La figura di Giuliano Sonzogni appartiene a quel calcio che sa di provincia, fatica e idee chiare: un’epoca in cui il gioco nasceva più dall’idea che dalla sola tattica aziendale. Uomo di studi e passioni, ha sempre scelto una vita lontana dai fronzoli, preferendo una bicicletta o un vecchio Maggiolino alle consuetudini del professionismo. Il suo approccio ha sempre mischiato rigore intellettuale e un’idea di calcio spettacolare, capace di infiammare le tifoserie e di mettere in crisi bilanci e nervi societari.
Più che un semplice allenatore, è stato spesso descritto come un “professore”: curioso, colto, e non incline ai compromessi. Le sue scelte di vita e di campo hanno costruito una leggenda che resta viva nella memoria degli ambienti dove ha lavorato.

Curva Davide Pieri
Curva Davide Pieri

Su Monza-News tra qualche ora uscirà un’intervista esclusiva con Giuliano Sonzogni, in cui l’ex allenatore Monza ripercorre la carriera, le scelte anticonformiste e alcuni aneddoti inediti. Nel pezzo che segue anticipiamo curiosità e spunti su di lui.

L’eredità di Giuliano Sonzogni e il calcio offensivo

La carriera di Giuliano Sonzogni è segnata da un’idea di calcio offensivo e da una preferenza per la cosiddetta zona pura, ispirata ai modelli di Sacchi e Zeman: squadre che attaccano in verticale, con intensità e rischio, spesso a scapito della prudenza difensiva. Questa filosofia gli ha portato successo (e qualche dissenso dirigenziale), ma ha anche contribuito a costruirgli una fama di allenatore coraggioso e mai banale.

Nella sua scuola di pensiero la preparazione mentale e la cultura del gioco erano tanto importanti quanto gli schemi sul campo: non a caso Sonzogni è stato soprannominato “il Professore” per il suo background accademico e per il suo approccio didattico agli allenamenti.

Dal Monza alle promozione Cosenza e Palermo: i risultati che contano

Il capitolo allenatore Monza resta uno dei più ricordati della sua carriera: ingaggiato per rilanciare una squadra con ambizioni di salto di categoria, Sonzogni guidò il club fino ai playoff e rimase legato ai ricordi di quegli anni in Brianza.

Ingaggiato nel 2005 pensando alla C2, la squadra fu ripescata in C1. Sonzogni sfiorò la B nei play-off 2005-2006 (persi contro il Genoa) e 2006-2007 (finale contro il Pisa), fu esonerato nel 2007-2008 ma richiamato per una salvezza ottenuta con un 3-3 contro il Lumezzane, tornando brevemente a dicembre 2008.

Fu però soprattutto con squadre come il Cosenza (promozione in Serie B nel 1997-98) e il Palermo (stagione 2000-2001, contribuendo fortemente al progetto promozione) che consolidò la sua reputazione di tecnico capace di costruire risultati pur mantenendo un gioco propositivo. Questi traguardi restano tappe centrali nel suo curriculum.

Curiosità personali: vita fuori dal campo e aneddoti

Oltre ai successi sportivi, la figura privata di Giuliano Sonzogni è fatta di scelte controcorrente: un uomo che ha sempre evitato il lusso, viveva spesso in condizioni semplici (a Siracusa ha passato anni intensi) e ha avuto gesti di grande attaccamento alla squadra nei momenti difficili, arrivando talvolta a sacrifici personali per il bene del club.

Tra le storie più note: contrasti con dirigenti per questioni di filosofia di gioco e decisioni che hanno alimentato il mito del tecnico “anticonformista” e testardo nelle proprie convinzioni. Odia il telefono cellulare (lo considera triste per i bambini) e rifiuta giacca, cravatta e mode passeggere. 

Mitica una sua conferenza stampa post partita in cui senza giri di parole sottolineò la sua preferenza per le belle donne (eufemismo!) che però sanno anche cucinare, paragonando il Monza a una bella donna che però non ne era in grado.

L'allenatore con tre lauree

Nato a Zogno, in provincia di Bergamo, il 2 febbraio 1949, Giuliano Sonzogni si è diplomato come geometra prima di intraprendere un percorso accademico insolito per un uomo del calcio: ha conseguito ben tre lauree in lingue (a Bergamo), sociologia (a Trento) e pedagogia (a Urbino). È stato proprio questo background a valergli il soprannome di "Professore", derivato anche dalla sua esperienza come insegnante di francese nelle scuole medie e superiori. Cresciuto in una famiglia agiata ma rimasto orfano da bambino e allevato da una zia, Sonzogni ha sempre ammesso di non aver avuto "molta voglia di lavorare" fuori dal campo, preferendo dare sfogo alla sua passione per la filosofia, la pedagogia, la storia del cinema e del teatro.

I rifiuti leggendari

Sonzogni è famoso per scelte audaci. Rifiutò di sostituire l'amico Osvaldo Bagnoli (non Fascetti, come corretto in alcune fonti) all'Hellas Verona in Serie A a 37 anni, rischiando di essere il più giovane allenatore della massima serie. Ancora più epico: stracciò il contratto per la Primavera della Juventus davanti a Giampiero Boniperti, per un litigio, chiudendo l'esperienza dopo sei mesi all'estero osservando grandi allenatori. Un mito caduto? Nils Liedholm, idolo di Sonzogni, che però lo deluse addormentandosi in panchina durante gli allenamenti. Altre chicche: a Siracusa, durante la crisi societaria, pagò di tasca propria per mantenere la squadra, facendo anche da dirigente e presidente. Oggi, a 77 anni, vive tra Siracusa e Zogno, lontano dai riflettori, ma la sua intervista odierna ci ricorda un calcio romantico e autentico.