolescente vuole vincere, fare festa e baldoria fino all’indomani e presentarsi a scuola senza voce, anche per avere una motivazione credibile per evitare l’interrogazione.

Tutto questo discorso, tra personale e storia, per dire cosa? Che la doppia sfida Monza-Pisa è importante ai fini dell’obiettivo? Banalità!

Tutto questo per dire che la doppia sfida, è molto più che una finale, è anche questione generazionale che va oltre al risultato.

Quella del Monza targato Berlusconi-Galliani, non solo è una missione di cuore e di campo per portare la Città dove non è mai stata ma è anche un impegno verso un bacino di circa 800.000 abitanti, quelli della provincia di Monza e Brianza, per Insegnare loro, soprattutto ai più giovani, che le gioie sono ancora più belle se ci si appassiona anche alle sfide quelle difficili, dove c’è da faticare e soffrire senza ripiegare su strade indubbiamente più semplici e dove le vittorie sono più facili.

Il Monza ha bisogno di tifosi fedeli e genuini che restino nel tempo, il Monza ha bisogno di capitalizzare il più possibile quanto sta cominciando a raccogliere ora sul territorio perché con il calore di tanti, gli episodi come quello di Pisa 2007 saranno semplicemente una brutta pagina sommersa di storie gloriose e romantiche, il Monza ha bisogno che il territorio si leghi a sé come è successo in altre realtà che oggi calcano campi superiori come Atalanta o Spezia. Simone Castelli

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