"Il calcio è fatto di cicli. Contano solo i risultati".
Pagina 1 del manuale del calcio secondo Massimiliano Allegri, uno degli allenatori più pragmatici e vincenti in Italia, tacciato spesso di privilegiare i risultati al bel gioco. 
Una dicotomia vuota e priva di significato. Riduzione giornalistica che tende a banalizzare, e quindi a trattare con superficialità, ciò che invece andrebbe analizzato con approfondimento e competenza. 
E poi: quale l'allenatore gioca senza avere un obiettivo? Nessuno. Tutti giocano per vincere. Anzi, in molti giocano con l'ossessione della vittoria. A fare la differenza è il modo in cui si conquistano, ovvero il mezzo per arrivare al fine. Ma il fine è la cosa più importante, la concretezza in campo, quella che consente di scrivere sui tabellini punteggi rotondi, o ancora meglio netti come il 3-0. 

Risultato che il Monza ottiene in casa contro il Pescara, disputando una delle partite più blande e meno entusiasmanti della stagione. Ma al termine della gara esce dall'U-Power Stadium con vittoria, la prima del 2026, che mancava dalla trasferta di Santo Stefano contro il Modena. 

Un successo di assoluta praticità che rispecchia il concetto di “efficienza”, quella che John Maynard Keynes teorizzava in ambito economico. 
E nell'economia della partita contro i Delfini, i biancorossi raccolgono con il minimo sforzo il massimo risultato: un passo indietro, in termini di prestazioni ed espressione di gioco, rispetto al 2-2 col Frosinone, ma un balzo in avanti nel cinismo sotto porta e nel capitalizzare le occasioni.

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La gioia di Hernani per la doppietta contro il Pescara - Foto MorAle

Biancorossi concreti, abruzzesi propositivi

Gennaio è da sempre un mese delicato per club e allenatori, il periodo che precede la fase chiave dei campionati e in cui serve restare sul pezzo. Focalizzati sul campo, senza farsi condizionare da fattori esterni o dal calciomercato.

Sangue freddo e cuore caldo. Nelle difficoltà c’è sempre un’opportunità, anche nella volontà di adattarsi al contesto e di andare incontro alla squadra. 
Senza Mota e Petagna infortunati e Colpani non al top, Bianco cerca soluzioni e prova a ritoccare il suo scacchiere, non tanto nel sistema, ma l'interpretazione e nella scelta di uomini per caratteristiche. Confermato l'1-3-4-2-1, con una veste simile all'1-3-5-2: Thiam in porta, Ravanelli, Carboni e Lucchesi in difesa; Birindelli, Obiang, Hernani e Azzi a centrocampo, Pessina e Keita a supporto di Alvarez.

Gorgone risponde con un assetto a specchio: Desplanches tra i pali; Gravillon, Brosco e Letizia nel pacchetto arretrato; Faraoni, Caligara, Valzania e Oliveri nel reparto intermedio, Olzer e Dagasso alle spalle di Di Nardo. 

In avvio Pessina sciupa una clamorosa palla gol a pochi passi dal portiere biancazzurro. Approccio morbido, troppa frenesia nella gestione, errori tecnici in fase di possesso e poca attitudine nel trovare la giusta dimensione: il Monza fatica a trovare distanze e spazi, arrivando spesso in ritardo sul pallone e giocando frontalmente su Alvarez (coi lanci lunghi di Thiam), schermato puntualmente dai marcatori avversari.
Al contrario, il Pescara guadagna terreno e iniziativa, rispettando il piano gara e facendo quello che di solito fa il Monza, ovvero palleggiare e attaccare la profondità. A incidere, però, non è la proposta corale, ma le giocate individuali negli ultimi 30 metri. Su tutti Hernani Jr., man of the match e autore della doppietta che, di fatto, sposta l'equilibrio a favore del Monza.
Un gol nel primo tempo (destro a giro sul secondo palo, con l'anticipo di Carboni ad accendere la transizione) e uno nella ripresa (altro destro a giro, ma leggermente deviato) col sigillo di Azzi (su azione propiziata da Caso e su assist di Colombo) a griffare una vittoria tutta verdeoro. 

Partita non entusiasmante, a tratti piatta e macchinosa, con molti duelli a spezzare i rispettivi possessi - e quindi il linguaggio della manovra - e diversi episodi che avrebbero potuto alterare l'inerzia. Dalla traversa di Di Nardo sul 2-0 al rigore assegnato da Pezzuto e poi tolto dopo l'OFR al Var, passando per le chance non sfruttate dagli ospiti.

Ma la bravura dei biancorossi sta proprio nell'aver ottimizzato le opportunità, ottenendo un risultato che dà fiducia e morale.
Con merito, perché chi vince ha sempre ragione, anche se i film delle partite raccontano altro.

Monza-Pescara finisce 3-0: tris, tre punti e un clean sheet atteso dal 23 novembre (1-0 in casa contro il Cesena).

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L'esultanza del Monza sotto la Curva Pieri dopo il 3-0 contro il Pescara - Foto: MorAle

Monza pratico, Bianco lucido nell'analisi

“Io non aspetto che gli altri dicano che la mia squadre non giocano bene. Quando non giocano bene lo dico io”.

Preciso, puntuale, perfetto: a Viva El Futbol Roberto De Zerbi dice le cose come stanno. E lo fa perché è consapevole di quello che vede in campo e di come si comporta la sua squadra. 
Senza alibi o giustificazioni di sorta, ma con grande equilibrio di giudizio, che consente di capire cosa serve per migliorare e come lavorare per farlo.

Esattamente come Paolo Bianco, che ha collaborato con De Zerbi ai tempi del Sassuolo e dello Shakhtar e che dopo la vittoria col Pescara ha dichiarato: "Non è stata la nostra miglior partita. Anzi, sotto certi aspetti è stata una delle nostre peggiori e dobbiamo capire i motivi, ma alla fine abbiamo vinto 3-0. Bisogna guardare il bicchiere mezzo pieno, ma al tempo stesso riflettere sui nostri errori e lavorare per correggerli”. Parole che mostrano grande onestà intellettuale per ciò che si è visto in campo, con un Pescara tutt'altro che passivo e rinunciatario, capace di creare e mettere in difficoltà i brianzoli in più di un'occasione.

Il Monza fa quello che andava fatto e si accaparra l'intera posta, tenendo il passo di Frosinone e Venezia, entrambe vincenti su Reggiana e Mantova. 
Riavvolgendo il nastro, la scorsa settimana contro ciociari la squadra di Bianco, con una buona dose d'indulgenza e in superiorità numerica, non era riuscita a chiudere la partita, tenendo vivi gli avversari e subendo il pareggio nel finale. Contro il Pescara, il Monza stravolge il paradigma e, con estrema funzionalità, porta a casa il risultato: segna, raddoppia e cala il tris, rinunciando agli orpelli - e a mantenere la forma - per sfoderare la sostanza, quella che serve per vincere e che era mancata nelle ultime uscite.

Nell'esame al dettaglio, ciò che emerge dalla sfida con gli abruzzesi - fanalino di coda del campionato - è l'atteggiamento altalenante e la foga nel gestire il pallone, con un velo di nervosismo e diversi errori a “sporcare” la performance di squadra. Non solo: da evidenziare anche le prove sotto rendimento di giocatori che dovrebbero fare la differenza e che, al momento, faticano a determinare. Ad esempio Keita e Alvarez, il cui digiuno da gol non si interrompe; e Matteo Pessina, schierato in partenza da 10 e trequartista alto a destra (in un 1-3-4-2-1 mascherato da 1-3-5-2), opaco nel ritmo e nei tempi di gioco.

Ma il calcio vive di periodi e l'aspetto più importante è arrivare pronti nel momento cruciale, tra febbraio e marzo, in cui si decidono i campionati, come sottolinea spesso Allegri. 

Ora il Monza è chiamato a dare continuità ai risultati, provando a fare un filotto di vittorie come accaduto tra ottobre e novembre 2025. A partire dalla trasferta di Padova contro l'unica squadra capace, nel girone d'andata, di espugnare il Brianteo.
Migliorare e fare punti: questa è la strada, la sola da percorrere, per trasformare la necessità in abitudine. E l'abitudine in successo.

A cura di Andrea Rurali